DIETRO LE QUINTE/ Caso Gregoretti, le amnesie di Conte e il loro prezzo

- Anselmo Del Duca

Il voto di lunedì sul caso Salvini-Gregoretti in giunta per le immunità non sarà decisivo: lo scontro è rinviato all’aula. Ma il prezzo politico potrebbe essere altissimo

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Dibattito sulla convocazione della Giunta per il regolamento in merito alla questione Gregoretti (LaPresse)

È il trionfo della tattica il caso Gregoretti. Per la strategia e i ragionamenti non è il momento. Il centrodestra ha forzato la mano per ottenere il voto nella giunta delle immunità prima delle elezioni in Emilia e Calabria, coinvolgendo anche la presidente del Senato, Casellati. Per tutta risposta, la maggioranza giallorossa diserterà la riunione di lunedì pomeriggio, rinviando il redde rationem sulla richiesta di processare Salvini all’aula, a febbraio. Il primo, sapendo che i suoi avversari sono contro di lui a prescindere, voleva passare per martire, i secondi non avevano alcuna intenzione di regalare quest’arma propagandistica al leader della Lega nell’ultimo scorcio di una campagna elettorale decisiva.

Il nocciolo del problema, però, è soltanto rinviato. Ed è foriero di pesantissime conseguenze politiche. Lunedì probabilmente i presenti alla riunione della giunta voteranno per il no al processo, a febbraio l’aula di Palazzo Madama con ogni probabilità ribalterà il verdetto. Sarà il momento dello scontro totale.

C’è una richiesta della magistratura che è una fotocopia di quella che il Parlamento aveva respinto e relativa al fermo imposto a un’altra nave militare, la Diciotti, sempre carica di migranti. Il giudizio politico si profila differente perché nel frattempo è cambiata la maggioranza, e Salvini da vicepremier e ministro dell’Interno si trova ora a guidare l’opposizione. Il premier, che però è lo stesso, stavolta vuole il processo da cui in aula aveva difeso con foga l’allora suo numero due. Vien chiaro che tutto questo con l’accertamento della verità non c’entra alcunché. Si tratta di giudizi politici, e come tali soggetti alla volatilità del momento.

Oggi c’è una maggioranza politica che vuole mandare sotto processo il proprio principale avversario politico, questo è il succo della questione. E per uno Zingaretti che assicura che “gli avversari si battono con la politica e non con le manette” c’è tutto un pezzo di establishment giallorosso che si frega le mani all’idea di vedere Salvini eliminato per via giudiziaria.

Non si dimentichi che fra i reati di cui Salvini è accusato c’è anche l’abuso di ufficio, grazie a cui avrebbe bloccato per cinque giorni i 131 migranti raccolti dalla nave Gregoretti, impedendo loro di scendere a terra, mentre se ne trattava il ricollocamento con i partners europei. E l’abuso d’ufficio è uno dei reati per cui la legge Severino prevede in caso di condanna di primo grado la sospensione per gli eletti, la decadenza in caso di sentenza definitiva.

Davvero esiste un pezzo di maggioranza che pensa a questo come unico modo di liberarsi di Salvini? Molti indizi lo fanno supporre, e giustificano la furibonda reazione di Salvini che immagina un afflusso oceanico al momento del processo e uno scontro frontale con la magistratura e gli avversari politici. Certo, la strumentalizzazione per passare da vittima è evidente, ma altrettanto evidente è l’attacco che si avanza contro di lui. E un’altra risposta possibile da parte dell’ex ministro dell’Interno potrebbe essere l’intensificazione del pressing sui senatori grillini delusi per attrarli alla Lega e far mancare i numeri a Palazzo Madama, magari promettendo la rielezione nel caso di fine anticipata della legislatura.

Puntare sull’opzione “fine del mondo” produrrebbe una lacerazione totale, delegittimerebbe profondamente le istituzioni. Non si tratta di questioni meschine come quella che portò alla decadenza di Berlusconi invischiato nel caso Ruby e delle Olgettine. Qui si discute del tentativo, giusto o sbagliato che fosse, di fermare il flusso migratorio incontrollato. La lacerazione coinvolgerebbe anche l’opinione pubblica, che è destinata inevitabilmente a spaccarsi fra favorevoli e contrari. Non dimentichiamo che la crescita del consenso per la Lega non è stata frenata né dai 49 milioni di fondi pubblici da restituire, né dalle indagini relative ai contatti con Mosca. È facile pensare che un ministro che vuol tutelare i confini possa facilmente incrementarlo.

Il prezzo politico del tentativo di mettere fuori gioco Salvini per via giudiziaria potrebbe essere davvero elevatissimo, ma in pochi a sinistra sembrano accorgersene oggi. A una risposta politica in grado di prosciugare il bacino elettorale del centrodestra lavora solo una minoranza.

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