SPENDING REVIEW/ Statali, sanità, province: ecco cosa cambia con il decreto legge

- La Redazione

Riduzione delle spese, tagli e accorpamenti nella Pa sono tra i contenuti del decreto legge relativo alla spending review. Vediamo nel dettaglio i principali provvedimenti

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Dopo una riunione durata oltre sette ore, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge relativo alla spending review intitolato “Disposizioni urgenti per la riduzione della spesa pubblica a servizi invariati”. Si tratta di interventi che porteranno a un risparmio per lo Stato pari a 4,5 miliardi per il 2012, a 10,5 miliardi per il 2013 e a 11 miliardi per il 2014. Secondo le intenzioni del Governo, il decreto legge permetterà di far funzionare meglio la Pubblica amministrazione, con minori spese a parità di servizi erogati, e di rinviare l’aumento di due punti percentuali dell’Iva al 30 giugno 2013. Parte delle risorse reperite serviranno anche per derogare dalla riforma delle pensioni i 55.000 esodati individuati recentemente dal ministro Elsa Fornero (che si aggiungono così ai 65.000 già salvaguardati): l’importo complessivo stanziato per questa categoria, fa sapere il Governo, è pari a 1,2 miliardi di euro (dal 2014). Sono infine previsti stanziamenti per la ricostruzione delle zone danneggiate dal terremoto in Emilia: 1 miliardo per il 2013 e 1 miliardo per il 2014. La spending review non finisce con questo decreto legge, dato che vi saranno altri provvedimenti riguardanti le agevolazioni fiscali, la revisione strutturale della spesa e i contributi pubblici sulla base delle analisi effettuate da Giuliano Amato e da Francesco Giavazzi. Vediamo ora quali sono i principali interventi contenuti nel decreto legge appena approvato. (Clicca qui per leggere il provvedimento approvato oggi sugli accorpamenti e i tagli di Tribunali e uffici giudiziari)

Riduzione della spesa per l’acquisto di beni e servizi non sanitari – Dall’analisi svolta dal Commissario Enrico Bondi è emerso un divario significativo tra il volume di acquisti presidiati da Consip e gli approvvigionamenti che le amministrazioni effettuano in autonomia. Per ridurre questo gap e attribuire a Consip il ruolo di “centrale acquisti” dello Stato sono state stabilite alcune misure, che però non riguardano il Servizio sanitario nazionale: sono nulli i contratti che non siano stati stipulati attraverso gli strumenti di acquisto messi a disposizione da Consip (sono fatti salvi i contratti stipulati tramite diverse centrali di committenza, se questi prevedono condizioni più favorevoli); il Commissario Bondi, tramite Consip, istituirà un albo delle varie centrali di committenza che conterrà notizie sui contratti da esse stipulati; per la fornitura di energia elettrica, gas, carburanti, combustibili per riscaldamento e telefonia viene stabilito l’obbligo assoluto di acquistare attraverso gli strumenti di acquisto e di negoziazione messi a disposizione da Consip ovvero dalle centrali di committenza regionali, nel frattempo le amministrazioni pubbliche possono effettuare acquisti autonomi esclusivamente per la durata e la misura strettamente necessarie, in attesa della stipula della convenzione messa a disposizione dalla Consip e dalle centrali di committenza regionali; nei contratti in essere, validamente stipulati, viene inserita ex lege una clausola che attribuisce alle amministrazioni il diritto di recesso, qualora le imprese non adeguino il contenuto delle prestazioni ancora da effettuare alle migliori condizioni previste in convenzioni Consip successive alla stipula dei contratti stessi.

