Don Antonio Mazzi piange a Domenica In/ Roby Facchinetti: “Mia figlia stette male…”

- Alessandro Nidi

Don Antonio Mazzi, che ha da poco compiuto 90 anni, torna a Domenica In. Il racconto commosso di Roby Facchinetti per quanto accaduto in passato.

don mazzi domenica in
Don Antonio Mazzi, Domenica In

Don Mazzi ha regalato sorrisi e commozione a Domenica In con le sue lacrime e anche le parole di chi in questi anni gli è stato legato. Tra questi ci sono anche i commenti commossi di Roby Facchinetti, una delle colonne di quello splendido sogno chiamato Pooh. Il padre di Francesco ha raccontato alcuni episodi davvero tristi nei quali Don Mazzi l’ha sostenuto: “Quando mia moglie è stata operata e quando mia figlia è stata male tu ci sei sempre stato”. Roby regala emozioni e brividi al fresco 90enne e si commuove lui stesso, raccontando questi episodi con le lacrime agli occhi. Ricordiamo che sia la moglie Giovanna che la figlia Giulia hanno avuto dei problemi di salute non indifferenti in passato e che l’uomo, come ribadito dal cantante, è stato spesso presente in ospedale per portare tutto il suo affetto e il suo sostegno. Storie che ci dimostrano ancor più la caratura umana di questo splendido personaggio. (agg. di Matteo Fantozzi)

LA SORPRESA DEI RAGAZZI DI EXODUS

Dopo l’interruzione per lasciar spazio alla diretta di papa Francesco, Mara Venier riprende la sua intervista a don Antonio Mazzi. Dal sacro al sacro, dunque. Il parterre, nel frattempo, si è arricchito di altri due ospiti: Giampiero Galeazzi e Stefano Masciarelli. I tre ricordano le vecchie Domenica In, i bei tempi in cui don Mazzi ha conosciuto e in qualche modo “adottato” la Venier. I due condividono il fatto di essere rimasti orfani giovani. A proposito della sua giovinezza, don Antonio ricorda: “Sono stato un ragazzo difficile, un figlio difficile. Mia madre ha sempre pianto, anche quando sono diventato prete. In quel momento ha detto: ‘Questo rovina la chiesa!’”. Scherzava, naturalmente, ma le sue parole nascondevano un senso profondo: sapeva, infatti, che quel “figlio” sarebbe stato un “padre” rivoluzionario. La sua non è stata una missione convenzionale, ma ha avuto di certo la sua ragion d’essere. Lo testimoniano i ragazzi di Exodus, che grazie a lui – a Dio – hanno avuto la loro possibilità di riscatto. Oggi, quegli stessi ragazzi, gli fanno una sorpresa in studio. (agg. di Rossella Pastore)

DON ANTONIO MAZZI: “NON LEGGEREZZA, MA BELLEZZA”

Don Antonio Mazzi si è raccontato in una lunga intervista a Domenica In, tra un momento di allegria con Roby Facchinetti ed uno di ampia riflessione. “Da giovane suonavo il pianoforte, ero innamorato del sax contralto, lo suonavo. Nel 1950, a Ferrara andavo con una ventina di miei disperati e suonavamo le canzoni della parrocchia di allora”. A Roby Facchinetti che definiva la vita semplice, ha replicato con durezza: “No, la vita non è semplice ma è bella. Questa non è leggerezza, questa è bellezza”. Mara Venier ha quindi letto una lettera molto intensa scritta da una ragazza che ha avuto modo di conoscere Don Mazzi: “Sono arrivata qui nella tua casa e grandi braccia hanno messo fine alla mia fuga, con l’abbraccio che ha calmato un pianto infinito, mi hai preso per mano e accompagnato alla scoperta della differenza tra fuga e cammino, tra nascondersi e cercarsi, tra sentirsi persi ed esserci, tra guardare e toccare. Su questa strada ho ritrovato mio padre, la mia famiglia, le radici che credevo di non avere, la mia storia quella vera e la bambina che ero. Caro don grazie per avermi insegnato a camminare nel deserto, ho imparato a sognare  e ho compreso il senso dell’essere ben radicato nella realtà”. Parole, queste, che hanno commosso don Mazzi fino alle lacrime. “Sono storie straordinarie, questa ragazza qui quando è arrivata era disperata”, ha commentato. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

LEI PIANGE: “HA SOSTITUITO MIO PADRE”

