DIARIO NICARAGUA/ Le “dimenticanze” che mettono spalle al muro l’Occidente

- Arturo Illia

Ai festeggiamenti per la rielezione di Ortega in Nicaragua si è potuto avere un nuovo esempio di come l’Occidente non aiuti a contrastare i populismi e le dittature

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Daniel Ortega (Lapresse)

Nel Nicaragua fin dal 1985 è Presidente Daniel Ortega, rivoluzionario del Frente Sandinista che da quella data ha detenuto il potere nella nazione centroamericana. E dal 2018, dopo le proteste sociali scoppiate nel Paese, il suo Governo ha utilizzato la violenza non solo nel reprimerle, ma anche instaurandola come mezzo per detenere il potere al punto che le elezioni svoltesi lo scorso novembre si sono rivelate una farsa gigantesca per l’assenza dell’opposizione a causa dei massicci arresti dei suoi esponenti.

L’unanime condanna sorta da parte della quasi totalità dei Paesi occidentali non ne ha impedito lo svolgimento, avvenuto oltretutto senza la presenza di osservatori esterni e della stampa estera.

La “rielezione del dittatore” e di sua moglie Rosario Murillo (ovviamente sua Vice) è stata celebrata lunedì scorso per il loro insediamento al potere, ma circondati dai rappresentanti di altri regimi similari: in primo luogo il Venezuela, il cui “Presidente” Maduro ha fatto da regista della cerimonia, ma poi anche da altri suoi colleghi come il cubano Miguel Diaz-Canel. Altre nazioni hanno preferito farsi rappresentare da Ministri o Ambasciatori, ma appartengono sempre all’Internazionale del potere populista che già conosciamo: Cina, Argentina, Bolivia, Messico e Iran.

Il caso più eclatante della giornata si è registrato proprio nella presenza di Mohsen Rizai, vice Ministro economico dell’Iran: perché si tratta di una personalità su cui pende un mandato di cattura internazionale dell’Interpol, visto che è accusato, quando era uno dei capi della Guardia rivoluzionaria iraniana, di essere implicato tanto nell’attentato all’Ambasciata israeliana in Argentina, avvenuto nel 1992, che di quello alla mutuale ebraica AMIA nel 1994 sempre a Buenos Aires. Nel primo morirono circa 30 persone (22 civili e un attentatore) con 242 feriti, mentre nel secondo persero la vita 85 persone con oltre 200 feriti.

La cosa curiosa risiede nel fatto che per poter partecipare all’insediamento di Ortega, Rizai ha dovuto viaggiare con un volo che ha sorvolato i cieli di nazioni (tra le quali l’Italia) che hanno tranquillamente permesso il passaggio del velivolo sui propri spazi aerei nonostante la presenza di un ricercato internazionale: ma anche risulta poco chiaro come l’Argentina, teatro dei due attentati svoltisi negli anni ’90 e che attraverso il magistrato Alberto Nisman (poi “suicidatosi ” nel proprio appartamento il 15 gennaio 2015) lo accusò come mandante, non solo non abbia denunciato il fatto (anche se una fonte governativa dice di averlo fatto ma senza esito), ma abbia inviato il proprio Ambasciatore a presenziare alla cerimonia.

Tutta questa serie di “dimenticanze” dimostrano ancora una volta quanto il mondo occidentale, schiavo di vantaggi economici, sia disposto a chiudere ambedue gli occhi quando, nelle tanto criticate dittature, avvengono dei fatti che potrebbero servire a contrastarle politicamente, e in questo anche il nostro Paese purtroppo non brilla. Ricordiamo non solo che l’Italia si astenne nella condanna Ue al regime venezuelano circa tre anni fa, quando nel Governo Conte dominavano i 5 Stelle e una rappresentanza dell’opposizione a Maduro guidata dall’allora Presidente in pectore dell’Assemblea Venezuelana Guaidò non venne nemmeno ricevuta, ma anche che, nel pieno dell’embargo economico verso il Paese caraibico navi ricolme del preziosissimo Coltan, materiale costituito da una lega necessaria per la produzione di semiconduttori, di cui il Venezuela è uno dei leader mondiali nella produzione, attraccò tranquillamente nel porto di Trieste.

Fino a quando si dovrà assistere a questo fenomeno, nel quale nazioni democratiche praticano una doppia morale nei confronti di dittature che mirano all’oppressione politica e sociale dei propri popoli? Viene il sospetto che, invece, l’instaurarsi, in seno all’Occidente, del “pensiero politicamente corretto”, contro il quale diventa problematico poter esprimere opinioni differenti, anche per l’asservimento di molti media a questa filosofia, proprio in questi ultimi due anni di pandemia non solo abbia letteralmente diviso i popoli, ma abbia aperto la porta anche a poteri “democratici” molto forti che potrebbero portarci verso una cancellazione di alcuni diritti che pensavamo fossero acquisiti. La speranza è che ciò possa cambiare velocemente anche perché la libertà di opinione e di espressione è uno dei cardini della democrazia.

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