DIARIO ARGENTINA/ La cancellazione dei divieti anti-Covid per non perdere consensi

- Arturo Illia

Dopo la sconfitta rimediata alle primarie, il kirchnerismo sta facendo di tutto per non perdere altri consensi e di guadagnarne

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Cristina Kirchner (Lapresse)

Si pensava finora che il virus del Covid-19 potesse essere combattuto con l’uso dei vaccini, ma in Argentina è stato trovato un antidoto potentissimo, in grado non dico di azzerare, ma di ridurre drasticamente i contagi: il voto.

Ma andiamo per ordine: come i lettori del Sussidiario sanno, l’Argentina ha commesso errori macroscopici nella lotta sanitaria. Dapprima con una quarantena strettissima, la più lunga del mondo che, non supportata da un numero di tamponi sufficiente, ha di fatto sviluppato la pandemia a livelli tra i maggiori del mondo, pur contando su di un vantaggio notevole, rappresentato dal rapporto tra la sua grandissima estensione (dieci volte l’Italia) e il bassissimo numero di abitanti (circa 40 milioni) con una densità di soli 17 per km quadrato. In pratica le grandi distanze tra i centri abitati avrebbero dovuto creare un ostacolo grandissimo allo sviluppo del Covid, ma le decisioni prese sia dal Governo di Alberto Fernandez (pardon di Cristina Kirchner) e quelle di vari Governatori delle 27 Province in cui è diviso il Paese hanno consentito invece il fenomeno inverso, instauratosi molto lentamente all’inizio per poi esplodere superando i 113.000 morti.

La campagna vaccinale è poi stata impostata su criteri politici, rifiutando vaccini provenienti dall’Occidente per preferire quelli in arrivo dagli alleati Russia e Cina, che però non hanno dato i risultati sperati: sia per la poca efficacia del cinese Sinopharm che per l’arrivo solo della prima dose per quanto riguarda il russo Sputnik, fatto che ha costretto le autorità dapprima ad accettare vaccini in regalo dagli Usa (Moderna in 1,3 milioni di dosi) poi pure dalla Spagna e quindi a firmare un contratto con Pfizer in un primo tempo rifiutato.

Altra questione riguarda l’aspetto etico di tutta la gestione, perché mentre i cittadini erano costretti a rimanere chiusi nelle loro case, chiudere le loro attività commerciali e lavorative e piangere i loro morti senza aver avuto nemmeno la possibilità di salutarli nell’ultimo viaggio, il potere politico organizzava feste e manifestazioni di vario genere senza assumere nessuna precauzione, ma soprattutto utilizzava le prime dosi vaccinali per promuovere una vaccinazione Vip dedicata solo a governanti, parenti e amici degli amici, che spesso non hanno avuto nemmeno il pudore di praticarsela in privato, facendosi fotografare nell’atto. 

Non dimentichiamoci neanche le manifestazioni indette dal peronismo o la camera ardente di Maradona (molto vicino in vita al kirchnerismo) che si sono svolte senza nessun tipo di restrizioni, quasi che il virus avesse firmato con il Governo un armistizio.

Tutti questi atti, molto vicini al famosissimo pensiero esternato da Alberto Sordi nella sua magistrale interpretazione del Marchese del Grillo, che recita “Io sò io e voi non siete un….”, hanno provocato un malcontento davvero notevole pure nelle classi più povere, che alla fine hanno pagato il conto salato della quarantena rigida, visto che costituiscono il serbatoio del lavoro in nero, anche se ricevono in moltissimi casi sussidi che spesso superano gli stipendi di persone impiegate regolarmente. 

Ed ecco che, come per magia, è arrivata la giornata del 13 settembre dove, nelle elezioni primarie per la Camera e il Senato il peronismo (ma il kirchnerismo che ne è il massimo esponente) ha rimediato una sconfitta storica, arrivando al punto che se i risultati fossero confermati nella tornata elettorale definitiva di domenica 14 novembre l’opposizione si troverebbe la strada aperta per il potere e il peronismo ne sarebbe fuori pure nelle Province dove da 70 anni esercita il controllo.

È chiaro che più in là delle lotte intestine che lo hanno scosso, con un tempismo davvero incredibile, si è seguita alla lettera la raccomandazione dell’ex ministro della Salute della provincia di Buenos Aires Daniel Gollan che ha polemicamente affermato che “Se avessimo dato più soldi alla nostra gente, si sarebbero dimenticati degli scandali e non avremmo perso le elezioni”.

Una frase che, oltre a dimostrare un livello bassissimo di pensiero nel “popolo” e la sua dignità, ha dato il via alle manovre, la prima delle quali è stata quella di togliere tutte le restrizioni, quindi di eliminare in pratica la problematica del virus. Attività tutte aperte, assembramenti permessi e uso della mascherina tolto.

Il caso è curioso perché allo stesso tempo i numeri forniti sulla pandemia dal ministero della Salute sono bassissimi e in pratica i provvedimenti presi si giustificano con il fatto del mancato arrivo in forma massiva della variante Delta e anche della vaccinazione (dichiarando che l’80% della popolazione ha ricevuto la prima dose). Insomma, un’immunità di gruppo inventata per placare gli animi di una società che si è vista travolta per mesi da sanzioni durissime che spesso, lo ripetiamo, hanno portato molta gente (specie nella classe media) a perdere il proprio lavoro, attività o abbandonare definitivamente il Paese che versa nella peggior crisi economica mai vissuta.

Ma non è tutto: improvvisamente, specie nella poverissima provincia di Buenos Aires, il movimento “Frente de Todos” che detiene il potere attraverso l’attuale Governo ha organizzato pure raduni con famiglie di indigenti, alle quali ha regalato lavatrici, frigoriferi, elettrodomestici vari, biciclette e piani sociali, invitando le persone che hanno ricevuto questi beni (visto che spesso mancano sia di elettricità che di acqua) a venderli per ricavarne soldi. Cosa fatta immediatamente da molti, che hanno riempito di annunci le pagine delle imprese di vendita online di beni propri. 

C’è davvero da augurarsi che l’Argentina abbia finalmente capito la lezione e che il 14 novembre non si ripetano gli errori che hanno impedito a questo ricchissimo Paese di poter vivere una repubblica e una democrazia degne di questi nomi.

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