DIETRO LE QUINTE/ Il Colle non aspetta Conte e lascia il Governo appeso a un filo

- Anselmo Del Duca

Mattarella si è smarcato da Conte: non può benedire l’operazione “responsabili”, che però va avanti lo stesso, per isolare Renzi

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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (LaPresse)

Se l’intento di Conte era quello di affrancarsi dalla spada di Damocle di Renzi pendente sopra la sua testa, l’impressione è che la strada si sia fatta all’improvviso tutta in salita. Lo scontro fra i due è ormai totale e sotto gli occhi di tutti, e non potrà protrarsi a tempo indeterminato. Dovrà avere un vincitore, e dovrà averlo in tempi brevi.

Non è servito al premier chiedere udienza al Quirinale. Mattarella non ha affatto gradito essere tirato per la giacchetta. Quanto a metà giornata di una domenica campale il Quirinale fa trapelare “stupore” per le ricostruzioni del colloquio uscite sui giornali, si capisce che il Capo dello Stato è furibondo. Va bene essere rispettosi del gioco parlamentare, ma da qui a essere considerato il nume tutelare di un piano teso a sostituire i renziani con una pattuglia di nuovi Scilipoti ce ne passa. Era stato, del resto, lo stesso portavoce del presidente del Consiglio, Rocco Casalino, fra il serio e il faceto ad adombrare la nascita di un Conte ter senza Italia Viva. Dopo la nota del Quirinale anche Palazzo Chigi si è così trovato nella necessità di smentire ufficialmente la ricerca di una nuova maggioranza, che rimane comunque il tema del momento. Ne andava dei rapporti con il presidente della Repubblica.

Era stato però uno dei più autorevoli esponenti del Pd, Goffredo Bettini, considerato un autentico ideologo del Nazareno a mettere in chiaro questa ipotesi, e non per scherzo: “Si deve lavorare subito per allargare la maggioranza che sostiene il premier rendendo scarica la minaccia della crisi”, ha scritto. Sui giornali sono apparsi gli elenchi dei nomi e dei cognomi dei presunti nuovi “responsabili”, una decina di senatori di Forza Italia, e una mezza dozzina di renziani, supposti pentiti e sulla via del ritorno a casa, stile figliol prodigo.

La pioggia di inevitabili smentite che è seguita nell’arco del pomeriggio domenicale costituisce la più evidente prova che l’operazione per sterilizzare Renzi con le sue bizze si sta rivelando assai più difficile del previsto. Nonostante che la strada per un veloce ritorno alle urne sia quasi completamente ostruita dal referendum sul taglio dei parlamentari e dal successivo aggiustamento della legge elettorale, le sorti del governo rimangono incerte ed appese a un filo.

Da Italia viva fanno sapere che voteranno la fiducia che in settimana verrà posta sul decreto “milleproroghe”, ma un altro motivo di scontro frontale come la prescrizione non sarà difficile da trovare. E anche quello della prescrizione non è un tema del tutto archiviato.

Ormai è evidente che per Conte il nemico numero uno continua a chiamarsi Matteo, anche se ha cambiato cognome: in estate era Salvini, oggi Renzi. In palio fra i due la guida di un’area moderata che uno che se ne sente parte come Gianfranco Rotondi valuta in almeno il 15% potenziale dell’elettorato. Rotondi dice di aver pagato un sondaggio riferito alla leadership di Conte, e questa dichiarazione lo pone di diritto in cima alla lista dei potenziali nuovi responsabili alla Alfano, come lui provenienti dalle fila berlusconiane, che però sono sembrate rinsaldarsi di fronte alla fuga di notizie.

Anche in casa democratica non è che tutti la pensino come Bettini. Un altro pezzo da 90 come Franceschini ha già dimostrato di essere contrarissimo al bis dell’operazione dei responsabili. E non è l’unico. Unici alla finestra, che non hanno altra scelta che stringersi intorno a Conte, sono i 5 Stelle. Per loro non ci sono alternative all’attuale maggioranza. 

Par di capire che a farsi cacciare da Conte Renzi non ci stia, assolutamente. Può essere solo lui a deciderlo, qualora dovesse valutare più utile in termini di consenso passare all’opposizione e fare da lì concorrenza a Conte e al Pd per la guida dell’area moderata lasciata scoperta dalla crisi di Forza Italia.

Questa contesa fra lui e l’attuale inquilino di Palazzo Chigi non può però protrarsi a tempo indefinito. Per il governo costituirebbe la paralisi, ancor più di quanto già non sia. Una situazione che anche il Quirinale non può permettere a lungo. Se nuovi equilibri devono nascere, devono nascere in fretta.

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