Adolescenti / In aumento il consumo di psicofarmaci

- La Redazione

Uno studio effettuato su bambini e adolescenti americani rileva un aumento del 33% del consumo degli psicofarmaci per la sindrome da deficit dell’attenzione, col benestare dei genitori

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Immagine di archivio

Sicuramente in America hanno un rapporto molto diverso rispetto al nostro con psicologi, psichiatri e psicofarmaci, e i risultati di un recente studio mettono in evidenza proprio la propensione negli Stati Uniti verso un uso piuttosto libero, se non eccessivo di psicofarmaci in età scolare, con un incremento del loro uso negli ultimi 5 anni del 33%.

La ricerca effettuata da Drugfree.org e MetLife Foundation rileva come un adolescente americano su 8 (cioè il 13%) abbia assunto almeno una volta nella vita il Ritalin o l’Adderal, addirittura senza prescrizione medica.

Ma di cosa si tratta? Il ritalin e l’adderal, farmaci comunemente prescritti a bambini e adolescenti con diagnosi di ADHD, la sindrome con deficit da attenzione e iperattività, sono in pratica stimolanti cognitivi, farmaci che, a volte usati da studenti con facoltà cognitive assolutamente normali, aiutano ad avere un’iperefficienza.

Dei ragazzi che ammettono di fare uso di questi farmaci uno su cinque ha meno di 14 anni, e oltre un quarto sostiene che ricorrere ai farmaci sia più sicuro che fare uso di droghe e sostanze illegali. Una tendenza favorita anche dal lassismo di genitori e operatori sanitari.

Quasi un terzo delle madri e dei padri sostengono infatti che farmaci come questi, se prescritti a ragazzi che non hanno l’Adha, li aiutino a migliorare il loro rendimento scolastico, senza metterli in guardia sugli effetti collaterali, tanto che in America si comincia a parlare di “neurologia estetica”, una tendenza che col tempo verrà tollerata come la chirurgia estetica, giustificandola anche col fatto che ha dei fini meno frivoli di quest’ultima. 

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