ALLARME SPREAD/ Sapelli: ecco lo “sgambetto” alla Germania che ci può salvare

- int. Giulio Sapelli

L’Europa continua a soffrire sui mercati finanziari. GIULIO SAPELLI ci spiega perché questo avviene, auspicando una riforma della Banca centrale europea

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Foto Ansa

Sui mercati finanziari quella di ieri è stata un’altra giornata critica. Piazza Affari ha perso il 4,74%, mentre le altre borse europee hanno registrato un calo vicino al 3,5%. Lo spread tra Btp e Bund è tornato a salire, avvicinandosi a quota 480 punti base, e anche quello dei titoli di stato francesi e spagnoli è cresciuto. «Abbiamo spread così elevati – ci spiega l’economista Giulio Sapelli – non solo per le vendite dei titoli di stato da parte degli investitori istituzionali, cui si contrappongono gli acquisti della Bce, ma anche per le tensioni sui credit default swaps (cds), titoli finanziari trattati dalle shadow banks (banche ombra) in mercati detti dark pools (piscine oscure)».

Ci spieghi meglio.

I cds sono derivati che dovrebbero garantire chi acquista titoli di stato dall’eventualità che il Paese emittente non sia in grado di rimborsarli. Poiché si ritiene che sia crescente il rischio che gli stati non riescano a ricollocare i titoli di Stato, il valore dei cds cresce. Questo discorso non sembra valere per i Bund tedeschi: dato che sono considerati sicuri, non c’è bisogno di acquistare cds sulla Germania. Quindi, quello che sostanzialmente fa la differenza negli spread non è tanto la quantità di titoli di stato acquistati o venduti, ma il mercato delle aspettative dell’eventuale rischio, rappresentato dai cds.

Non si potrebbe intervenire con una regolamentazione di questi strumenti finanziari?

Il mondo andava avanti benissimo anche quando non c’erano questi algoritmi trasformati in titoli finanziari. Non c’è dubbio che un tratto di penna dell’autorità politica potrebbe correggere la situazione con una legge per vietarli o quanto meno per farli trattare solo a chi acquista titoli di stato e corre un effettivo rischio. Tuttavia, come abbiamo visto anche in Italia, la politica senza il supporto dei “poteri situazionali” sembra incapace di agire. Le banche inglesi, per esempio, impediscono la riforma degli intermediari finanziari – con la separazione delle banche commerciali da quelle finanziarie e il divieto di utilizzare i fondi dei depositi per operazioni di trading – minacciando di lasciare il Regno Unito

Giovedì, intanto, ci sarà l’incontro tra Mario Monti, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy: l’Italia torna ad aver peso in Europa?

Personalmente credo che né la Merkel, né Sarkozy avessero davvero l’idea di “far fuori” l’Italia. Semmai si è trattato di un “giochetto” per accelerare la caduta di Berlusconi. È vero che c’è una volontà egemonica della Germania. I tedeschi sono caduti in un neo-nazionalismo economico che si è trasformato in un take over deflazionistico sull’Ue. Ma sanno bene che l’Italia deve far parte del nucleo forte dell’Europa. Del resto, per farci entrare nell’euro ci hanno imposto la svendita di buona parte del nostro apparato industriale, che è andato poi distrutto, e il dimezzamento del nostro potere d’acquisto attraverso la moneta unica. Se l’hanno fatto è perché sanno che l’Italia è un immenso mercato, dove c’è ricchezza, per i loro prodotti.

Nell’incontro di giovedì pare che si tornerà a parlare di Eurobond per risolvere la crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona, anche perché il Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf) sta già incontrando parecchie difficoltà.

Gli Eurobond, così come l’Efsf, mi sembrano pannicelli caldi. Per carità, sono sempre meglio della situazione attuale, ma hanno un inconveniente: stuzzicano il ventre del nazionalismo tedesco, francese e dei paesi del nord-Europa, perché sarebbero una sorta di fondo di compensazione e di aiuto per i paesi che hanno difficoltà con i titoli di stato, a cui partecipano anche gli stati che di sostegno non hanno bisogno. Gli Eurobond sono un meccanismo studiato dagli economisti che può funzionare bene sulla carta, ma che dal punto di vista politico e sociologico può diventare “un’arma di distruzione di massa”, perché a ogni emissione i cittadini di uno Stato potranno dire di essere stufi di dover mantenere gli altri paesi in difficoltà, come già accade oggi in Germania.

Cosa bisognerebbe fare allora secondo lei per affrontare la situazione critica che stiamo attraversando?

Serve una riforma della Bce, con l’adozione (magari con qualche modifica) dello statuto della Fed, in cui si specifica che il fine della Banca centrale è garantire la crescita e non solo la stabilità monetaria, e in cui si prevede che essa diventi prestatore di ultima istanza. Una nuova Bce con queste caratteristiche sarebbe anche un passo in avanti verso un’unità politica dell’Europa.

Cosa vuol dire esattamente che la Bce diventa un prestatore di ultima istanza? Quali sarebbero i vantaggi?

Significa che quando uno Stato ha dei debiti che non riesce a rimborsare facendo pagare più tasse ai propri cittadini o con altre misure straordinarie, la banca centrale, stampando moneta, compra i titoli di stato. Nel caso della Bce occorrerebbero poi dei sistemi di compensazione tra i vari stati, dato che una sola banca dovrebbe garantire per 17 paesi. Inoltre, stampando moneta si terrebbero bassi i tassi di interesse: il denaro arriverebbe quindi non solo agli intermediari finanziari, ma anche alle famiglie e alle imprese mediante costi di accesso al credito più bassi degli attuali.

Ci sarebbero poi anche dei vantaggi per le esportazioni.

Certamente. Stampando moneta ci sarebbe un incentivo all’abbassamento del valore dell’euro sui mercati valutari. Cosa che aiuterebbe le esportazioni. Un motivo in più per fare questa riforma in tempi rapidi.

I maggior oppositori sono però i tedeschi. Non sarà facile convincerli.

I tedeschi dovrebbero capire che non possono essere i dominatori dell’Europa e che devono venire a patti con gli altri. Anche perché se continuano così intorno a loro non resteranno che macerie. Ognuno deve prendersi le sue responsabilità. Altrimenti possono fare come abbiamo fatto noi in Italia.

In che senso?

Per togliere le castagne dal fuoco al Paese è stato creato un esecutivo tecnico, che di fatto è un governo politico mascherato. Basta leggere l’intervista a Silvio Berlusconi pubblicata da Il Corriere della Sera domenica scorsa per capire che si è chiesto a persone, che si presuppone che non verranno rielette, di fare cose che coloro che vengono eletti non vogliono fare. Leopardi scriveva che gli italiani “non hanno virtù, ma solo usi e costumi”. Così, con il nostro sconfinato cinismo, in Italia abbiamo inventato il Governo Monti. Se la Merkel ha paura di perdere consensi faccia qualcosa di simile in Germania.

Ma ha ragione chi (come i tedeschi) vede in una Bce così riformata il pericolo di un’inflazione incontrollabile?

Questa è un’assurdità assoluta. Come si può parlare di pericolo inflazione quando adesso con le masse ingenti di liquidità che ci sono le stesse banche non trovano credito (il credit crunch interbancario) e l’indice dei prezzi al consumo segna solo un +2%? Il problema è che la liquidità non finisce nell’economia reale, ma va a ripagare un’enorme massa di eccesso di rischio e di finanziarizzazione dell’economia.

 

(Lorenzo Torrisi)

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