FINANZA/ La terza ondata di crisi è più vicina, lo dice anche la Bce

- Mauro Bottarelli

Il Financial Stability Report della Banca Centrale Europea dice chiaro e tondo che entro la fine dell’anno «si attende svalutazioni per 283 miliardi di dollari da parte delle banche continentali»

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Ottocentocinquantamila dollari. È questa la cifra pagata da un grande investitore, ovviamente anonimo, che ha comprato 20mila opzioni call luglio del Vix, l’indice che determina la volatilità dei mercati, scommettendo che questo salirà e raggiungerà in meno di un mese quota 45,42 dall’attuale quota 30.

 

Insomma, si scommette sul crollo dei mercati a breve. Luglio appunto, la terza ondata che ilsussidiario.net aveva preventivato e annunciato oltre un mese fa. Il Vix non tocca quella quota dal 21 aprile, data in cui molti esperti erano certi si stesse chiudendo il periodo d’emergenza e la ripresa fosse dietro l’angolo. La scommessa dell’intrepido trader è stata fatta giovedì scorso, segnale che o la sera del mercoledì aveva bevuto troppo oppure è certo che qualcosa sta per accadere in tempi molto ristretti: 850mila dollari non sono tutti i soldi del mondo ma anche buttarli via in una scommessa persa in partenza non è divertente. Non a caso, poi, lunedì i mercati sono crollati sotto il peso del rafforzamento del dollaro e del rallentamento dell’attività manifatturiera Usa in giugno.

Purtroppo, come annunciato l’altro giorno dal redivivo Trichet, «il peggio potrebbe essere davanti a noi e non alle nostre spalle». D’altronde, mister ottimismo a oltranza non aveva particolari possibilità di evitare il duro scontro con la realtà, visto che parlava a margine della presentazione del Financial Stability Report della Bce e che questo diceva chiaro e tondo che «entro la fine dell’anno la Banca Centrale europea si attende svalutazioni per 283 miliardi di dollari da parte delle banche continentali».

Insomma, il bagno di sangue prosegue in attesa che gli stress test promessi da Basilea per il mese di settembre ci dicano la verità sullo stato di salute degli istituti di credito. «I politici e i soggetti che partecipano alle attività di mercato dovranno essere particolarmente attenti nel prossimo periodo, visto che il ciclo del credito non ha affatto raggiunto un punto di svolta», metteva in guardia il report. Che proseguiva: «Il deterioramento delle condizioni macro-finanziarie sta continuando a testare il potenziale di assorbimento dello shock nell’area finanziaria dell’euro. E, partendo da questo presupposto, occorre ammettere che le prospettive per un cambio di direzione non sono affatto promettenti».

E, in effetti, nel silenzio generale lunedì Moody’s ha deciso il downgrade di 25 banche spagnole per rischi di default rispetto alle riserve: altro che Core Tier 1, siamo alla bancarotta generalizzata. Questo il giudizio di Moody’s che ha accompagnato la decisione: «Le garanzie ulteriori che le banche Ue negli anni hanno creato al fine di evitare tale rischio sono diventate con il tempo sempre più labili e sottili. Se non ci saranno interventi di parti terze – proprietari o più probabilmente governi – alcune banche andranno in default a causa dell’incapacità di coprire le negatività contenute nei propri assets rispetto alle riserve». E, inutile dirlo, l’atteggiamento completamente irresponsabile delle banche Ue ha giocato un ruolo fondamentale nella creazione di questi presupposti devastanti.

Per Hans Redeker, capo del dipartimento currency di Bnp Paribas, gli istituti europei hanno perso colpevolmente l’occasione di aumentare le loro riserve di capitale durante il mercato rialzista di marzo, quello che ha fatto la fortuna di molti e che invece ora vede i fondi speculativi lanciarsi nelle prese di beneficio sulle commodities per garantirsi un po’ di cash (la caduta del petrolio di 2 dollari al barile lunedì parla questa lingua): «Le banche statunitensi hanno racimolato 85 miliardi di dollari di capitale fresco dagli stress test in poi, quelle europee solo 7,5. Oltre ad essere un risultato disarmante, questo può influire negativamente anche sull’atteggiamento degli investitori che rischiano di perdere completamente la fiducia nel management degli istituti europei».

Tornando al report della Bce, le prospettive sono quelle di perdite per 649 miliardi di dollari entro la fine del 2010. «C’è il rischio di una spirale ribassista, dovuta anche ai rischi che giungono dal sistema bancario dell’Est Europa. Il rischio è che la regolamentazione di alcune nazioni garantisca alle banche la possibilità di “under-reporting”, una manipolazione al ribasso delle reali entità di perdita. Quindi, dobbiamo ammettere che esiste il rischio di un possibile errore di valutazione, al rialzo, anche delle nostre stime». Come dire, la Bce sa benissimo che le banche europee mentono sui conti e mette le mani avanti.

Siamo davvero messi bene, conviene allacciare le cinture di sicurezza. Soprattutto quando in apertura del vertice Bric – Brasile, India, Cina e Russia – il presidente russo auspica una nuova valuta per le riserve mondiali, ovvero l’abbandono del dollaro e la creazione di un nuovo equilibrio: quasi certamente creata sull’indicizzazione delle commodities, chiave del potere per i paesi emergenti. Occhi aperti.

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