LETTURE/ Sandro Penna, la parola limpida esce dall’ombra

- Francesco Napoli

Il Meridiano Mondadori “Poesie, prose e diari” di Sandro Penna. Tutta la forza espressiva, e l’autenticità di una riflessione poetica unica sull’essere e il mondo. FRANCESCO NAPOLI

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Sandro Penna (1906-1977) con Pier Paolo Pasolini (Foto da Wikipedia)

Lui, Sandro Penna, classe 1906, per lo più scontento delle sue pubblicazioni in vita, come avrebbe preso questo Meridiano Mondadori Poesie, prose e diari, curato da Roberto Deidier e con la Cronologia di Elio Pecora?

Non credo avrebbe di che lamentarsi. Parto dalla curatela: Roberto Deidier lavora da anni sulla poesia di Penna e, probabilmente, nessun altro avrebbe potuto organizzare e redigere un corpus così completo, con tanta attenzione critica e sapienza filologica. Senza inutili filologismi, Deidier presenta, per la prima volta, “i diversi generi attraverso cui il poeta si è espresso”, cucendo in un unico e ben individuato percorso “le poesie e le prose finora pubblicate in volume e un consistente numero di testi inediti, o rari, e dispersi”. E nel compiere questo lavoro riporta in viva luce un poeta e una figura letteraria a oggi fin troppo adombrata, restituendo a Penna e al suo cammino, interamente compreso tra le linee delle poetiche italiane forti anni Trenta-Quaranta del Novecento, tra Montale e Ungaretti, per intenderci, l’Ermetismo e Saba (suo convinto e affezionato mentore), il nitore dell’assoluta forza primigenia e originale del suo fare. 

E se si può concordare con Bigongiari quando negli anni Cinquanta descrive “l’intervallo rumoroso tra gli anziani e i giovani della poesia italiana” riferendosi proprio alla generazione di Penna; o quando afferma con nettezza che “il nome di Penna è destinato a restare”; oggi con questo volume Sandro Penna sembra assumere all’interno di quelle dinamiche un ruolo e un rilievo ancora più evidente per forza espressiva, autenticità di dettato e inclinazione densa e forte ma al contempo leggera e disincantata alla riflessione poetica sull’Essere e il mondo.

Altro punto a favore di quest’operazione editoriale: la Cronologia di Elio Pecora. Documentatissima, e fin qui c’era da aspettarselo altrimenti non saremmo di fronte a un Meridiano Mondadori (le “cronologie” di questa preziosa collana da un po’ a questa parte sono da considerare autonomi capolavori all’interno di un’architettura critica sempre sontuosa e esaustiva); sono i toni e gli spiragli profondi aperti dall’estensore nelle pieghe di un vissuto certo irregolare, ma Penna non è il solo a vivere così ai tempi, basti pensare all’amato amico Alfonso Gatto, a incuriosire prima e a lasciare soddisfatti dopo la lettura. E del contributo di Elio Pecora proprio questo mi ha colpito: un poeta che diventa uomo e un uomo che diventa poeta. Il tutto tratteggiato con attenta partecipazione emotiva e umana e un altrettanto attenta descrizione storica e culturale di un percorso senza uguali nel Novecento italiano. Così si è pienamente compiuta la missione dalla quale Deidier e Pecora sono partiti: scrostare la parte più becera “della cronaca e della piccola mitografia sedimentata nel tempo” sul poeta. E ormai definitivamente, indietro non si torna. Sandro Penna li avrebbe ringraziati di cuore per averlo finalmente liberato.

Notarella bibliografica post lettura.

Prove tecniche di amicizia quantomeno letteraria, in una modalità di scambio antica come il mondo. Sandro Penna su Alfonso Gatto esordiente con Isola: “La sua voce fresca e abbondante ci viene dal sud, e del sud reca tutti i toni. Ma è raffinatissima, parnassiana la sua maniera di cantare questa materia corposa e sensuale, napoletana” (Italia Letteraria, 12 febbraio 1933).

Alfonso Gatto su Sandro Penna (in uno scritto da aggiungere nella bibliografia critica del volume) per Poesie: “non vogliamo tralasciar di dir subito l’area spontanea e originale che circola nelle paginette del libro di Penna, fermando l’attenzione dei futuri lettori sul tono costante, forse anche uniforme, con cui le singole poesie in una sintassi semplice e lineare si preparano con grazia a reggere le brevi favole che inventano il ‘dolce rumore della vita’”. (Il Bargello, 13 agosto 1939).

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