De Micheli, “a scuola sabato e domenica”/ Ira presidi e polemiche, lei: “No a tabù”

- Silvana Palazzo

Paola De Micheli, ministro Trasporti: “Non bastano più bus, a scuola anche sabato e domenica”. Ira presidi: “Mancano docenti, bidelli e bus”. Anche sindacato protestano…

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Trasporti e Scuola, Conte con le Ministre De Micheli e Azzolina (LaPresse, 2020)

Sta facendo discutere la proposta del ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, che in un’intervista a Repubblica ha paventato la possibilità di tenere aperte le scuole sabato e domenica. L’esponente del Pd ha spiegato come anche con tutti gli sforzi messi in campo da governo e Regioni, che hanno messo a disposizione quasi diecimila bus aggiuntivi in tutto il Paese, non bastano a garantire un adeguato distanziamento: da qui l’idea di sfatare il tabù della scuola anche di sabato, ma soprattutto la domenica. Dopo le voci che anche oggi danno la sua posizione sempre più in bilico in caso di rimpasto di governo, la ministra, intervenuta a Radio Capital, ha spiegato: “Aldilà del mio coinvolgimento, fintanto che c’è questa crisi credo sia un pò strano parlare di poltrone. Io vado avanti a lavorare con grande tranquillità e con grande determinazione nel ministero che ho il piacere, l’onore e l’onere di guidare. (…) Mi concentro sul mio lavoro, che è il mio dovere assoluto – ha aggiunto – anche il sabato e la domenica. Se leggete la mia intervista io ho semplicemente detto che non ci devono essere tabù pur di garantire la sicurezza dell’organizzazione dell’apertura di tutte le attività. Ho posto il problema degli scaglionamenti, anche per le attività produttive. Non ho smentito il titolo dell’intervista fatta da Repubblica perché serve ad aprire una discussione vera sullo scaglionamento degli orari“. (agg. di Dario D’Angelo)

DE MICHELI, “A SCUOLA SABATO E DOMENICA”: L’IRA DEI PRESIDI

La ministra Paola De Micheli propone di tenere le scuole aperte anche sabato e domenica e scoppiano subito le polemiche. Presidi e insegnanti si dicono assolutamente contrari e spiegano che serve altro. I docenti, come riportato da Repubblica, ritengono che si debba invece «assumere più insegnanti e personale amministrativo, pagare i festivi, modificare i contratti». Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio, ricorda che lo scaglionamento di un’ora è già partito e non può essere allargato. «La politica si accontenta dell’effetto annuncio, annunci che non hanno però basi solide, né calcoli consolidati». Alla ministra ha ricordato che la metropolitana a Roma spesso è ferma. «La scuola resta l’agnello sacrificale di politiche o dissennate o superficiali», la sua conclusione. Drastico anche Antonello Giannelli, presidente nazionale di Anp: «È impossibile immaginare di fare turnazioni in queste condizioni, è inutile parlarne. Mancano docenti e cattedre, come si fa ad allungare l’orario». Per quanto riguarda i trasporti, ha ricordato che ci sono differenze tra paesini e metropoli.

Invece la Uil ha chiesto una modifica del calendario scolastico: «Un allungamento dell’anno verso giugno, le prime settimane di luglio. Serve recuperare il tempo perduto», dichiara Pino Turi, segretario della Uil scuola. Infine, l’attacco al governo: «Ogni ministro di questo governo difende il suo fortino quando, invece, serve un progetto vero». (agg. di Silvana Palazzo)

PAOLA DE MICHELI “A SCUOLA SABATO E DOMENICA”

La ministra Paola De Micheli è pronta a potenziare i trasporti, ma questo non basta per consentire un ritorno a scuola in sicurezza degli studenti italiani. Per questo propone di tenere aperte le classi anche sabato e domenica. «Siamo in emergenza e credo sia necessario fare lezioni in presenza anche il sabato», dichiara nell’intervista rilasciata a Repubblica. Ma non esclude neppure un ragionamento sulla domenica: «Siamo in emergenza e bisogna far cadere ogni tabù. Ce lo chiedono diverse Regioni. Anche gli orari delle attività produttive dovranno essere cambiati, cadenzati». A questo si accompagna un potenziamento dei trasporti. «Le Regioni hanno messo a disposizione quasi diecimila bus aggiuntivi in tutto il Paese con le risorse assegnate dal Governo», spiega De Micheli. Si tratta di pullman privati, a noleggio, da 7 e 9 metri, 12 per i tratti extraurbani. Ma neppure con questi nuovi autobus si può garantire il distanziamento sui mezzi pubblici. «Con 24 milioni di persone a bordo di mezzi dimezzati non sarà possibile». Da qui la proposta di scaglionare gli ingressi e le uscite da scuola tenendo conto anche del weekend.

“CONTAGI SU MEZZI PUBBLICI? CHIESTO STUDIO”

I mezzi sono tornati alla capienza del 50 per cento, quindi in queste settimane si è parlato a lungo della necessità di un potenziamento dei trasporti per evitare assembramenti. Ma la ministra Paola De Micheli a Repubblica chiarisce: «Quasi tutte le città metropolitane non sono nelle condizioni di ospitare numeri così alti di nuovi mezzi pubblici». E fa l’esempio di Milano, dove bisognerebbe mettere su strada dalle 7 alle 8 altri 500 mezzi pubblici. «Impossibile, dovremmo togliere dalle strade le automobili. A Milano possiamo aggiungere ottanta pullman, non di più. Lo stesso ci dicono le simulazioni su Roma, Napoli». Quindi, la soluzione è potenziare fino al limite possibile i trasporti pubblici, ma procedere anche con lo scaglionamento degli ingressi e delle uscite da scuola. Quello previsto attualmente però per la De Micheli è «largamente insufficiente». Lo si evince dalle immagini di metro e autobus pieni. «Dobbiamo spalmare l’entrata e l’uscita degli studenti sulle prime dodici ore della giornata, dalle 8 alle 20». Ma l’organizzazione è tutt’altro che semplice: «Ora serve un organismo, se possibile di carattere nazionale, che condivida con la scuola i dati e organizzi un piano istituto per istituto».

Entro il 9 dicembre, quindi nel giro di 13 giorni, si può fare un piano ingressi e mettere su strada gli autobus agli orari giusti per la ministra Paola De Micheli. Al netto delle comprensibilità perplessità, viste le difficoltà emerse finora, la ministra dei Trasporti rivela a Repubblica di aver chiesto al ministro della Salute Roberto Speranza di avviare uno studio sulla diffusione del contagio sui mezzi pubblici. «Ho sentito troppi scienziati parlare a braccio, in questo periodo», dichiara in merito alle polemiche sui trasporti. E contrattacca: «Nessuno mi ha portato uno studio che dimostri che i trasporti sono la principale ragione della crescita della curva».



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