RICERCA INGLESE/ Il Financial Times: Ecco i sette segreti per la felicità

- La Redazione

Che cos’è la felicità e come possiamo ottenerla? E’ una domanda che, nei secoli, ha tolto il sonno a fior fior di filosofi. A riaprire la questione è stato il Financial Times, e non si tratta dei soliti consigli per vivere meglio: l’autorevole quotidiano ha risposto in modo scientifico, calcolando l’impatto emotivo di particolari eventi, la durata e la qualità di queste sensazioni

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Che cos’è la felicità e come possiamo ottenerla? E’ una domanda che, nei secoli, ha tolto il sonno a fior fior di filosofi. A riaprire la questione è stato il Financial Times, e non si tratta dei soliti consigli per vivere meglio: l’autorevole quotidiano ha risposto in modo scientifico, calcolando l’impatto emotivo di particolari eventi, la durata e la qualità di queste sensazioni. Il risultato è una lista di sette vie per la felicità, alcune inaspettate o che smentiscono le convinzioni della maggior parte delle persone.

Il più autorevole quotidiano economico-finanziario inglese ha dedicato all’argomento un´ampia inchiesta. Cominciando a sfatare i principali luoghi comuni: non solo il denaro non rende felici, cosa che in molti già sospettavano, ma anche eventi drammatici possono diventare un ingrediente cruciale per migliorare la propria vita.

Ogni evento comunque, in termini psicologici, rappresenta un costo o un beneficio. I ricercatori interpellati per il Financial Times da Nick Powdthavee (già autore di una fortunata «happiness equativo») insieme al giornalista Carl Wilkinson hanno infatti stilato una classifica in sette punti, per quantificare il valore di certi eventi. Una salute eccellente per esempio vale 1 milione e 300mila sterline, il matrimonio 200mila sterline, parlare regolarmente ai propri vicini 129mila, andare in pensione 114mila. Al contrario, la morte di un amico ci costa, in termini psicologici, come 8mila sterline, quella di un figlio 126mila, il divorzio 296mila e la morte del partner 312mila.
 

Tra i «sette segreti per essere felici» alcuni sono sorprendenti. Si comincia dal denaro, che può comprare soltanto «piccole felicità». Per coloro i quali la maggior parte dei bisogni fondamentali sono già soddisfatti, i soldi comprano una felicità aggiuntiva solo se possono portare a uno status più prestigioso nella società, cosa difficile quando tutti gli altri stanno diventando più ricchi nel corso del tempo.

Molto più importanti del denaro sono gli amici, che valgono più di una nuova Ferrari 612 Scaglietti. L’effetto dello stipendio sulla felicità dipende perlopiù da quanti soldi guadagnano i nostri colleghi, vicini e amici. Inoltre, una persona socialmente isolata ha bisogno di molti più soldi per essere felice almeno quanto una persona socialmente attiva. Per esempio, un aumento di stipendio di mille sterline è associato a un incremento della felicità pari a 0,0007 punti, mentre vedere i propri amici più spesso a un incremento pari a 0,161 punti.

Una delle più sorprendenti scoperte nelle recenti ricerche mostra che una vincita della lotteria da 1000 o più sterline non vi renderà immediatamente felici. Ci vogliono infatti due anni prima che i vincitori possano godersi il loro denaro. Questo è in completo contrasto con gli effetti sulla felicità di uno stipendio guadagnato: un incremento del salario spesso porta a qualche miglioramento immediato (di nuovo, non tanto quanto uno penserebbe) sulla felicità della persona. Ma perché la felicità per la vincita della lotteria impiega due anni per arrivare? Un’ipotesi è che, mentre secondo le teorie economiche tradizionali un euro è sempre uguale a un altro euro, la realtà è che un euro vinto non vale lo stesso di un euro guadagnato.
 

Perdere il lavoro è una delle peggiori esperienze della vita. Uno dei motivi è ovvio: la disoccupazione lascia senza una fonte costante di guadagno. Anche così, il disoccupato ha sostanzialmente livelli di felicità più bassa rispetto a quelli che sono occupati ma hanno lo stesso stipendio. Il costo psicologico della disoccupazione può in parte essere spiegato dallo stigma sociale e dalla perdita di autostima che la perdita del lavoro comporta. Ma le conseguenze sono sorprendenti. Mentre la disoccupazione riduce il benessere sia per i senza lavoro sia per gli occupati (forse per il fatto di creare l’aspettativa di perdere il lavoro), i suoi effetti su chi è già disoccupato sono notevolmente ridotti quando numerose altre persone – colleghi, vicini, persone che vivono nella stessa regione o anche nella stessa famiglia – sono a loro volta disoccupate.

Le nuove scoperte in economia e medicina sembrano suggerire che ci occupiamo del peso delle altre persone nella misura in cui ci interessiamo del nostro. E’ sempre più desiderabile essere magri – forse perché offre maggiori possibilità di trovare una persona con cui fidanzarsi o sposarsi, o anche una promozione più veloce sul lavoro. Tuttavia, quando le persone con cui ci confrontiamo abitualmente diventano più grasse, l’impegno per mantenersi nel giusto peso si riduce. Detto in modo semplice, quando le altre persone attorno a me diventano più grasse, io non devo competere così tanto con loro per restare magro.
 

In ogni momento del tempo, quanti sono divorziati tendono a riportare, in media, un significativo abbassamento della felicità rispetto alle persone sposate. Un risultato che probabilmente non è sorprendente per la maggior parte delle persone, anche se l’infelicità causata dal divorzio è differente da persona a persona e soprattutto tra uomini e donne. Secondo lo psicologo Ed Diener, il peggiore momento per gli uomini è l’anno che precede il divorzio. Al contrario, il momento peggiore per le donne inizia due anni prima del divorzio, con la loro felicità sul punto di risollevarsi nell’anno che precede la separazione. Un modello che probabilmente riflette il fatto che la maggioranza dei divorzi sono iniziati dalla moglie.

Ci sono molti benefici nell’essere felici. Le persone più felici tendono a essere più sane, a vivere più a lungo e a guadagnare di più. Ma anche a fare più volontariato, rapportarsi meglio e sorridere di più, con quel tipo di sorriso che gli psicologi chiamano «Duchenne» o sorriso genuino. Più difficile da comprendere invece perché la felicità sia contagiosa. Secondo James Fowler e Nicholas Christakis, autori del bestseller internazionale «Connected», le persone sostenute da molti amici, familiari e vicini felici, i quali sono centrali nelle loro reti sociali, diventano più felici in futuro. Più precisamente, affermano che diventeranno il 25% più felici se un amico che vive entro un miglio di distanza da noi diventa significativamente più felice.
 

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