Don Antonio Mazzi non pensa al tempo che passa. Questo è uno dei “segreti” per vivere bene e a lungo. Un altro, forse il più importante, è il seguente: “Io sto bene solo in mezzo ai matti e ai disperati. Coi normali, non ce la faccio”. Mara Venier, che in lui ha trovato un padre, si sente chiamata in causa: “Il fatto che noi stiamo così bene insieme, cosa vuol dire?”. “Che sei entrambe le cose (matta e disperata)”, ride il sacerdote. E a proposito di risate, ecco il videomessaggio di Fiorello: “Ciao don Mazzi, come stai? Volevo farti gli auguri. Adesso che sei diventato maggiorenne, devi mettere la testa apposto. È un periodo bello, per noi interisti. Visto che siamo primi in classifica?”. Dopo gli auguri, spazio al racconto della sua vita: “Non ho ancora raggiunto l’uso della ragione. Uno come me, se usa solo la testa, non vive”. Poi parla della figura di Giuda, su cui ha a lungo meditato: “Quando il sogno è tramontato, prima ha tradito l’uomo, poi ha rovinato anche se stesso. È la storia di tanti di noi. Tutti siamo dei piccoli Giuda. Alcuni ne vengono fuori, altri no”. Infine, la Venier fa vedere il filmato della sua ultima ospitata: “Nessuno sa, nessuno può capire. Io ho perso mio padre a vent’anni. Quello che ha sostituito mio padre, sei stato tu”, dice la conduttrice tra le lacrime. “Qualche miracolo succede anche in televisione”, commenta lui. (agg. di Rossella Pastore)

LE DICHIARAZIONI SULLA FAMIGLIA

Lo storico sodalizio si ricompone: quest’oggi, 8 dicembre, a “Domenica In” don Antonio Mazzi riabbraccia Mara Venier, che per cinque anni, dal 1993 al 1997, ha aperto le porte del suo studio televisivo al sacerdote veneto. Difficile, dunque, immaginare un modo migliore per celebrare il novantesimo compleanno di don Mazzi, un uomo che ha messo la propria esistenza al completo servizio del prossimo, fors’anche per via della sua infanzia difficile: “Vengo da una famiglia di contadini del Veronese – ha raccontato in un’intervista concessa al settimanale ‘Oggi’ –. Mio padre aveva cominciato a lavorare come ferroviere, ma è morto a 30 anni di broncopolmonite. Io avevo 15 mesi e mio fratello è nato 5 mesi dopo. Abbiamo sofferto la fame. La mamma, che era ricamatrice, non è stata né madre né padre. Non ricordo un suo bacio. Mi è stato vicino il nonno paterno, Eugenio, perché ero il nipote più problematico. Sono stato un ragazzo difficile. Ero irrequieto, indisciplinato. In terza media sono stato bocciato per cattiva condotta. Volevano mandarmi a studiare in seminario, mi sono opposto. Poi ho fatto il liceo a Verona, da don Calabria, che accoglieva ragazzi in difficoltà. Non volevo fare il prete”.

DON ANTONIO MAZZI, LA VOCAZIONE E “EXODUS”

Quale fu, dunque, la genesi della vocazione di don Mazzi? “Dopo l’alluvione del novembre 1951, che distrusse il Ferrarese – rivela il parroco a ‘Oggi’ –, accogliemmo nell’edificio del seminario 300-400 persone. Mi colpì un bambino allegro, in quei giorni di tristezza: aveva perso la famiglia, ma mi disse che era contento. Era stato violentato dal padre, dallo zio, da altri familiari. Ho sentito il bisogno di proteggere, la voglia di paternità. Nasceva dalla mancanza di mio padre: senza quel vuoto non sarei diventato prete. Ho deciso senza ragionamento, dando ascolto ai sentimenti. Sono stato ordinato il 25 marzo 1956: da lì, la mia vita è cambiata”. Un cambiamento impreziosito dalla nascita di “Exodus”, nel 1984: “Da noi sono passati migliaia di ragazzi. Abbiamo 40 comunità in Italia e 6 nel mondo, che si occupano di dipendenze, ma pure di formazione: sono centri aperti, ospitano persone che studiano, lavorano. Il mio principio è seminare. Lo dico sempre agli educatori: non andiamo mai in fondo al campo a vedere cosa si raccoglie. Stiamo in mezzo”. La delusione più grande? “Fabrizio Corona. Con lui ho perso solo tempo, pensavo di farcela, ma si sente la divinità di se stesso”.

L’ULTIMA PROVOCAZIONE DI DON MAZZI

Nelle scorse ore, tra l’altro, don Mazzi è intervenuto sulle frequenze di Radio24, nell’ambito del contenitore “Uno, nessuno, 100Milan”, con dichiarazioni shock sulla Santa Sede. “Il Vaticano deve scomparire e il Papa deve tornare in una casetta ad Assisi. Guardate cosa ha addosso un cardinale: dalla collana e la croce d’oro all’anello con il diamante. Solo con il vestito che indossa potrebbe sfamare 10 africani”. E ancora: “Ma non si vergognano? Chiuderei il Vaticano e San Pietro diventerebbe una chiesa normale”. Non solo: “I Musei Vaticani li darei in affitto ai giapponesi e ai cinesi e i cardinali li manderei in Africa, ove c’è bisogno di preti”. Per poi chiudere, provocatoriamente: “Immaginate il cardinal Bertone in Africa, senza attico e senza vestito rosso”. Affermazioni “forti”, destinate a far discutere e che, probabilmente, saranno analizzate nel corso della diretta odierna di “Domenica In”. Don Mazzi torna a casa, torna da Mara Venier e dalle telecamere che hanno contribuito a renderlo un volto noto per milioni di telespettatori: appuntamento su Rai 1.

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