TERRA SANTA/ Salam, una mamma malata di cancro: “vivo per la gioia intorno a me”

- La Redazione

Salam è una madre palestinese che, colpita dal cancro, non si è data per vinta, e ora offre aiuto ai bambini malati dell’Ospedale Pubblico di Betlemme e alle loro famiglie 

Salam
Un'immagine di Salam

Salam è una donna palestinese, madre di 5 figli, sposata all’età di 14 anni. Nonostante la sua vita già difficile in una terra prima in guerra e poi sotto occupazione, ha continuato a studiare riuscendo a laurearsi in Psicologia. Improvvisamente però quando pensava di aver sistemato tutti i “pezzetti” della sua vita si è ammalata di cancro. E’ riuscita comunque a trovare la forza e la determinazione per andare avanti grazie all’amore per i suoi figli.

Il personale medico dell’ospedale pubblico di Betlemme è rimasto talmente colpito dalla sua forza e voglia di vivere che ha deciso di assumerla per supportare psicologicamente i bambini malati di cancro e i loro familiari aiutandoli ad affrontare le problematiche connesse con la malattia.

Di confessione musulmana, Salam ha incontrato la Fondazione Avsi poiché la figlia Sajida frequenta la scuola Terra Santa St. Joseph di Betlemme, cattolica, beneficiaria del progetto “Sostenere l’Emergenza Educativa nei Territori Palestinesi”. Salam ha deciso per curiosità di frequentare il corso Self-confidence of the mothers in relationship with their children, “Fiducia in sé nella relazione con i figli” riservato alle madri della scuola. 

Quando Salam ha scoperto che anche la figlia Sajida è malata di cancro, poteva essere la fine, l’ingresso nel buio della disperazione. Ma per Salam così non è stato: la grande amicizia incontrata in quel luogo le ha fatto compagnia e l’ha sostenuta, dandole la forza di andare avanti e di finire il corso. Ecco il suo racconto.                                     

“Questa è la mia storia: sono una madre palestinese della città di Betlemme, la città natale di Gesù Cristo, ma sono nata a Dubai, nel Golfo Arabo.

Mi sono sposata a 14 anni e ho terminato la mia educazione durante la mia vita da sposata, mi sono iscritta all’università e ho studiato psicologia e psicanalisi. La mia vita non era dura o triste, lavoravo sodo e volevo che le cose andassero avanti per il meglio.

Ho cinque figli, tre ragazzi e due ragazze. La più grande, Maysoun, ha 18 anni ed è un’artista, una poetessa, e studia musica. Muhammad ha 17 anni, è un bel ragazzo, ama la vita, è molto responsabile e studia al Terra Sancta College. Suleiman e Ibrahim sono due bei gemelli, ma purtroppo Suleiman ha avuto un incidente che gli ha procurato molte ustioni. A causa delle bombe e dei razzi lanciati durante gli scontri a seguito dell’occupazione della chiesa della Natività qui a Betlemme, la nostra casa venne incendiata e Suleiman, che allora aveva tre anni, rimase ustionato per metà del suo corpo. Qui è iniziato il mio viaggio. Dio mio, come è dura la vita! 

Per la pressione psicologica e una vita in continua lotta, e sempre più incapace di sopportare ulteriori difficoltà, ho scoperto di avere il cancro. Avevo 29 anni, ora ne ho 36. Ho cominciato a perdere gusto nella vita, le sessioni di cura del tumore erano molto pesanti, e l’unica ragione per continuare erano i miei figli. Così ho superato la malattia e sconfitto la tristezza. Pregavo Dio di mantenermi in vita solo per i miei figli.

Quando mi sono resa conto di questo, ho cominciato a frequentare il corso “Fiducia in sé nella relazione con i figli” per le mamme degli studenti del Terra Sancta College, che mi ha fatto dimenticare la tristezza. Sono stata riempita d’amore e ho trovato nei dottori e nelle suore un modello perfetto da seguire. Ma sono stata colpita ancora una volta, quando ho scoperto che mia figlia Sajida, che ha 10 anni e studia alla scuola Terra Sancta, è ammalata di tumore linfatico di tipo maligno. Ora ho bisogno di riprendermi da tutti questi dolori e queste pene, così da poter continuare. 

Racconto la mia storia come se fosse un mosaico che ritrae una mamma palestinese di Betlemme che crede con forza nella vita, con determinazione e costanza. Mi ritrovo spesso a ringraziare tutte quelle grandi creature alle quali Dio ha dato tanto amore da diffondere a quelli che stanno attorno, senza chiedere niente in cambio, a questa solidarietà, a chi porta avanti questo progetto umanitario. Grazie, Salam”

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