DAGLI USA/ Attacco ai giudici e popolarità al 38%, così Biden continua a sprofondare

- Luca Pirola

La presidenza Biden appare sempre più in crisi. La sfida del Gop è liberarsi di Trump e riprendere consenso tra i latini

america newyork 1 lapresse1280 640x300 New York (LaPresse)

Dopo la storica decisione della Corte suprema americana, che, sottolineando come la costituzione non preveda espressamente un diritto all’aborto, ha restituito ai singoli Stati la possibilità di legiferare in materia, ponendo vincoli, anche stringenti, il dibattito politico americano si è ancor più polarizzato.

Il presidente Biden, e in generale il partito democratico, hanno in maniera più o meno compatta preso le parti dei movimenti “pro-choice” anche tramite formali atti legislativi. In particolare il presidente ha firmato un “executive order” teso ad espandere la possibilità di accesso all’aborto farmacologico, provvedimento in realtà molto debole, stante il fatto che il governo non ha la possibilità di sostituirsi ai singoli Stati legiferando in materia di salute. La Camera dei deputati a maggioranza democratica ha invece approvato, con 219 voti contro 210 contrari, una normativa che vieterebbe restrizioni circa l’interruzione volontaria della gravidanza a livello nazionale. Tale norma, peraltro già approvata in passato, difficilmente ha la possibilità di essere approvata dal Senato.

Nel frattempo, il presidente Biden, la speaker Pelosi e molti altri politici democratici di primo piano continuano ad invitare i manifestanti a continuare le proteste, che in alcuni casi sono state dirette contro i singoli giudici con picchetti fuori dalle loro case, con il blocco dell’ingresso di un ristorante dove stava cenando il giudice Brett Kavanaugh, con messaggi aggressivi e violenti che circolano in rete, e con un tentativo, maldestro e fortunatamente andato a vuoto, di aggressione violenta contro Thomas, anziano giudice afroamericano. Questo invito ha scatenato dure reazioni da parte repubblicana, che sottolineano come un organo giudiziario debba poter lavorare in autonomia senza pressioni politiche e che la sicurezza dei giudici debba essere garantita proprio dalle forze dell’ordine federali.

In queste proteste è stata protagonista di un grottesco siparietto la stella nascente della sinistra democratica, la giovane parlamentare newyorchese Alexandria Ocasio Cortez, che, mentre guidava un picchetto (molto rumoroso ma non particolarmente numeroso) di protesta fuori dalla Corte suprema è stata gentilmente allontanata dalla polizia dall’ingresso della stessa. La deputata ha tenuto le mani dietro la schiena come se fosse ammanettata e ha postato immagini e commenti dicendo di essere stata arrestata, ovviamente nulla di più falso, dato che dalle immagini è risultato chiarissimo che non c’erano manette e che la giovane pasionaria si è allontanata liberamente dal poliziotto che la accompagnava dopo un centinaio di metri.

L’attivismo su queste battaglie sembra però non riuscire a nascondere come le cose per il presidente Biden e per il partito democratico non stiano andando affatto bene. In diversi momenti il commander in chief è apparso totalmente spaesato e poco cosciente di quello che stava facendo: mentre scendeva dall’aereo presidenziale in visita ufficiale in Arabia Saudita si è fermato sul tappeto rosso chiedendo al proprio assistente “adesso dove devo andare?”; durante un discorso ufficiale alla stampa ha concluso con un “fine del discorso” leggendo in toto, quasi senza capire, il discorso che gli era stato preparato compresa l’indicazione di terminare; in un altro momento ufficiale è apparso avvicinarsi al palco prima del proprio turno per iniziare un discorso quando ancora metà dei partecipanti non si era seduta e non era iniziata la diretta televisiva.

Certo Biden non è aiutato dal figlio Hunter, che è apparso in un video mentre faceva uso di crack in compagnia di una prostituta. Sempre più americani sono oggettivamente preoccupati di come la guida di quella che per molti versi è la nazione più importante del mondo non sia nel pieno delle proprie facoltà mentali e infatti la popolarità nei sondaggi del presidente americano è bassissima, pari al 38% circa, inferiore anche rispetto a quella che Trump ha avuto nello stesso periodo della sua presidenza (42% circa).

La vicepresidente Harris è totalmente scomparsa dai radar, investita da polemiche che nascono proprio dal suo stesso staff (il 15 luglio si è dimesso, ultimo della lista, il suo speach writer) che la accusa di essere autoritaria e intrattabile e la sua popolarità non spicca sopra quella di Biden.

Tra i segnali di pericolo per il partito democratico emerge infine la vittoria della giovane repubblicana di origini messicane Mayra Flores alle elezioni suppletive per un collegio della Camera nel sud del Texas, collegio tradizionalmente democratico a maggioranza ispano-americana: se il partito repubblicano riesce a riprendere consenso nella corposa minoranza latina le cose per il partito democratico potrebbero diventare veramente complicate.

Può quindi accadere ancora di tutto, ma l’inflazione galoppante, i dubbi sempre maggiori sulla gestione della crisi ucraina, l’immigrazione illegale dal confine messicano che non si riesce a regolare e la difficoltà a seguire un leader che non ha mai scaldato il cuore a nessuno stanno mettendo sempre più in difficoltà il partito democratico, sia in vista delle elezioni di midterm del prossimo novembre, che per le future presidenziali.

Bisognerà vedere se il partito repubblicano riuscirà a cogliere al volo i segnali che arrivano, puntando su leader nuovi, giovani, competenti, che si stanno facendo conoscere per il successo nelle amministrazioni locali (spiccano i governatori di Florida, Ron DeSantis, e della Virginia, Glenn Young), senza impantanarsi nella discussione pro o contro l’ingombrante ex presidente Donald Trump.

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