DALLA POLONIA/ “Cibo, scarpe, coperte: i profughi ucraini chiedono aiuto e dignità”

- int. Miriam Ruscio

Il numero dei rifugiati dall’Ucraina aumenta ogni giorno e diventa sempre più difficile gestire l’emergenza. Ecco cosa succede alla frontiera con la Polonia

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Civili in fuga dall'Ucraina (LaPresse)

Oltre un milione di ucraini ha dovuto lasciare il proprio Paese in una settimana, il 2% della popolazione totale. Secondo le Nazioni Unite quattro milioni potrebbero fuggire nei Paesi vicini. La Polonia da sola al momento sta ospitando la metà dei rifugiati. Uno sforzo immane ma che la dice lunga della solidarietà, dell’umanità e del senso di carità di questo popolo. “Sono migliaia qui i ragazzi che si sono offerti volontari per accogliere e aiutare i rifugiati” ci dice dal confine tra Polonia e Ucraina Miriam Ruscio, project manager di Avsi, organizzazione non profit che da oltre quarant’anni realizza progetti di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario in tutto il mondo. “Quanto fatto dal popolo polacco, che è accorso a dare una mano, è assolutamente incredibile. C’è dell’unità ed è bello da vedere”. Purtroppo, ci dice ancora, “si comincia a vedere la fatica e soprattutto la difficoltà a ospitare questo flusso di persone che non si arresta. I polacchi, ci dicono le autorità, si stanno preparando al peggio, come d’altro canto erano preparati prima ancora che l’invasione russa cominciasse”. Solo noi occidentali pensavamo non ci sarebbe stata mai.

Sei in Polonia: dove ti trovi e di cosa ti occupi?

Faccio parte del team “Emergenza Ucraina” organizzato da Avsi per appoggiare il lavoro della nostra affiliata in Polonia. Il nostro lavoro essenzialmente è supportare il lavoro delle Caritas che direttamente in Ucraina e poi in Polonia è in prima linea nei luoghi dove arrivano i rifugiati. Sono a Lublino, vicino alla frontiera, e mi muoverò ancor più vicino, ad esempio a Przemysl, dove arrivano i treni da Leopoli.

Vi occupate di distruzione cibo e medicinali?

Ci stiamo occupando della fornitura e del trasporto di beni di prima necessità: beni alimentari, kit sanitari e medicinali. Ci occupiamo dell’acquisto e del trasporto alle Caritas, ai comuni che ci stanno facendo richiesta e ai centri di accoglienza. I beni già acquistati saranno distribuiti alla Caritas di Leopoli.

Non sarà facile entrare in Ucraina in questo momento, come ci riuscite?

Tramite i canali della Caritas che sono straordinari. Hanno una capacità logistica e di contatti davvero notevole. Noi supportiamo il trasporto dalle varie fonti di acquisto alla Caritas di Lublino che si occupa di inviare i beni a quella di Leopoli.

I polacchi stanno facendo un’opera di generosità e solidarietà incredibile, come avevano già fatto con i profughi che erano arrivati in Bielorussia, è così?

Sì, c’è solidarietà ma anche un’organizzazione straordinaria. C’è il fattore umano, con migliaia di ragazzi coinvolti, ma anche quello organizzativo. È un’accoglienza che dà dignità ai profughi che vengono subito forniti di cibo, scarpe, coperte, perché arrivano alla frontiera in condizioni penose, dopo aver marciato al freddo e sotto la neve per giorni. Purtroppo, visto che il flusso di rifugiati non accenna a diminuire, stanno cominciando ad accusare la stanchezza. Essere volontari per così tanto tempo richiede uno sforzo notevole e anche dal punto di vista dei beni si comincia ad avere difficoltà. Se all’inizio ne venivano donati molti, adesso cominciano a scarseggiare. Il nostro compito grazie alla Camera di commercio polacca è di riuscire a ottenere aiuti anche da altri paesi, ad esempio la Germania.

Noi italiani cosa possiamo fare? Ci sono iniziative private che raccolgono beni da spedire ai confini; voi cosa chiedete?

Come Avsi dal punto di vista logistico preferiamo ricevere denaro per poi acquistare dai fornitori. Gestire la logistica è complicato, se dall’Italia cento persone inviano altrettanti pacchi bisogna gestire un flusso di trasporti che non è facile.

In che condizioni sono i rifugiati? Drammatiche sicuramente.

Arrivano a piedi e con i treni, è senz’altro una situazione drammatica. Sono tutti donne e bambini, con la responsabilità da avere quando ci sono dei bambini. Arrivano mamme con due o tre bambini a fianco perché i loro mariti sono rimasti in Ucraina per combattere. Alcune hanno dei contatti, dei parenti o degli amici in Polonia, c’è un’accoglienza da parte dei polacchi rilevante, ci si pone però la domanda cosa succederà fra qualche giorno, perché la capacità di accoglienza delle famiglie non può essere infinita.

Ci sono anche tendopoli, centri di accoglienza?

Ci sono attualmente dei centri di transito e da lì le persone vengono smistate in base alla loro volontà. Questi spazi si stanno moltiplicando perché il flusso aumenta, i bisogni cambiano di giorno in giorno. Fino a ieri erano centri di transito, si riusciva a far defluire le persone, ma già da ieri le autorità a Lublino hanno cominciato ad allestire un capannone perché non si riesce più a trovare posti nelle famiglie, dovranno fermarsi in queste strutture.

I controlli Covid vengono fatti?

Sì, in Polonia sono molto attenti al Covid, ci sono tutti i controlli. Le autorità polacche però cominciano a essere preoccupate per questo flusso senza fine, sia per il Covid, ma anche per l’inflazione in atto e l’aumento dei prezzi.

Sicuramente, è necessario che tutti i paesi occidentali si muovano in aiuto, altrimenti si rischia la catastrofe.

Le autorità polacche sono molto scettiche sul fatto che si possa arrivare in tempi brevi a un cessate il fuoco. E si stanno preparando al peggio, come lo erano già prima dell’invasione.

(Paolo Vites) 

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