SOPRAVVISSUTI/ Spade ficcate in fronte, chiodi nel cranio, forbici in pancia e tutti gli altri reduci “improbabili”

- La Redazione

Un 15 enne cinese è sopravissuto alla lama di una spada conficcatasi nella sua fronte per 5 centimetri. Come lui, anche altre persone sono scampate, fortuitamente, a morte certa.

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Neanche fosse un cartone animato, dove è impossibile morire o farsi male sul serio; un ragazzino cinese, Zhang Bin, sta scherzando a casa sua con tre amici. Uno di loro ha portato con sé una spada. Ad un certo punto, in un modo che Zhang non ricorda e non riesce a spiegarsi, si ritrova con la spada piantata nel cranio, sulla fronte. A 5 centimetri di profondità. I medici dell’ospedale locale si rendono conto che non riescono a curarlo – perché, evidentemente, era sopravvissuto – e si decide di portalo presso un ospedale della provincia di Changsha. C’è un grosso inconveniente:il 15enne deve sopportare in quelle condizioni 4 ore di automobile. I dolori sono fortissimi, e perde molto sangue. Tuttavia, giunge al centro in tempo. E, dopo un’operazione di 4 ore, i medici estraggono l’arma. La lama, fortunatamente, non aveva toccato alcun nervo importante né le arterie del cranio. E il ragazzo sembra che si rimetterà completamente. Un caso  eclatante, miracoloso, e improbabile. Ma non così eccezionale come si sarebbe portati a pensare. Di casi di cronaca del genere, infatti, ce ne sono eccome, rispetto ad alcuni, quello del giovane cinese, appare quasi come banale routine.

Nel ’92 Arthur Ekvalla rischiò di essere ucciso dal compagno di stanza, in un modo decisamente originale. Si svegliò con un fortissimo dolore alla testa, e vide l’amico che stava ricaricando un arco. Riuscì, nonostante il dolore, a strapparglielo e metterlo in fuga. Lo stava ricaricando, perché una freccia l’aveva già scoccata. Si trovava nella testa di Arthur, che riuscì ad arrivare all’ospedale aiutato dalla polizia, con l’arma che gli trapassava la testa – entrata dalla base del collo e uscita dalla testa – ma che non aveva intaccato zone vitali.

Un uomo, in Oregon, nel 2005, si era recato in ospedale con un forte mal di testa. I medici scoprirono che aveva conficcati in testa ben 12 chiodi. Scoprirono che fu lui stesso a spararseli. Aveva tentato il suicidio sotto l’effetto di anfetamine. A parte i dolori, era tutto sommato in buone condizioni. Le radiografie rivelarono qualcosa di sconvolgete: i pezzi di ferro erano infilati per 5 centimetri, 2 si trovavano sotto l’orecchio destro, 6 tra l’occhio e l’orecchio destro, e 4 nella zona di sinistra della testa. L’uomo è stato successivamente ricoverato nel reparto psichiatrico.

Jin Guangying, una donna cinese dello Shuyang, nella provincia di Jiangsu, ha vissuto per 64 anni con un proiettile in testa. Nel ’43, mentre stava portando dei viveri al padre guerrigliero, fu colpita da un proiettile di rimbalzo. Perse conoscenza, e per 3 mesi venne curata con erbe medicinali. Allora aveva 13 anni, e per la parte rimanente della sua vita rimosse l’episodio. Fino a quanto, ormai 77enne, nel 2007, non venne ricoverata in ospedale per i dolori alla testa, così forti da impedirgli di uscire. I familiari temettero il peggio, un tumore. “Per fortuna”, si trattava solo di un proiettile in testa.

– Un atto eroico che avrebbe potuto costargli la vita. Un ragazzo di 15 anni, nel 2008, in Inghilterra, era intervenuto, con due amici, per sventare uno scippo su un bus di Walworth, nel sud di Londra. La reazione del rapinatore era stata di una brutalità impressionante, e lo aveva colpito con un coltello da cucina. Il suo intento, evidentemente, era quello di uccidere. Il 15enne, infatti, è arrivato in ospedale con la lama di 13 centimetri penetrata in profondità nel cranio. Si era fermata poco sopra l’occhio, ma non aveva leso parti vitali. I medici dissero che se i suoi amici avessero provato a estrarre l’arma, sarebbe morto all’istante.

Nel 2009 un uomo sparò alla moglie, Tammy Sexton, 47 anni, del Missisipi, alla testa. Poi, si tolse la vita. Giunto sul posto, lo sceriffo trovò la donna, in cucina, che si stava preparando il tè. «Quando sono arrivato la signora si teneva uno straccio in testa per tamponare la ferita. Era cosciente, anche se un po’ confusa su quello che era appena accaduto. E si stava facendo un tè», raccontò lo sceriffo Mike Byrd. Trasportata in elicottero in ospedale, i medici capirono che era sopravvissuta perché il proiettile le era entrato dalla fronte e uscito dalla nuca senza colpire arterie o punti vitali.

 

 

– Risale al 2009 la storia di Anna Maria Giornello, romana, all’epoca 63enne. Nel 2000 i medici dell’ospedale Marino, del comune dei Castelli, alle porte di Roma sud le asportarono l’utero e le ovaie. E si dimenticarono all’interno della sua pancia le forbici chirurgiche. Solo dopo 9 anni, e infinti dolori e fastidi, le radiografie rivelarono la presenza dell’oggetto metallico che fu rimosso presso l’Umberto I di Roma

Il record di sopravvivenza dopo esser stato colpito da dei proiettili spetta ad un 23 di New York: la polizia, nel 2010, ha sparato ad Angel Alvarez ben 21 volte. Era stato fermato dopo aver sparato ad una persona di Harlem e le forze dell’ordine si erano trovate a dover aprire il fuoco. Era stato colpito alla braccia, alle gambe, al torace e alla pancia. Ma in nessun punto vitale. Ora è ricoverato in ospedale, è conscio, parla, e si riprenderà.

2011 Mer Li, 37enne di Yuxi, cittadina cinese, ha vissuto per 4 anni con coltello piantato in testa. E per 4 anni non se n’è accorto. Lo hanno scoperto i medici quando, recandosi in ospedale, i medici hanno scoperto che nel suo cranio albergava una lama di 10 centimetri. Non sapeva spiegarsi il perché facendo mente locale, si era ricordato che 4 anni prima, in una colluttazione con dei rapinatori, aveva avuto la peggio, ed era stato malmenato. Fu allora, probabilmente, che uno dei malviventi lo accoltellò. L’uomo è stato operato e la lama gli è stata estratta dalla testa.

Anche nel corso del primo dei due attentati, ad opera di un folle di tendenze neonaziste, che hanno insanguinato Oslo si è verificato un caso del genere. Line Nersnaes, una donna di 50 anni, si trovava all’interno di un edificio colpito dall’autobomba, ma era sopravvissuta. L’esplosione aveva distrutto il telaio di legno di una finestra, e un frattempo di ampie dimensioni gli si era piantato nella testa, vicino alla tempia sinistra. La donna no si era accorta di niente. Semplicemente continuava ad accusare un forte mal di testa senza riuscire a spiegarsi il perchè

 

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