Donato Bilancia/ Serial killer più spietato d’Italia: 13 ergastoli, ucciso dal Covid

- Emanuela Longo

Donato Bilancia, il processo al serial killer più temuto d’Italia nella puntata di Un giorno in pretura: 17 omicidi e 13 ergastoli

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Donato Bilancia

Donato Bilancia, il caso a Un giorno in pretura

La nuova stagione di Un Giorno in Pretura riparte nella seconda serata di oggi 18 settembre con il processo a carico di Donato Bilancia. L’uomo fu considerato come il serial killer più temuto d’Italia. Si è spento all’età di 69 anni, lo scorso 17 dicembre, a causa del Covid, in carcere a Padova dove stava scontando 13 ergastoli. Diciassette, in tutto, le persone uccise. I delitti si sono consumati quasi tutti in Liguria tra il 1997 ed il 1998, nell’arco di circa sette mesi. Bilancia usava una P38 per commettere i suoi assassini, i primi per mera vendetta, poi probabilmente solo per il piacere del sangue.

Tanti gli appellativi a lui attribuiti, dal momento che gli stessi omicidi di cui si macchiò furono sempre ritenuti illogici. Da qui fu ribattezzato “serial killer dei treni” sebbene uccidesse anche sui marciapiedi. Gli fu attribuito anche quello di “mostro di Liguria”, ma non tutti i delitti avvennero nella stessa Regione. Quindi “serial killer delle prostitute”, ma tra le sue vittime vi erano anche metronotte e commercianti. Certamente Donato Bilancia, chiamato anche Walter, fu tra i più spietati criminali italiani che tuttavia non riuscì ad avere la meglio contro il Covid morendo dopo 22 anni di reclusione.

Donato Bilancia e l’inizio della furia omicida

Per via della lunga lista di delitti, Donato Bilancia fu condannato a 13 ergastoli. Dopo il suo arresto avvenuto il 6 maggio 1998 decise di vuotare il sacco e rendere una confessione piena. Un racconto lungo che prese il via sin dall’infanzia difficile caratterizzata da un rapporto complesso con i genitori. Seguì l’omicidio-suicidio del fratello, il gioco d’azzardo, i debiti ed i primi furti per tentare di porre rimedio.

A scatenare la sua furia omicida, come rammenta Corriere della Sera, fu però la scoperta del tradimento da parte del suo migliore amico, Maurizio Parenti. Era l’estate del 1997 quando l’amico lo portò in una bisca clandestina. Dopo le prime vincite iniziarono a giungere le sonore sconfitte. Una sera però Bilancia sentì una conversazione tra l’amico e il gestore del locale che lo sconvolse, comprendendo di essere stato tradito da Parenti. Il 14 ottobre 1997, Bilancia si recò nell’abitazione del gestore, lo legò con il nastro adesivo e lo soffocò. Quello fu il solo delitto commesso senza la sua P38. Dieci giorni dopo toccò all’amico Parenti freddato insieme alla moglie a colpi di pistola. Dopo l’iniziale vendetta però, nella testa del killer accadde qualcosa e la scia di sangue fu difficile da fermare.

I delitti e le condanne

I successivi omicidi commessi da Donato Bilancia apparvero del tutto illogici. A finire nel suo mirino furono i coniugi Bruno Solari e Maria Luigia Pitto, titolari di un’oreficeria. Poi toccò a Luciano Marro, cambiavalute, ed al metronotte Giorgio Canu, Il delitto considerato il più efferato però fu quello commesso il 12 aprile del 1998 sul treno Intercity La Spezia-Venezia. In quella occasione buttò giù la porta del bagno del vagone uccidendo sempre a colpi di pistola Elisabetta Zoppetti.

Proprio sui treni Bilancia colpì più volte ma ad incastrarlo furono le multe della Mercedes sulla quale viaggiava che coincidevano con le date di alcuni dei delitti commessi. La vera prova che condusse dritto a lui fu il suo Dna sul mozzicone di sigaretta rinvenuto accanto al cadavere di una vittima e che mise fine alla lunga caccia all’uomo. Da qui seguì il carcere con la condanna a 13 ergastoli per 17 omicidi e a 16 anni per il tentato omicidio di Lorena Castro, con sentenza del 12 aprile 2000 del tribunale di Genova (confermata anche in Appello e Cassazione).



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