DIARIO ARGENTINA/ Il destino del Paese tra Argenzuela e Narcostato

- Arturo Illia

Il cammino verso un’Argentina nella morsa di un totalitarismo o, come molti argentini affermano, verso l’Argenzuela, continua in forma spedita

Argentina Fernandez bancarotta
Alberto Fernandez e Cristina Fernandez de Kirchner (Lapresse)

Il cammino verso un’Argentina nella morsa di un totalitarismo o, come molti argentini affermano, verso l’Argenzuela, continua in forma spedita con un Governo che finge di non capire la grande protesta sociale contro il suo operato e che si alimenta non solo di contraddizioni ma anche di bugie.

Ed è ormai sempre più chiaro, oserei dire lampante, che per la prima volta nel suo tortuoso cammino democratico la nazione si trova con una figura presidenziale che nella sua sostanza opera come segretario della vicepresidente Cristina Fernandez de Kirchner.

Lo scollamento con il Paese, o almeno con gran parte di esso, è ormai totale: viene politicamente mantenuto non solo da quella parte delle popolazione che vive di eterni sussidi che hanno alimentato la loro povertà e distrutto la cultura del lavoro, ma anche da quel mondo fatto di sindacalisti e politici pronti a fare di tutto perché nulla si possa cambiare.

Il 1° settembre poi è successo l’inverosimile: la Camera dei deputati doveva discutere due iniziative molto importanti come l’emergenza turistica dovuta al Covid-19 e il problema della pesca illegale. Questo secondo tema è fonte di continui problemi perché il tratto Atlantico su cui poggia l’Argentina costituisce uno dei mari più pescosi al mondo e da decenni pescherecci di diverse nazionalità, ma specialmente cinesi, esercitano la pesca illegalmente in acque territoriali argentine. Ma i mezzi che, nella crisi disastrosa nella quale il Paese si dibatte da anni, non permettono di allestire una flotta in grado di sorvegliare le proprie acque. Per questo era importante trovare una soluzione ad ambedue i problemi.

L’opposizione (anche se nella Camera dei deputati ha una maggioranza, seppur risicata) si è presentata in massa personalmente, mentre chi sostiene il Governo presenziava virtualmente via pc. Il Presidente della Camera Sergio Massa, un delfino kirchnerista che per anni ha ripudiato questo fronte politico per poi tornare all’ovile (come il Presidente Alberto Fernandez, d’altronde) con una scelta che va oltre la metafisica, ha deciso di considerare l’opposizione assente alla riunione, nonostante avesse tutti i suoi componenti davanti agli occhi di persona. La riunione è proseguita poi come se nulla fosse, nonostante le proteste dei deputati presenti, e si è protratta fino alle cinque del mattino, con l’approvazione dei provvedimenti fatta solo con i voti virtuali: in pratica si è assistito alla liquidazione politica della Camera dei deputati, ma, nonostante i presenti protestassero per questo vero e proprio “golpe” istituzionale, Massa decideva di approvare la sessione e quindi di ritenerla valida.

Il giorno seguente si assisteva addirittura a quella che si potrebbe definire “La parodia della Repubblica”, con il Presidente Fernandez che dapprima riteneva nulla la sessione, vista la gravità della situazione emersa, ma trascorsa appena un’ora, in quello che ormai è diventato un classico della sua gestione, ribaltava il discorso ritenendo valida la sessione.

Come mai? Perché chiaramente il “segretario” di Cristina Kirchner ha di fatto avallato il pensiero della sua vice, che poi in pratica, con questa ulteriore decisione, ha chiaramente fatto capire chi detiene il potere nel Paese.

Nel frattempo continua l’attacco al settore agricolo, dove squadre politiche rompono le borse in cui vengono conservati i raccolti di soia, con gravissimi danni per i proprietari delle aziende… ma non solo: è tornata alla ribalta, nel Sud patagonico del Paese, l’occupazione di territori e relative case da parte di appartenenti alle tribù Mapuche, che si ritengono i proprietari di quei territori, nonostante la etnie sia di chiara origine cilena e abbia conquistato queste terre uccidendo l’etnia Tehuelce originaria. Ma pure nella provincia di Buenos Aires gruppi appartenenti a centri sociali occupano illegalmente terreni e abitazioni che poi alla fine passano sotto il controllo delle organizzazioni narco senza che lo Stato muova un dito per difendere i legittimi proprietari da queste invasioni. Se a questo sommiamo il radicale cambiamento del settore della giustizia operato poco tempo fa abbiamo realmente un quadro di un’Argentina (che pure sta abbandonando la sorveglianza dei suoi confini in piena dissoluzione repubblicana e con un Narcostato alle porte.

Il tutto mentre prosegue la quarantena eterna, ormai giunta al sesto mese, che oltre a superare i 10.000 morti ha ormai raggiunto e superato il mezzo milione di contagi in una situazione che probabilmente, visti i livelli infettivi pazzeschi, porterà a un restringimento ancora più duro di un’insopportabile quarantena che ha già fatto chiudere oltre il 70% delle piccole e medie imprese, in gran parte famigliari, e aperto le porte alla nascita dell’Argenzuela descritta all’inizio della nota.

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