DON RAFFAÉ/ Il compleanno di De André, la morte di Raffaele Cutolo

- Paolo Vites

La canzone Don Raffaè venne scritta da Fabrizio De André pensando al camorrista Raffaele Cutolo, morto ieri

Fabrizio De André
Fabrizio De André, foto da Twitter (2019)

FABRIZIO DE ANDRÉ E RAFFAELE CUTOLO: L’INTRECCIO MISTERIOSO TRA COMPLEANNO E MORTE

Curiose le coincidenze di vita e morte. Oggi sarebbe stato l’81esimo compleanno di Fabrizio De André, il celebre cantautore genovese scomparso per tumore nel 1999, ieri invece è morto Raffaele Cutolo, intorno al cui personaggio De André scrisse (insieme a Massimo Bubola per il testo e con la musica di Mauro Pagani, che si ispirò al brani ‘O caffè di Domenico Modugno) la canzone Don Raffaè. In realtà il brano non era dedicato al camorrista morto ieri, anche se lui, preso dal suo narcisismo, credette fosse così tanto da scrivere una lettera al cantautore ringraziandolo e facendogli i complimenti: “Non capisco come abbia fatto a cogliere la mia personalità e la mia situazione in carcere senza avermi mai incontrato”. Il brano invece, che rivide insieme dopo diversi anni la coppia De André-Bubola che già avevano composto insieme dischi di successo come Rimini e L’indiano, descriveva la vita di una guardia carceraria, Pasquale Cafiero, che serviva e riveriva il camorrista, come purtroppo succede davvero.

DE ANDRÉ-CUTOLO, IL BRIGADIERE E IL CAMORRISTA

E’ insomma un monologo di un immaginario brigadiere del carcere di Poggioreale “dal Cinquantatré”, che racconta il suo rapporto ossequioso con un detenuto eccellente di cui si riporta solo il nome, Don Raffaé: questi, nonostante la sua condizione, vive nel privilegio e nella comodità e non ha problemi a elargire favori anche piuttosto comici (“Voi tenete un cappotto cammello/che al maxi-processo eravate ‘o cchiù bello […] pe’ ‘ste nozze vi prego, Eccellenza/mi prestasse pe’ fare presenza io già tengo le scarpe e ‘o gilley Gradite ‘o Campari o volite o cafè?”). De André venne accusato di aver omaggiato la criminalità. Era invece una feroce satira contro lo stato (“Lo Stato, che si costerna, s’indigna s’impegna/ poi getta la spugna con gran dignità”, frase che l’avvocato della casa discografica consigliò di eliminare, ma rimase ). Il riferimento era al rapimento del politico democristiano Ciro Cirillo,  il governo si rivolse proprio a Cutolo per ottenere la liberazione. Così i percorsi di due uomini completamente diversi si intrecciarono grazie a una canzone, si dispersero e oggi si sono riuniti, nel ricordo della nascita di uno e della morte dell’altro. Il fatto è che l’arte, a volte, è più reale della realtà.

© RIPRODUZIONE RISERVATA