DIARIO USA/ Economia forte e niente “woke”: le mosse di DeSantis per battere Trump e Biden

- Luca Pirola

Non è ancora ufficiale che Ron DeSantis scenderà in campo per sfidare Trump alle primarie repubblicane. Ma si sta organizzando. E la "sua" Florida funziona

america elezioni desantis 1 lapresse1280 640x300 Ron DeSantis, governatore della Florida (LaPresse)

“Make America Florida”. Non è ancora ufficiale che Ron DeSantis scenderà in campo per sfidare l’ex presidente Trump alle primarie repubblicane per la scelta del candidato del Gop alle presidenziali di novembre 2024, ma, nel caso, lo slogan è stato trovato.

Fresco di una vittoria schiacciante (oltre 20 punti sullo sfidante democratico) che lo ha confermato governatore della Florida per altri 4 anni, il giovane politico di origini italiane non nasconde mire più ampie rispetto a quelle di un comune governatore.

Già le parole pronunciate nel discorso dopo la vittoria elettorale a novembre 2022 costituiscono un programma politico molto chiaro: “Abbiamo abbracciato la libertà. Abbiamo mantenuto la legge e l’ordine. Abbiamo protetto i diritti dei genitori. Abbiamo rispettato i nostri contribuenti e rifiutiamo l’ideologia woke. Non ci arrenderemo mai alla follia woke. La Florida è un’isola felice” e se ci fossero dubbi sulla volontà di candidarsi alle primarie, la pubblicazione del suo nuovo libro dal titolo The Courage to be Free: Florida’s Blueprint for America’s Revival è destinata a fugarli.

Il piano di De Santis è semplice e ben congegnato, innanzitutto perché i dati sono dalla sua parte: la Florida è lo Stato americano che ha attratto più connazionali di altri Stati, ha un’economia in forte crescita, una disoccupazione bassissima (3,2%) ed indicatori di benessere sociale tra i più alti degli Stati Uniti. Quello creato in Florida è un modello economico che funziona, è basato sulla libertà d’impresa, sulla protezione del mercato da fattori esterni (dicesi Cina), su una bassissima tassazione del lavoro e su incentivi pubblici atti ad attrarre investimenti: la sfida è esportarlo a livello nazionale.

Ma la battaglia di DeSantis con la sinistra democratica non è solo sul piano economico, è fondamentale l’aspetto culturale ed educativo: l’anno scorso, anche su sollecitazione di alcune associazioni di genitori, dopo che in molte scuole elementari erano state presentate a bambini di meno di 10 anni pratiche sessuali “spinte” nonché teorie “gender” sulla fluidità dei sessi, ha presentato una legge per mettere un freno alla presenza nelle scuole di corsi di educazione sessuale fatti senza il consenso dei genitori. La legge è stata approvata nonostante la furiosa opposizione di grandi gruppi liberal che l’hanno soprannominata “Don’t say gay bill”, e tra questi la Disney, che ha pesantemente finanziato i suoi oppositori; in risposta a questo De Santis ha appena firmato una nuova legge che punta a revocare speciali defiscalizzazioni concesse proprio alla Disney quando ha iniziato ad investire in Florida.

Sempre su questa linea, sono stati tolti imponenti finanziamenti statali ai percorsi di “diversità ed inclusione” nei college della Florida, quando è emerso che molti di questi percorsi erano guidati e gestititi da gruppi liberal che sostenevano il partito democratico apertamente e che in questi percorsi non era tollerato un pensiero “conservatore” su tematiche quali matrimonio omosessuale, aborto, transessualità.

DeSantis non avrà vita facile alle primarie: Donald Trump ha ancora una presa fortissima sulla pancia repubblicana e da un ultimo sondaggio Fox News rimane il favorito, con un 43% dei consensi, contro un 28% per il governatore della Florida (in un altro sondaggio Reuter-Ipsos è dato al 31%); gli altri sfidanti – l’ex ambasciatrice alle Nazioni Unite Nikki Haley e l’ex vicepresidente Mike Pence – sono dati entrambi al 7%. Tuttavia, la strada è ancor lunga, i sondaggi fatti un anno prima sono tradizionalmente poco significativi e molti grandi opinion leader conservatori (nonché numerosi finanziatori) non hanno ancora dato il proprio endorsement.

La maggior parte dei commentatori e, forse, anche gli stessi sostenitori del presidente Biden considerano DeSantis un avversario più pericoloso di Trump: l’ex presidente, infatti, ha dimostrato durante le ultime elezioni di midterm di non essere più popolare come un tempo, ha in corso alcuni processi che stanno minando la sua credibilità ed ampie fette dell’elettorato moderato sembrano definitivamente essersi allontanate da lui. Viceversa, il giovane DeSantis, che tra le varie cose è anche un abile comunicatore, potrebbe essere particolarmente pericoloso per l’attuale inquilino della Casa Bianca, che più volte è caduto in gaffes ed errori di comunicazione.

Biden avrà sicuramente il vantaggio di non doversi consumare in una campagna elettorale per le primarie lunga, estenuante e molto costosa e di poter cavalcare alcuni successi della ripresa economica post-Covid, proseguendo la sua attività di governo in attesa di conoscere chi lo sfiderà alle urne il 5 novembre 2024.

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