SHAKESPEARE/ Il “Grande Bardo” accusato di plagio da uno studente inglese

- Paolo Vites

In un manoscritto risalente al Sedicesimo secolo e mai pubblicato prima, due studiosi avrebbero ritrovato parti di scritto copiato di sana pianta da Shakespeare

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Un probabile ritratto di Shakespeare

Altro che Sanremo e accuse di plagio, quelle, come cantava Edoardo Bennato anni fa, in fondo “sono solo canzonette”. Ma se invece a essere accusato di aver copiato è quello che è considerato se non il più grande, uno dei più grandi autori di tutti i tempi, William Shakespeare, allora abbiamo un problema. Va detto però, prima di entrare nel caso specifico, che da sempre ci sono dubbi che Shakespeare abbia scritto alcunché. Si dice infatti che il maestro elaborava i suoi drammi e le sue messe in scena direttamente sul palco, con qualcuno dei suoi allievi e ammiratori che annotavano tutto, direttamente dal vivo si direbbe oggi. Altri contestano addirittura che il drammaturgo si servisse di vari co autori. In ogni caso la tecnologia potrebbe mettere tutti a tacere. Esiste infatti un software, WCopyfind, usato soprattutto nelle università per verificare se gli studenti abbiano usato testi o pezzi di argomenti da libri già esistenti, che avrebbe provato l’esistenza di almeno 20 stralci che Shakespeare avrebbe copiato da un manoscritto mai pubblicato prima risalente al 1567, opera di tale George Noth, titolo “A brief discourse of rebellion” che sarà pubblicato per la prima volta in questo mese in Inghilterra.

A scoprire il malfatto uno studente, Dennis McCarthy, e un docente universitario, June Schlueter. Leggendo il manoscritto si sono resi conto di alcuni passaggi che ricordavano in modo inequivocabile scritti del Bardo, inclusa la famosa profezia di Merlin in King Lear e anche nel Macbeth. Secondo i due, “è una delle maggiori influenze di ogni tipo che si possa ritrovare nei testi di Shakespeare”. Con l’aiuto del software i due hanno notato ad esempio che il monologo di apertura nel Riccardo III contiene la perfetta sovrapposizione di ben otto parole, dopo averle confrontate con più di 60mila libri scritti in inglese. Il fatto che Shakespeare abbia potuto fare una tale sovrapposizione così uguale per pura coincidenza, spiegano, è pari a una su un miliardo. Oppure come vincere la lotteria due volte di seguito. Va detto, se il tutto fosse cofnermato, che il grande scrittore è andato a scegliere un manoscritto sconosciuto al mondo che lo ha tenuto protetto per secoli…



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