Sanità – Si è deciso di concentrare gli sforzi per una riduzione dei costi sanitari su quattro capitoli di spesa. Il primo riguarda le condizioni di acquisto e fornitura di beni e servizi: si prevede la rideterminazione degli importi e delle prestazioni previsti nei singoli contratti di fornitura nella misura del 5%, a decorrere dall’entrata in vigore del decreto legge e per tutta la durata del contratto. Ci sarà l’obbligo per le centrali di acquisto di tenere conto nei nuovi contratti dei prezzi di riferimento che via via l’Autorità di controllo sui contratti pubblici renderà noti e disponibili. Il secondo capitolo è la spesa per farmaci: per il 2012 è previsto un aumento dello sconto obbligatorio che le farmacie e le aziende farmaceutiche praticano nei confronti del Servizio sanitario nazionale. Lo sconto passa, per le farmacie, da 1,82% a 3,85% ed è variabile, a partire dall’entrata in vigore del decreto, per il 2012, 2013, e 2014. Per le aziende farmaceutiche lo sconto passa da 1,83% a 6,5%, per il solo anno 2012, a partire dall’entrata in vigore del decreto. Per gli anni successivi la revisione della spesa viene operata tramite una ridefinizione delle regole che prevedono un tetto di spesa sia per la farmaceutica convenzionata territoriale che per la farmaceutica ospedaliera. Per la farmaceutica territoriale viene individuato un nuovo tetto di spesa pari all’11,5% (rispetto al precedente 13,3%). Per la farmaceutica ospedaliera il nuovo tetto è del 3,2% (rispetto al precedente 2,4%).

Terzo, spesa per dispositivi medici: per il solo secondo semestre 2012 viene previsto un abbattimento del 5% degli importi e dei volumi di fornitura, mentre nel 2013 la revisione della spesa viene realizzata tramite la fissazione di un tetto di spesa pari al 4,8% per tali dispositivi. Quarto, acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati: la misura prevista consiste in una riduzione del budget assegnato alle singole strutture pari all’1% per il 2012 e al 2% per il 2013, rispetto al budget 2011.

Interventi sull’organico della Pa – È previsto un programma di riduzione (che non si applica al comparto scuola, a quello della sicurezza, ai Vigili del Fuoco, al personale amministrativo degli Uffici giudiziari e della magistratura) con le seguenti caratteristiche: le Amministrazioni dello Stato, incluse quelle ad ordinamento autonomo, le agenzie, gli enti pubblici – economici e non – e gli enti di ricerca, devono procedere a una riduzione degli uffici di livello generale e di livello non generale, e delle relative dotazioni organiche, non inferiore al 20% di quelli esistenti. Devono inoltre procedere a una rideterminazione delle dotazioni organiche del personale non dirigenziale non inferiore al 10%. Il riassetto organizzativo è realizzato con un ampio ventaglio di interventi: riordino delle competenze degli uffici e l’eliminazione delle duplicazioni; riorganizzazione degli uffici periferici su base regionale o interregionale; unificazione delle strutture con funzioni logistiche e strumentali; eliminazione degli incarichi di studi e ricerca ai dirigenti non titolari di uffici. Le Forze armate, invece, ridurranno il totale generale degli organici in misura non inferiore al 10%. C’è poi un capitolo dedicato alla gestione del personale in soprannumero. Per costoro si procede, in primo luogo, alla risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro nei confronti dei dipendenti che sarebbero potuti andare in pensione entro il 31 dicembre 2014 prima dell’entrata in vigore della riforma di dicembre. In subordine, si applicheranno le regole ordinarie previste per la mobilità.

Riduzioni di spesa per la Pa – Per quanto riguarda il parco auto si introduce, a partire dal 2013, un limite pari al 50% della spesa sostenuta per il 2011 da applicarsi all’acquisto, manutenzione, noleggio ed esercizio di autovetture, oltre che all’acquisto di buoni taxi. Il limite può essere derogato, per il solo 2013, esclusivamente per i contratti pluriennali già in essere. Altre eccezioni sono previste per il Corpo nazionale dei vigili del fuoco e per i servizi istituzionali di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Si introduce poi il divieto di attribuire incarichi di studio e consulenza a soggetti in pensione, già appartenenti ai ruoli dell’amministrazione e che abbiano svolto, nel corso dell’ultimo anno di servizio, funzioni e attività corrispondenti a quelle oggetto dell’incarico di studio o consulenza. Per il valore dei buoni pasto attribuiti al personale, anche di qualifica dirigenziale, viene stabilito un tetto massimo di 7 euro il limite al valore nominale. Tutte le

Disposizioni normative e contrattuali più favorevoli cessano di avere applicazione a partire dal 1° ottobre 2012. Le ferie e i riposi spettanti al personale, anche di qualifica dirigenziale, sono obbligatoriamente fruiti secondo quanto prevedono gli ordinamenti dell’amministrazione di appartenenza e in nessun caso danno diritto alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi. Infine, viene stabilito che le amministrazioni stipulino convenzioni con il Ministero dell’economia per omogeneizzare il sistema di pagamento degli stipendi, oppure rinegozino i contratti vigenti, con un abbattimento del costo del servizio non inferiore al 15%.

