DIETRO LE QUINTE/ “Italia ostaggio della Cina, serve subito un partito pro Usa”

- Giulio Sapelli

Su politiche di difesa e interessi nazionali lobby potenti e Pd spingono verso la Cina. Il ministro Guerini è negli Usa e si spera che capisca: va riannodato il rapporto con Washington

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Palazzo Chigi (Lapresse)

Il ministro Guerini è volato negli Usa, dove sono in corso significativi colloqui che possono essere molto importanti per tentare di radicare nuovamente le politiche di difesa italiane all’interno di quel rapporto con Washington che trova nelle politiche di guerra – non nella guerra – il punto archetipale di qualsivoglia politica d’interesse nazionale.

In questi ultimi anni, a partire dal governo Renzi, l’interesse nazionale è stato sacrificato, e non solo per via del vincolo esterno classico – ossia quello che esiste da Maastricht in poi e che è una sorta di pilota automatico franco-tedesco che allontana l’Europa dalla Nato e dagli Usa continuamente, per via di cambiamenti lenti e inesorabili, come quelli imposti dalla teoria funzionalista alla Jean Monnet, dopo la creazione irreversibile dei partiti personali pluricefali, e quindi a geometria variabile di controllo.

I modelli di lobby esemplari, a tal proposito, sono quello alla De Benedetti, in guisa di provvista di plusvalenze su operazioni che hanno come modello la controriforma delle banche popolari, oppure quello del plurigemellare (hard and soft) potere situazionale di fatto esercitato dalla Cina su infrastrutture tecnologiche e creazione di istituzioni di cultura, come per esempio il Centro italo-cinese di diritto romano alla Sapienza.

Questo potere situazionale di fatto esterno, che sradica l’interesse nazionale, ha costituito, per esempio, il cuscino sacrale dell’accordo segreto sino-vaticano sulla nomina dei vescovi, da cui è poi scaturito – tramite il network di Villa Nazareth con verniciatura giuridico-privatistica genovese – il primo ministro Conte, corpo del potere pluriformico tra due governi senza mai essere eletto dal popolo! Potenza confuciana e potenza gesuitica unite insieme, anche qui di fatto, in funzione anti-nordamericana oltre che anti-occidentale tout court.

E lo sradicamento è altresì in corso nell’Africa del Nord con pattugliamento turco di Tripoli già in atto e divisione concordata della Libia tra Turchia, Egitto e Russia (non dimentichiamo mai che la Turchia si fa certo neo-ottomana, ma giocherà sempre tra Usa e Russia, perché entrambe le due forze hanno e avranno vieppiù necessità nel ruolo anti-iraniano).

La ricompensa che la Francia otterrà per la perdita d’influenza in Libia, dove pure aveva guidato nel 2011 la guerra contro Gheddafi, sarà l’assorbimento dell’Eni in Total e in qualche filiale di PetroChina, che già opera in Libia, guidata da ex amministratori e dirigenti Eni dell’era Amato e Prodi, ossia dell’era della spoliazione via privatizzazioni e via finta lotta alla corruzione. E nella nuova era, segnata da scarsità di risorse, deflazione secolare e ricomposizione dell’Ue via Brexit, la spoliazione avviene, e avverrà, manu militari.

Per questo il viaggio di Guerini negli Usa è così importante, forse più importante di quanto ne sia consapevole il competente e serio ex democristiano. Noi lo speriamo e speriamo che riallinei il radicamento, implementando gli F-35 e la nostra presenza nei Balcani e in Iraq, nonché a fianco della Grecia in quel di Cipro, ricordando a tutti che lo Stato turco-cipriota non è riconosciuto a livello internazionale. E così facendo si potrà ritrovare un ruolo atlantico italiano anche rispetto alla vicenda Ucraina.

Oggi che il Regno Unito ritrova la sua naturale via di potenza transatlantica e di equilibrio tra Francia e Germania, è quanto occorre per non sbilanciare troppo in funzione anti-nordamericana un’Europa che non potrà mai essere unita se non solo con petizioni di principio.

L’abbandono della vertigine pro-Cina sarà il compito più difficile, perché tutte le classi alte italiane istituzionalmente potenti sono già esterogestite dal soft and money power cinese, che ha lavorato alacremente per due decenni già nell’era di Hua Guofeng e che ha trovato in Xi Jinping la sua versione più minacciosa e brutale: sradicare l’interesse nazionale cinese, tuttavia, non sarà possibile con questo governo.

La sparizione organica della mucillagine peristaltica Cinquestelle lascia un vuoto che il Pd può sì colmare, ma in funzione ancor più anti nord-americana e filo-cinese, perché il Pd è partito di compagnie di ventura e di compagnie regionali micro-imprenditoriali con forti aree di ripatrimonializzazione dello Stato, come dimostreranno le nomine su cui già si è scatenata la lotta fratricida tra compagnie di ventura e vincoli esterni. Uno spettacolo grandioso tra la caduta degli dei senza cosmogonia e giocatori di tressette di una compagnia gonfia di nubi.

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