GUERRA NUCLEARE/ Elizabeth Anscombe, la filosofa cattolica che si oppose alla bomba atomica

Guerra nucleare, le riflessioni etiche di Elizabeth Anscombe. La filosofa inglese ha avanzato temi che tornano oggi attuali, con le tensioni tra Usa e NordCorea, sull’uso di armi nucleari

21.08.2017, agg. il 20.02.2019 alle 13:36 - Fabio Belli
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Una simulazione di un'esplosione atomica

Nel 1956, l’Università di Oxford decise di assegnare un titolo onorario all’unico politico che abbia mai utilizzato armi nucleari: il presidente degli Stati Uniti Harry Truman. Ma una giovane accademica cattolica chiamata Elizabeth Anscombe, che sarebbe diventata uno dei più grandi filosofi inglesi del XX secolo, era furiosamente contraria a questa assegnazione, e costrinse l’Università a votare per l’assegnazione, che andò comunque a favore di Truman nonostante la ribellione che fu considerata inaudita per l’epoca. Date le continue tensioni tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, sembra opportuno ricordare il discorso della Anscombe al Senato dell’Università di Oxford, quando si oppose all’onorificenza per Truman. Il suo punto centrale per essere contro l’uso delle armi nucleari era questo: “Per gli uomini scegliere di uccidere l’innocente come mezzo per i loro fini è sempre omicidio, e l’omicidio è una delle peggiori delle azioni umane. Quindi il divieto di uccidere deliberatamente i prigionieri di guerra o la popolazione civile non è certo rispettare “le regole di Queensberry … “ (come vengono chiamate in Inghilterra le regole del pugilato, un modo di dire per riferirsi alle regole basilari del civile comportamento).

LE POSIZIONI DEL CARDINALE HUME

Anscombe non è sola tra i filosofi cattolici ad aver espresso una così forte opposizione alle armi nucleari. In un libro sull’etica della deterrenza nucleare del 1987, John Finnis, Joseph Boyle e Germain Grisez hanno sostenuto che anche minacciare di annientare le città con armi nucleari, in modo da dissuadere i potenziali aggressori, è immorale in quanto costituisce un’intenzione pregressa di uccidere degli innocenti . Dire “ti ucciderò se …” è avere un cuore omicida, indipendentemente dalle condizioni che si verificano o meno o dalle necessità militari che si presentano. Naturalmente ci sono state anche altre considerazioni leggermente diverse: il Cardinale Basil Hume ha dichiarato di non poter “condannare in maniera esauriente il possesso di armi nucleari dirette a bersagli militari”. Tuttavia, anche il cardinale Hume era chiaro riguardo al fatto che gli attacchi nucleari sulle popolazioni civili non potessero mai, in nessun modo, essere giustificati.

IL MALE ESPRESSIONE DELLA MEDIOCRITA’

La distinzione di Anscombe tra virtù utilitaristiche e mistiche ci ricorda che il divieto di omicidio non può essere solo utilitaristico – per mantenere una società sicura. Abbiamo bisogno anche di una prospettiva mistica o spirituale. Ma quando Anscombe cominciò a insegnare la filosofia morale a Oxford negli anni Cinquanta, scoprì che il pensiero prevalente tra i filosofi morali era che niente – nemmeno uccidere l’innocente – era assolutamente vietato. La logica della guerra nucleare prospera esattamente su questa idea, quella di poter scegliere “il minore di due mali”. Queste idee, tuttavia, sono antitetiche alla morale cristiana. Quindi, quando Trump – o qualsiasi altro leader – brandisce il suo arsenale nucleare, minaccia di fatto di esigere un tributo di sangue da degli innocenti. Certo, c’è una differenza tra uccidere l’innocente come un effetto collaterale involontario per combattere il male e ucciderlo invece deliberatamente. Ma usare le bombe atomiche sulle città non è un caso limite, ma chiaramente rientra nel secondo aspetto. Come ricordano le parole di Anscombe: “Sono da tempo rimasta perplessa da ciò che viene definito coraggio del presidente Truman … ma poi mi sono convinta che sia vero. Qualunque persona mediocre, con le giuste opportunità, può diventare abbastanza coraggiosa da compiere il male.”

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