Riduzione della spesa dei ministeri – Per i Ministeri e gli enti statali sono stati eliminati eccessi di spesa per un importo di 1 miliardo e mezzo per il 2012 e 3 miliardi a partire dal 2013. Per quanto riguarda in particolare il Ministero dello Sviluppo economico e il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti le misure di razionalizzazione prevedono: la soppressione dell’Isvap e della Covip (al loro posto arriva l’Ivarp, che vigilerà sulle assicurazioni e sul risparmio previdenziale. L’Istituto nascerà entro 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto); vengono soppressi l’Ente nazionale per il Microcredito, l’Associazione Luzzatti, la Fondazione Valore Italia e la Arcus spa; viene annullato l’accordo tra Ministero dei Trasporti, l’annullamento dell’accordo tra Mit, Comune di Catanzaro, Provincia di Catanzaro e Regione Calabria relativo a Centro Tipologico Nazionale; sono ridotti i compensi degli organi delle Autorità portuali.

Spesa degli enti territoriali – Si riducono di 700 milioni di euro per l’anno 2012 (e di 1 miliardo dal 2013) i trasferimenti dello Stato alle Regioni a statuto ordinario, escludendo dalla riduzione le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale. La ripartizione tra le Regioni di tale riduzione sarà determinata dalla Conferenza Stato-Regioni, considerando la virtuosità e gli eccessi di spesa di ciascuna Regione rilevati dal Commissario Bondi. Analoghe misure sono previste nei confronti dei Comuni e delle Province. Per questi la Conferenza Stato Città provvede alla ripartizione della riduzione dei trasferimenti. Per i Comuni la riduzione è pari a 500 milioni di euro per il 2012 e 2 miliardi decorrere dall’anno 2013. Per le Province la riduzione è di 500 milioni di euro per il 2012 e 1 miliardo dal 2013. La partecipazione delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano avviene, secondo modalità stabilite in attuazione dei rispettivi statuti, per un importo di 500 milioni di euro per il 2012, di 1 miliardo per il 2013 e di 1,5 miliardi a decorrere dal 2014. Inoltre, si riduce ulteriormente il limite entro cui gli enti territoriali possono procedere alla spesa per assunzione di personale e si pone il divieto per le Province di assumere personale a tempo indeterminato, fino a che non sarà data attuazione alla riduzione e razionalizzazione delle Province stesse.

Riduzione e accorpamento Province – La riduzione avverrà sulla base di due criteri: il primo è la dimensione territoriale, il secondo è la popolazione. La definizione esatta dei parametri per la dimensione territoriale e la popolazione sarà completata entro 10 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto. All’accorpamento e riduzione si giunge attraverso una procedura che vede il ruolo attivo degli Enti territoriali. Il Governo trasmette al Consiglio delle autonomie locali, istituito in ogni regione, la propria deliberazione con i criteri. Successivamente, ogni Consiglio approva il piano di riduzione entro 40 giorni. Entro la fine dell’anno sarà completato il piano di accorpamenti.

I Comuni capoluogo di Regione sono esclusi dagli interventi di accorpamento e riduzione. Le province che “restano in vita” avranno le seguenti competenze: ambiente (soprattutto per il settore discariche); trasporti e viabilità (anche per quanto attiene la costruzione, la classificazione e la gestione delle strade). In attuazione del decreto “Salva Italia”, vengono devolute ai Comuni tutte le altre competenze che finora lo Stato aveva attribuito alle province. Entro il 1° gennaio 2014 vengono istituite le Città metropolitane, dieci in tutto: Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria. Contestualmente, verranno soppresse le relative province.

