DIETRO LE NOMINE/ Rai, “scontro” Draghi-partiti: ecco i nomi sul tavolo

- Gennaro da Varzi

Sulle nomine Rai Draghi non sa cosa fare. Vorrebbe come Ad la Perrazzelli, ma si scontra con la soluzione interna. Intanto i partiti pensano alla loro parte

nomine rai La sede Rai in viale Mazzini (LaPresse)

Draghi sulla Rai non sa che pesci pigliare. Senza che ora si agitino inutilmente gli strenui difensori del nostro presidente del Consiglio, che non ci stancheremo mai di ringraziare per il suo generoso impegno alla guida del Paese, può capitare che anche il migliore su un tema così complesso, come decidere chi dovrà governare il servizio pubblico nei prossimi tre anni, non abbia le idee chiare.

Si sussurra che il premier stia chiedendo lumi un po’ a tutti, cercando di catturare un’idea praticabile e che gli consenta di venire fuori dal gioco dei veti contrapposti. L’incarico dato ad un’importante società di “cercatori di teste” ha prodotto la solita lista di nomi di semisconosciuti. Può essere affidata a persone completamente all’oscuro del prodotto Rai – e la domanda che si sente ripetere più spesso – il governo di un’azienda strategica per il paese e alle prese con un mercato esposto ad una trasformazione epocale?

Per questo motivo piacerebbe a molti una soluzione “interna”, cioè quella di due figure di esperienza scelte all’interno dell’azienda, in grado di mettere tutti d’accordo e con idee chiare su cosa fare nel prossimo futuro. Impresa davvero difficile. Dopo aver lasciato cadere una serie di proposte apparse subito troppo schierate politicamente – Andreatta, Annunziata, Botteri, Maggioni – sono improvvisamente salite le quotazioni dell’accoppiata Simona Agnes e Paolo Del Brocco. La prima è la figlia di Biagio Agnes, l’uomo di fiducia della Dc, che la Rai l’ha governata ininterrottamente per decenni. Il secondo è l’amministratore delegato di RaiCinema da 9 anni ed è considerato vicino al Pd e a Italia viva. Fu anche “indicato” direttore generale dopo Dell’Orto nel 2017 da Renzi e Gentiloni. Ma la coppia avrebbe soprattutto il consenso di quel vasto mondo di “produttori esterni” che dipendono dalle scelte della Rai e che sono molto interessati al buon andamento degli ascolti.

Draghi non sembra – dicono i ben informati – molto convinto di questa soluzione e preferirebbe come amministratore delegato una donna di sua conoscenza, Alessandra Perrazzelli, avvocato genovese, vice-direttore generale di Banca d’Italia. Un astro nascente in quel mondo di cui lo stesso Draghi ha una particolare considerazione, ma è assolutamente all’asciutto della complessa materia che sovrintende il servizio pubblico e a cui è preposta la principale azienda culturale del paese.

Anche in parlamento le cose procedono a rilento per l’individuazione dei 4 rappresentanti, due per la Camera e due per il Senato. Il centrodestra sembra orientato a confermare in blocco la sua squadra, anche per evitare nuovi conflitti con il partito della Meloni. Si andrebbe quindi alla riconferma del leghista Igor De Blasio e del rappresentante di Fratelli d’Italia Giampaolo Rossi. Per Forza Italia resterebbe alla presidenza della commissione di Vigilanza Alberto Barachini.

Qualche novità invece è attese sul fronte del centrosinistra, in particolare in casa Pd dove avanza il nome di Francesca Bria, attualmente presidente del fondo per l’innovazione tecnologica di Cdp. Economista di sinistra, vicina a Letta ed Orlando, con idee molto innovative sul tema della sovranità digitale, sostituirebbe l’orfiniana Rita Borioni, e segnerebbe una novità rilevante rispetto agli ultimi anni dove renziani e franceschiniani hanno deciso in Rai un po’ tutto. Sul fronte 5 Stelle toccherà ora a Conte indicare chi sarà il rappresentante del movimento, che rimane – serve ricordarlo – il primo partito in questo parlamento.

Accantonata ancora una volta l’idea di procedere ad una riforma radicale del meccanismo di nomina dei vertici aziendali, la politica si appresta a riprendersi la Rai senza rinunciare alle vecchie logiche di potere. Draghi non solo non riesce a far accettare il suo metodo (“i manager li scelgo io, voi dividetevi i consiglieri con il manuale Cencelli”), ma deve subire manovre e soluzioni di cui capisce solo in parte l’origine e a che cosa mirano. Ma in Rai la politica detta ancora legge, anche per il semplice motivo che tutto è vincolato al voto dei due terzi della commissione di Vigilanza per il gradimento del futuro presidente.

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