LETTURE/ Metti insieme un ex comico e un monaco zen a parlare di padri, figli e Guareschi

- Egidio Bandini

“Torniamo all’antico e sarà un progresso”. Da questa frase di Giuseppe Verdi prenderà le mosse l’incontro su Verdi, Guareschi e Montanelli di domenica al Meeting di Rimini. EGIDIO BANDINI

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Giovannino Guareschi (1908-1968)

“Torniamo all’antico e sarà un progresso”. Da questa frase di Giuseppe Verdi prenderemo le mosse, per scavare nell’intimo del grande musicista dell’ottocento, del papà di Peppone e don Camillo, Giovannino Guareschi e del più grande giornalista italiano del ‘900: Indro Montanelli. Lo faremo in tre o, meglio, in cinque. Sì, perché oltre al sottoscritto, Egidio Bandini, scrittore, studioso di Giovannino Guareschi, e cofondatore del Nuovo Candido, ci saranno l’attore e regista Enrico Beruschi, che evito di presentarvi, siccome lo conoscerete tutti e l’abate del Monastero Zen Fudenji, Fausto Taiten Guareschi. Tutti e tre accompagnati dalla musica di due formidabili strumentisti: il maestro Eugenio Martani e il maestro Corrado Medioli, già ospiti del Meeting lo scorso anno. Insomma, tutto servirà a spiegare come riconquistare ciò che ci hanno lasciato i nostri padri, per esserne davvero degni. 

La lettera che Giuseppe Verdi scrisse al direttore del Conservatorio di Napoli, Francesco Florimo, e da cui è tratta la frase d’apertura, ci porterà attraverso altre considerazioni sul carattere e la vita del Cigno di Busseto, capace di affermare che no, “a me non fa paura la musica dell’avvenire!” come di scrivere alla contessa Caterina Pigorini Beri che “nato povero, in un povero villaggio, non ho avuto mezzi d’istruirmi in nulla; mi hanno messo sotto le mani una meschina spinetta e qualche tempo dopo mi sono messo a scrivere note… note sopra note… e nient’altro che note!!”.

Da Verdi a Guareschi, appassionato cultore del Maestro, il passo è breve e anche qui la nostalgia del passato la fa da padrona. Dopo aver immaginato di poter scrivere un “Romanzo all’antica”, immedesimandosi nel proprio padre e raccontando la vita nella sterminata cascina del nonno, Guareschi narra autobiograficamente di Carlo Dacò, ribelle che se ne va di casa disprezzando il padre che minaccia di diseredarlo e, invece, morendo lascia proprio a lui il cuore dei possedimenti. Carlo ha fatto strada, non ne vuole sapere, ma si trova a parlare, forse per la prima volta, col padre. Il padre, però, è morto e solo quando scopre nell’armadio le buste con tutti i documenti relativi alla propria vita, il “figlio Carlo” capisce come suo padre abbia sofferto, al punto da odiare sé stesso.

Infine, ma non proprio in fine, Indro Montanelli e la sua straordinaria “Storia d’Italia”, attraverso la quale ci fa capire quale fosse l’idea che aveva del passato e del sentimento patriottico. Per poi considerare, con gli “hidalgo” spagnoli la sconfitta come blasone per le anime nobili e testimoniare di come, definendosi assolutamente non ateo: “Io non mi considero affatto ateo e non capisco come si possa esserlo!” arriva ad affermare che l’unica grande rivoluzione avvenuta nel nostro mondo occidentale sia quella di Cristo. 

E poi ancora Tonino Guerra, Giovanni Pascoli e la meravigliosa terra d’Emilia e di Romagna. Il tutto commentato da me, da un attore comico e da un abate zen. Proveniente dal tempio sulle colline fra Salsomaggiore e Fidenza, un tempio che si definisce “tempio dell’altrove nell’altrove del tempo”: il luogo di meditazione e di preghiera che diventa esso stesso un compendio del tema di questo Meeting 2017. Fausto Taiten Guareschi ci accompagnerà lungo i sentieri dello zen, ma spiegherà anche come egli abbia concretizzato appieno il vero dialogo interreligioso, riscoprendo il “comune sentire” delle nostre eredità spirituali e intellettive. 

Enrico Beruschi, che da tempo si dedica anche alla regia della lirica, certamente alleggerirà l’incontro, ma saprà essere (ve lo garantisco, perché l’ho sentito) coinvolgente come pochi, nella lettura e nella sintesi del favoloso racconto guareschiano “Mai tardi”. E come scordare la musica: quella di Verdi, dal gran valzer del film “Il Gattopardo” a “La forza del destino”, al rapporto fra padre e figlio di “Don Carlos”. Sino ad arrivare alla musica popolare, quella dei Cantoni, di Casadei, dei film felliniani, sottile e armonioso fil-rouge della nostra straordinaria regione, quella attraversata dalla Via Emilia: un mito più che una strada. Insomma, tutto questo e ancora di più domani al Meeting, alle 17.

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