Scuola, università e ricerca – Viene istituito un servizio di tesoreria unica per le scuole nel quale confluiranno tutte le risorse finanziarie attualmente depositate presso istituti bancari privati. In questo modo Banca d’Italia disporrà di una maggiore disponibilità di cassa di circa 1 miliardo di euro, con conseguente economia data dal miglioramento dei saldi di cassa e una minore spesa di interessi sul debito pubblico quantificabile in circa 8 milioni per il 2012 e 29 milioni a regime. Le scuole a questo punto potranno gestire la propria liquidità come fanno già ora gli enti di ricerca. Trenta milioni di euro verranno messi a disposizione delle scuole per le proprie spese di funzionamento, altri trenta milioni andranno a contribuire ai miglioramenti dei saldi di cassa. La spesa per compensi aggiuntivi al personale impegnato nell’attività di controllo sull’attività amministrativa e contabile delle istituzioni scolastiche porterà un risparmio annuo alle scuole quantificabile in 8 milioni. Si opera una riduzione del personale scolastico comandato presso il Ministero degli Esteri con funzioni di coordinamento e gestione delle scuole italiane all’estero. Di concerto, si opera una ulteriore riduzione anche del personale dei docenti impiegati presso le scuole italiane all’estero. Il personale dichiarato inidoneo all’insegnamento ma con mantenuta capacita lavorativa, verrà impiegato in attività amministrative presso le stesse scuole, nell’ambito regionale. Viene previsto l’utilizzo dei docenti senza cattedra per attività di docenza in materie affini, fermo restando l’accertamento delle competenze necessarie a garantire il risultato didattico atteso. Si prevede per le università e gli enti di ricerca l’adeguamento alla normativa già in vigore preso le altre pubbliche amministrazioni, in materia di limitazione alle nuove assunzioni. Vengono stanziati 10 milioni per le università non statali. Si destinano 90 milioni in più per il diritto allo studio. Infine, si destinano 103 milioni per la gratuita dei libri di testo nella scuola secondaria di primo grado.

Razionalizzazione del patrimonio pubblico e riduzioni dei costi per gli affitti – Per il triennio 2012-2014 non si applica l’aggiornamento all’indice Istat del canone dovuto da tutte le amministrazioni pubbliche per l’utilizzo di immobili per finalità istituzionali, prevedendo la facoltà del locatore di recedere dal contratto; si consente l’uso gratuito in favore dello Stato degli immobili di proprietà degli enti territoriali a condizioni di reciprocità; si avvia la rinegoziazione delle locazioni passive di immobili a uso uffici al fine di giungere alla riduzione del 15% dei canoni; si riducono gli spazi a uso ufficio a disposizione delle amministrazioni statali (negli uffici di nuova costruzione il parametro di riferimento è compreso tra i 12 e i 20 metri quadrati per addetto, in quelli vecchi tra 20 e i 25 metri quadrati); si introducono norme tese a ridurre gli spazi destinati agli archivi delle amministrazioni statali; si procede a una ricognizione degli immobili di proprietà degli enti pubblici non territoriali per utilizzarli in locazione passiva dalle Amministrazioni dello Stato per proprie finalità istituzionali con canoni agevolati (30% valore locativo); si accelera la procedura di vendita degli alloggi di servizio di proprietà del Ministero della difesa; l’Agenzia del demanio opera quale centrale di committenza che stipula accordi con operatori del settore per la realizzazione di interventi manutentivi sui beni immobili di proprietà dello Stato ovvero di terzi utilizzati a qualsiasi titolo dalle Amministrazioni.

Società pubbliche – I cda delle società a totale partecipazione pubblica dovranno essere composti da non più di tre membri. Di questi, due devono essere dipendenti dell’amministrazione titolare della partecipazione, in caso di società a partecipazione diretta; oppure due dipendenti della società controllante, per le società a partecipazione indiretta. Il terzo componente ha funzioni di presidente e amministratore delegato. Viene, comunque, consentita la nomina di un amministratore unico. È fatto divieto alle pubbliche amministrazioni di detenere partecipazioni in società controllate, direttamente o indirettamente che abbiano conseguito per l’anno 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore di pubbliche amministrazioni superiore al 90%. Le società a partecipazione totalitaria verranno sciolte entro il 31 dicembre 2013. al fine di evitare distorsioni della concorrenza e del mercato e di assicurare la parità degli operatori nel territorio nazionale, a decorrere dal 1° gennaio 2014 le pubbliche amministrazioni devono acquisire sul mercato di beni e servizi mediante le procedure concorrenziali previste dal codice appalti; dal 1° gennaio 2014 l’affidamento diretto può avvenire solo a favore di società a capitale interamente pubblico nel rispetto della normativa comunitaria per la gestione in house, a condizione che il valore economico del servizio o dei beni oggetto di affidamento sia pari o inferiore a 200mila euro annui. 



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