Di Maio: “no Elezioni dopo Quirinale, c’è pandemia”/ “Proteggere Draghi da totonomi”

- Niccolò Magnani

Il Ministro Di Maio difende il Premier Draghi (“basta totonomi”) ed esclude le Elezioni anticipate dopo la nomina al Quirinale perché “siamo in piena pandemia”

Draghi e Di Maio al Quirinale
Quirinale: Mattarella, Draghi e Di Maio (LaPresse, 2021)

Al voto non si può andare fino a che non termina l’emergenza Covid-19: estesa alle estreme conseguenze, è questo il senso delle parole dette oggi dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio al “Corriere della Sera”. Il capodelegazione M5s al Governo, con una sola intervista “blinda” il proprio Premier, accusa Renzi e Salvini di essere dei pericolosi “agitatori” e soprattutto esclude l’ipotesi del voto anticipato dopo la nomina del nuovo Capo dello Stato a metà gennaio.

«Se andiamo a votare dopo il Quirinale, a febbraio o marzo, non avremo un governo prima di luglio e se non hai istituzioni nel pieno delle funzioni come fai a fare le norme per affrontare la pandemia?», osserva Di Maio al “CorSera” ribadendo la non intenzione del Movimento di “prendersi il rischio” di spiegare alle famiglie «che per quattro o cinque mesi non potrebbero avere un governo». Inevitabile a quel punto la domanda sul possibile toto-nomi, con Berlusconi che viene nuovamente escluso a priori dalla discussione: «Salvini e Meloni lo stanno illudendo di poter arrivare al Quirinale, lo stanno fregando e provo molta empatia».

DAL M5S A RENZI, IL “DI MAIO-PENSIERO”

Un vero nome, almeno ufficialmente, il Movimento 5Stelle ancora non ce l’ha sul fronte Quirinale («anche perché se no già si sarebbe saputo») ma il vero obiettivo per Di Maio ora è un altro: «dobbiamo proteggere il presidente del Consiglio dal toto nomi perché rischiamo di compromettere la legge di bilancio. Se portiamo Draghi o Mattarella nel dibattito sul Quirinale indeboliamo le istituzioni». E sul concetto di “difesa” del Presidente del Consiglio, Di Maio si riferisce neanche tanto per il sottile a Salvini e Renzi: «quando discutiamo del tema della stabilità nazionale, non è sempre un problema di riforme. È un problema di nome, in questo caso ‘Matteo”». Al di là delle battute, il Ministro degli Esteri continua a preferire di vedere Giorgetti che non Salvini, mentre sul leader di Italia Viva è tranciante «è emerso (nell’inchiesta sulla Fondazione Open, ndr) un sistema che doveva annientare politicamente Grillo, Di Maio, Di Battista, gli esponenti del M5S. Quando ho letto questa cosa non mi è sembrato inquietante, ma triste. Renzi considera gli altri la causa della perdita dei suoi consensi. Le manie di persecuzione, la sindrome di accerchiamento che c’è in tutti i politici, in Renzi sono elevati all’ennesima potenza. Quell’indagine rispecchia benissimo il fatto che ha l’1,1% dei consensi, ma si comporta come avesse il 40%». In tema di preoccupazioni, Di Maio si dice per nulla spaventato dalle ultime minacce ricevute dall’ISIS mentre maggiormente «sono preoccupato dell’aumento dei contagi per il Covid in vista del Natale, che non ci possiamo permettere di vivere con gli esercizi commerciali che non stanno a regime». Per il titolare della Farnesina, il Green Pass era ed è l’unico strumento possibile per non fermare di nuovo l’economia: «Siamo all’86% di italiani che hanno avuto almeno una dose – conclude Di Maio – gli altri Paesi europei stanno più indietro e per questo ora stanno introducendo misure drastiche. Noi faremo tutto quello che serve per lasciare aperto il Paese. Quando prendiamo decisioni su vaccini e Green Pass molto tempo prima è perché stiamo guardando il comparato degli altri Paesi e capiamo qual è il rischio. Non ci possiamo permettere neanche il rischio di ipotizzarlo il peggio” dopo aver perso l’8% del Pil a causa della pandemia. E se la comunità scientifica mi dice che dobbiamo farci la terza dose, noi lo facciamo, siamo pronti».







© RIPRODUZIONE RISERVATA