CRISI/ Confindustria presenta il manifesto delle imprese “per salvare l’Italia”

- La Redazione

I cinque punti per salvare l’Italia. Confindustria presenterà infatti al Governo un manifesto delle imprese riguardo le riforme che è necessario attuare nel minor tempo possibile

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Immagine d'archivio

I cinque punti per salvare l’Italia. Confindustria presenterà infatti al Governo un manifesto delle imprese riguardo le riforme che è necessario attuare nel minor tempo possibile. La presidente Emma Marcegaglia, intervenendo all’assemblea di Confindustria Toscana, ha annunciato di volere «una vera discontinuità e la vogliamo velocemente: basta con le piccole cose, non siamo più disponibili a stare in una situazione di stallo», e proprio per questo nasce il «manifesto delle imprese per salvare l’Italia. Un documento che non riguarda le imprese, ma è per l’Italia. Se il governo è disponibile a parlare con noi e con le altre associazioni, bene. Se invece vuole andare avanti con piccole cose, non siamo più disponibili, scindiamo le nostre responsabilità, perché vogliamo un cambiamento vero». Vediamo nel dettaglio i cinque punti contenuti nel manifesto che Confindustria presenterà: innanzitutto si parla di riforma delle pensioni, che «non deve penalizzare i giovani», infatti, commenta la leader di Confindustria, «non è possibile che un Paese, con i problemi che abbiamo noi, mandi le persone in pensione a 58 anni con assegni molto alti, mentre domani i giovani ci andranno a 70 anni, se non di più, con assegni pari alla metà di adesso». Il secondo punto ha l’obiettivo di abbassare il debito e ridurre l’ingerenza del pubblico nell’economia: servono, secondo la Marcegaglia, «iniziative serie e concrete» ed è necessario « abbassare il cuneo contributivo fiscale, proprio a partire dai giovani». Nel terzo punto si torna sul tema della vendita del patrimonio pubblico per ridurre la spesa pubblica, mentre il quarto prevede un piano serio di privatizzazioni e di liberalizzazioni. Nella manovra, continua ad accusare la Marcegaglia, «sono stati citati alcuni capitoli sulle liberalizzazioni, ma se andiamo a vedere cosa c’è, non c’è niente», e la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, « aiuterebbe a far crescere l’economica del Paese».

La presidente di Confindustria punta poi il dito contro le tariffe minime: «non è giusto che ci sia un pezzo del Paese che lavora nel libero mercato e un altro pezzo che è protetta e ha le tariffe minime e scarica sugli altri i proprio costi». Con il quinto e ultimo punto, che riguarda le infrastrutture, la Marcegaglia chiede di togliere i «vincoli burocratici e di testa che impediscono a investimenti magari già finanziati da pubblico e privato». 



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