Di Battista “Renzi non conta niente”/ “È finito, per questo si tira sempre indietro”

- Davide Giancristofaro Alberti

Di Battista considera Renzi un uomo finito, che non conta più nulla nella politica odierna: ecco le sue parole sul canale Nove

franco cfa
Alessandro Di Battista mostra il facsimile di una banconota di Franchi Cfa

Sono parole decisamente forti quelle di Alessandro Di Battista, storico amico del ministro Di Maio, ed ex esponente del Movimento 5 Stelle. Intervistato nel corso dell’ultima puntata del programma di canale Nove, “Sono Le Venti”, condotto da Peter Gomez, “Dibba” ha parlato del peso dell’ex presidente del consiglio, Matteo Renzi, all’interno dell’attuale governo: “Renzi? Non conta niente – dice il grillino – è un uomo finito che ha avuto il Paese in mano, ha depredato il suo consenso con leggi inaccettabili e ora fa libri, dichiarazioni, interviste”. Secondo Di Battista sarebbero in pochi ora come ora a votare l’ex sindaco di Firenze, ed è per questo che lo stesso ha fatto sempre un passo indietro nei momenti cruciali, come ad esempio recentemente, in occasione della sfiducia a Bonafede che avrebbe potuto far cadere il governo: “Alla prova del nove si è sempre tirato indietro, perché se si potesse andare al voto prenderebbe meno voti di Potere al popolo“.

DI BATTISTA: “NO AL GOVERNO TECNICO E AL PONTE SULLO STRETTO”

Di Battista spera vivamente che il governo Conte Bis prosegua ancora a lungo, temendo di contro un esecutivo tecnico o di unità nazionale “in cui entrano tutti ed entrano soprattutto quei tre poteri o imprenditori di Stato che si sono intascati miliardi di euro in questi 30 anni. Sono ipotesi assolutamente da contrastare – ribadisce il proprio concetto – soprattutto oggi che ci sono poteri che vogliono spartirsi i denari della ricostruzione”. Peter Gomez incalza quindi il pentastellato sull’eventuale costruzione del ponte sullo stretto di Messina, ipotesi tornata di moda negli ultimi giorni dopo alcune parole di Conte: “Il ponte sullo Stretto è estremamente costoso e le necessità del Paese sono altre. L’Italia – aggiunge – avrebbe bisogno di migliaia di cantieri ma per l’opera pubblica più importante di tutte, ossia la manutenzione dell’esistente. I costi che paghiamo per l’inazione sono elevatissimi – dice, facendo riferimento ai terremoti – queste sono le opere infrastrutturali importanti, non il ponte sullo Stretto”.



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