DALL’UCRAINA/ “I politici occidentali sono solo pacifisti pronti al compromesso”

- int. Roman Laba

A Kiev la vita sta ricominciando, a Mariupol no. “La vera pace può esserci solo se i russi se ne vanno, sono come i sovietici”

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Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (LaPresse)

L’ultima volta che abbiamo sentito al telefono padre Roman Laba, parroco della Vergine Maria del Perpetuo Soccorso a Brovary, cittadina a 7 chilometri da Kiev, i soldati russi erano appena andati via da tutta la regione. Brovary durante il tentativo russo di arrivare alla capitale dell’Ucraina aveva subito la perdita di una decina di cittadini nei bombardamenti. Adesso, ci conferma il religioso, “la gente è tornata nelle proprie case, ha ripreso a lavorare. Ma il lavoro grande da fare è ricostruire la speranza e rinnovare più che le case distrutte la propria vita”.

Appartenente all’ordine della Congregazione di San Paolo Primo Eremita, padre Roman ci dice che il loro monastero di Mariupol è stato “occupato dai soldati russi che lo usano per l’amministrazione militare della separatista Repubblica Popolare di Donetsk. È una profanazione identica a quella che facevano i sovietici”.

Come sta padre? Come stanno i cittadini di Brovary?

Grazie a Dio stiamo bene. Molte persone sono tornate nelle loro case, hanno ripreso a lavorare. Un grave problema a cui stanno lavorando persone specializzate è quello di risanare dalle mine tutta la campagna e le strade che portano in città. Ma andiamo avanti nella rinnovazione della vita oltre che delle case distrutte.

Sono state trovate fosse comuni nella sua zona dopo il ritiro russo?

No, per fortuna no. La brutta notizia è che il nostro monastero a Mariupol  è stato occupato e saccheggiato dall’esercito russo che lo usa come centro amministrativo della Repubblica Popolare di Donetsk.

I suoi confratelli sono riusciti ad andare via?

Sì, si trovano adesso a Czestochowa in Polonia dove è la sede del nostro ordine. Quanto hanno fatto i russi è però un gesto blasfemo, una profanazione. Abbiamo scritto una lettera al nunzio apostolico di Ucraina per rendere noto quanto successo, informato la Conferenza episcopale ucraina e altri organismi, ma da parte dei russi non c’è stata alcuna risposta. È la dimostrazione che l’imperialismo russo di Putin è uguale al comunismo sovietico. Durante il regime sovietico succedeva proprio così, chiese e monasteri sconsacrati e usati come fabbriche, come depositi, come basi militari. Vedere le truppe russe lì ci fa male. D’altra parte i russi li conosciamo, il dialogo è quasi impossibile. Il nostro padre generale ha detto che non appena possibile, l’obiettivo è ricostruire tutto. A Mariupol torneremo.

L’umore dei suoi parrocchiani come è davanti a questa guerra che non sembra finire mai?

Tutti portiamo dentro il dolore di quanto succede, pensiamo alla guerra, ma parliamo tra di noi per cercare di capire e soprattutto preghiamo. In che modo si può capire il senso di quello che sta succedendo, se non rivolgendoci a Dio? Solo Lui può dare senso alla nostra vita, la gente ha dentro di sé una grande speranza che tutto questo finisca.

Secondo molti politici occidentali per metter fine alla guerra è necessario che l’Ucraina faccia delle rinunce, la Crimea e il Donbass ad esempio. Ritiene che pur di avere la pace si possano fare queste rinunce?

Assolutamente no. I politici occidentali sono pacifisti di sinistra disposti a qualunque compromesso e darla vinta a Putin, ma la vera pace può esserci solo dopo una nostra vittoria. Questa è una guerra per salvare la civiltà europea, non solo l’Ucraina. La pace ci può essere solo con la vittoria e la capitolazione della Federazione Russa.

Questo però significa ancora tanti morti, no?

Certo, ma il prezzo della vittoria è inestimabile. Non possiamo lasciare la nostra gente che vive in Crimea in mano ai russi, non è giusto per loro. Non vogliamo vivere sotto l’imperialismo russo.

(Paolo Vites) 

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