DIARIO ARGENTINA/ Stampa e pluralismo, le scelte venezuelane di Fernandez

- Arturo Illia

Mercoledì scorso un discorso della giornalista Rosario Lufrano ha messo in evidenza come la libertà di stampa in Argentina sia a rischio

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Immagine di repertorio - Pixabay

Una delle rivendicazioni della parte kirchnerista del nuovo Governo argentino riguarda l’annichilimento e la repressione della stampa: già lo scorso anno si era inventato uno scandalo, promosso da un sedicente avvocato (Marcelo D’Alessio) che si definiva pure agente della Dea, tutto teso a invischiare uno dei magistrati che indagano da anni sullo scandalo delle tangenti miliardarie dei Governi sia di Nestor che di Cristina Kirchner, Carlos Stornelli. I lettori del Sussidiario già conoscono la vicenda, denominata “operazione Puf-Puf” dal consulente di Cristina Kirchner, l’ex Ambasciatore argentino in Vaticano Eduardo Valdes: con questo nome in codice Valdes anticipava l’imminente arrivo di questa macchinazione a ex politici mentre erano detenuti nelle carceri di Ezeiza.

Tra i particolari si citava il famosissimo giornalista d’inchiesta Daniel Santoro come complice di un’organizzazione tesa a ricattare un industriale agricolo (Pedro Etchebest) per non coinvolgerlo nelle indagini della Mani pulite argentina. Caso in cui Etchebest aveva un ruolo ampiamente secondario. Stranamente Santoro è uno dei giornalisti le cui indagini sulla corruzione si sono rivelate fondamentali nel corso delle investigazioni della giustizia sulla corruzione.

Ma è dopo la vittoria del 28 ottobre e l’elezione di Alberto Fernandez a Presidente che si è assistito non solo a un’occupazione da parte del kirchnerismo di Ministeri chiave che lo pongono con un severo controllo della debole giustizia, ma anche con varie dichiarazioni, alcune fatte dal Presidente stesso, che pretendono di far piazza pulita di una stampa ritenuta corrotta perché al servizio del vecchio Governo. Colpevole di aver indagato sui casi di corruzione e quindi meritevole di essere combattuta con ogni mezzo: ecco quindi che ha creato scalpore il discorso che la giornalista Rosario Lufrano ha tenuto nel corso dell’inaugurazione del suo nuovo incarico di responsabile dei media statali argentini (radio e tv).

In particolare Lufrano si è complimentata con i dipendenti della tv Pubblica (Canal 7) per la loro resistenza durante i 4 anni di Presidenza di Macri, come se quest’ultimo avesse ordinato l’occupazione mediatica del canale e la sua trasformazione in media militante di Cambiemos, il suo partito. La cosa strana è che Lufrano è una fedelissima collaboratrice, da anni, di Alberto Fernandez e quindi del Presidente stesso, per cui il discorso (che per la cronaca non ha provocato nessun applauso) è stato interpretato (ma ci vuole poco) da moltissimi come la scelta fatta direttamente dalla massima carica dello Stato, il primo passo di una caccia alle streghe che richiama alla memoria non solo regimi del secolo scorso, ma anche alcuni degli attuali, Venezuela in primis. È risaputo difatti come Chávez prima e Maduro poi abbiano chiuso molti canali tv e giornali arrestando e torturando giornalisti solo perché non rispondevano al loro potere, in nome del popolo si capisce.

Ma la cosa più grave è che quel discorso, pronunciato mercoledì scorso, distorce completamente la realtà dei fatti, come sta capitando in molte altre entità statali e non solo nella giustizia (caso Nisman e indagini sulla corruzione). La tv pubblica nei quattro anni di Presidenza Macri è stata pluralista (come dovrebbe essere una tv di Stato, Bbc docet) ospitando programmi gestiti ideologicamente in maniera differente e con telegiornali che, anche per il grandissimo lavoro del Direttore dei notiziari Nestor Sclauzero, si sono rivelati di una professionalità giornalistica ineccepibile. Una tv, insomma, alquanto differente dal canale che per 12 anni (dal 2002 al 2015) è stato trasformato in quello strumento di propaganda politica del kirchnerismo replicato anche da altri mezzi di informazione privati cooptati da imprenditori fedeli alla causa dei Kirchner e finanziati anche con i proventi di evasioni fiscali dei loro proprietari.

Abbiamo già ampiamente descritto di come in sostanza il ritorno del peronismo (nelle sue fazioni ortodosse e kirchneriste facenti parte del movimento “Frente de Todos” vittorioso alle ultime elezioni) significhi la ripetizione, però all’ennesima potenza, di un passato che un Paese civile avrebbe solo ricordato per non ripeterlo: invece quello del discorso di Lufrano, così come le dichiarazioni della ministra della Giustizia Sabrina Frederic sul caso Nisman, riportano l’Argentina su di una china pericolosissima che, contro ogni previsione, rischia di avvicinarla alla via populista segnata dal Venezuela. La guerra alla stampa e al pluralismo sono solo due dei tanti tasselli emersi in questo primo mese di nuovo Governo che lo confermano: molti osservatori fanno notare che se il Paese non dovesse riuscire a ottenere una dilazione sulla restituzione del prestito concesso nel 2018 dal Fmi si innescherebbe una crisi senza precedenti che avrebbe inizio il prossimo mese di marzo. Di certo c’è da dire che all’opposizione del 41% registrata alle elezioni si sommerebbe una parte notevole della popolazione che ha creduto nelle promesse di Fernandez, delusissima e quindi si presenterebbe una situazione pericolosissima non solo dal punto di vista economico.

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