Libri / Francesco Falconi: un giovane scrittore e le sue “muse”

- Ilenia Provenzi

Francesco Falconi è un giovane autore che spazia tra vari generi letterari. La sua ultima fatica “Muses” parla di Alice, una ragazza dai poteri straordinari. L’intervista di ILENIA PROVENZI

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Immagine di copertina di "Muses"

“Alice è una ragazza cresciuta nella periferia di Roma, con un padre alcolizzato e violento, una madre incapace di difenderla e dimostrarle affetto.”
Così Francesco Falconi descrive la sua Alice, la protagonista di Muses, il romanzo pubblicato da Mondadori che riporta in auge le nove Muse della tradizione classica coniugandole con una storia moderna, nella quale una ragazzina in fuga a Londra scopre di avere un dono speciale. Un dono che, purtroppo, è anche una maledizione.
“Alice è reale perché nasce da una mia esperienza di vita”, ci racconta il giovane autore. “Ero in un autobus a Roma, quando entra una ragazza identica alla Alice di Muses: vestita di pelle nera, tatuata, capelli corti e ossigenati. Si siede nell’unico posto vuoto, accanto a una signora di mezz’età. Quest’ultima la squadra dall’alto in basso, si alza con aria disgustata e sussurra: “brutta lesbica”. È stato un episodio, se vogliamo, di razzismo e superficialità che mi ha ispirato la protagonista del romanzo. E Alice è proprio così: un’emarginata, una ragazza con un’infanzia difficile, un’adolescenza allo sbando tra compagnie sbagliate e l’esperienza di un carcere minorile. Il viaggio a Londra alla ricerca delle sue origini rappresenta una liberazione e una catarsi, fino alla scoperta di essere la reincarnazione della Musa della Musica e del potere, affascinante e al contempo pericoloso, di poter influenzare le masse tramite l’arte.”

Muses si rivolge principalmente a un pubblico giovane, ma Francesco racconta di non essere mai partito da un particolare target di riferimento nella stesura delle sue storie.

“Esistono libri catalogati per bambini che sono dei must da leggere per gli adulti. Il Piccolo principe ne è un esempio. Ho iniziato a scrivere quando avevo 14 anni, perché amavo il fantasy e desideravo evadere con una storia che fosse tutta mia. Alcuni dei miei romanzi sono rivolti a un pubblico più giovane, come Estasia ed Evelyn Starr; mi sono impegnato nel romanzo sociale con Gothica, parlando degli OGM e clonazione, ho scritto una biografia di Madonna, ho sempre cercato un trait d’union tra l’arte e la letteratura. Ho in cantiere anche storie che non hanno alcun riferimento fantastico o soprannaturale, perché desidero mettermi alla prova con altri tipi di narrazione. Per me la scrittura è la forma naturale di espressione, specchio del mio cambiamento, e anche palestra di sperimentazione.”

Scrivere per il pubblico young è una vera sfida, perché, come sottolinea Francesco, “i bambini non vanno ingannati né sottostimati. Tutt’altro, scrivere per un target più basso è ancora più difficile perché si può cadere nella pretesa del didascalico, nella strutturazione piatta dei personaggi.” Ma è anche entusiasmante, poiché “i ragazzi sono naturalmente predisposti a sognare e a immedesimarsi in una storia, liberi da preconcetti e barriere. Un’attitudine che non dovremmo perdere mai.”

Parlando di scrittura, chiedo a Francesco quale sia secondo lui la parte migliore del lavoro dello scrittore, e quale la più difficile.
“La parte più stimolante è quella creativa, il momento in cui nasce all’improvviso una storia. È una scintilla che invade e si trasforma in incendio, un’irrefrenabile eccitazione, il bisogno di trasformare l’idea in parole. L’ossessione di dar voce ai personaggi che si muovono nella mia immaginazione. È bello anche il rapporto con i lettori, i tour promozionali, gli incontri. Tanti visi, parole, gesti d’affetto. La parte più difficile è accettare la completezza dell’opera. Sono un eterno insoddisfatto. Dopo pochi mesi, se non settimane, sento che avrei potuto fare di più per il romanzo appena pubblicato.”

Letteratura e cinema sono un connubio sempre più popolare, come si vede dai numerosi adattamenti delle saghe young adult che arrivano dall’America. E finalmente potremmo averne uno tutto italiano, perché Muses dovrebbe diventare un film e Francesco sarà co-sceneggiatore…

“Sono molto contento che Ipotesi Cinema, la casa di produzione fondata da Ermanno Olmi, si sia dimostrata interessata a una trasposizione cinematografica di Muses. Sarebbe la prima volta che in Italia si sceglie qualcosa che non sia la solita commedia o cinepanettone, ma un fantasy che può far riflettere ed emozionare. Il cinema, del resto, è molto diverso dalla letteratura. Il libro vive solo grazie agli occhi del lettore, che lo completa con la sua immaginazione. Un film, invece, rende lo spettatore passivo e impone le sue scelte. Questo è il motivo per cui spesso rimaniamo delusi da una trasposizione cinematografica, perché dentro di noi la storia di un libro si è trasformata in immagini ed emozioni, uniche e personali, che cozzano con la chiusura imposta dalla sequenza cinematografica.

D’altro canto è anche vero che non tutti amano la lettura, perché è un’attività molto più impegnativa rispetto alla visione di un film. È una forma di intrattenimento, che può essere uno spunto per conoscere altre forme d’arte. Molte persone si sono innamorate della lettura grazie alla visione di un film, spinte dal desiderio di rivivere la storia nelle pagine di un libro.”

Ci salutiamo con una breve riflessione sui social network, così amati e criticati. Ci sono scrittori che li sfruttano, altri che si trovano a disagio. A Francesco la tecnologia piace: “La comunicazione attuale, che viaggia su Facebook, Twitter ed email, è un modo rapido per restare in contatto con i lettori. Il loro affetto mi dà sempre la forza per continuare anche nei momenti di difficoltà, le critiche ragionate mi spingono ad analizzare i miei romanzi sotto una diversa prospettiva e a migliorarmi. Poi ci sono i lati negativi. I lettori scelgono il romanzo e lo scrittore, desiderano conoscerlo, spiare nella sua vita privata. E talvolta persino pretendere. Questo non è giusto. C’è un confine netto tra la naturale volontà di esibizionismo e ciò che invece è inerente alla privacy. Bisogna trovare il giusto compromesso.

Credo che l’importante sia cercare di essere sempre se stessi, evitando qualsiasi maschera e finzione che la rete aiuta a costruire.”

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