IL CASO/ A che serve produrre, se non c’è chi spende per comprare?

- Mauro Artibani

MAURO ARTIBANI smonta il paradigma dogmatico degli economisti secondo il quale è sufficiente aumentare la produzione per incrementare i consumi, i redditi e l’occupazione

infophoto_gente_cammina_consumi_R439
infophoto

Glielo dico: Economista sarà lei. Io sono un Economaio, che studia l’Economia dei consumi, quella che gli accademici non scorgono e che le facoltà di Economia non insegnano. Giust’appunto Loro, quei mentori dell’economia della produzione, propagandano un paradigma che spacciano in ogni dove. Recita: “I produttori producono beni, occupazione, ricchezza, remunerano il lavoro, danno ristoro ai bisogni”. Con tal editto sulle imprese sventola il vessillo del ruolo. Ne reclamano i vantaggi. Ne hanno ben donde! A me però non tornano i conti. Io sbircio altrove, non credo alla credenza.

Perché? Per come vanno i fatti, nella fattispecie due. A proposito del remunero del lavoro, il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2013 torna ai livelli di 25 anni fa. L’Ufficio Studi di Confcommercio evidenzia che, nel 2013, il reddito disponibile è pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988. A sproposito si parla, invece, di ristoro dei bisogni. Sì, perché se invece di cibarsi si ingrassa, se ci si abbiglia alla moda che passa di moda e per andare da qui a lì si acquista un Suv: ma quale bisogno d’Egitto! Nell’economia dei consumi, insomma, l’affrancamento del bisogno fornisce la cifra distintiva; l’insufficienza del reddito che spende, la cifra dello squilibrio che fa saltare i conti. Quel paradigma non scorge tal fatti, rimesta soluzioni improvvide. Già, proprio in mezzo alla crisi si pensano soluzioni sghembe.

Il vicepresidente della Commissione europea e commissario per l’Industria e l’Imprenditoria, Antonio Tajani, ci rammenta come l’Ue intenda essere protagonista della crescita del vecchio continente approvando un Piano per la reindustrializzazione che ha l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 la quota del 20% del Prodotto interno lordo dell’Ue, proveniente dal settore manifatturiero. Bella, no? Proprio quando non si investe, né si produce perché manca chi spende e l’impresa va a rotoli, si pianifica nuova impresa.

Orbene, diamo un’occhiata a quanto fanno quei tizi affrancati sia dal bisogno che da redditi adeguati. Proprio loro, quelli che, quando spendono, fanno fino al 60% della crescita. Quando fanno la spesa, appunto! Quando non possono farla, le merci restano invendute, il loro valore non si trasforma in ricchezza, ancor più non si riproduce: a proposito di nuova industrializzazione! E no signori non ci siamo, quel paradigma, con il quale sono state confezionate le regole del sistema produttivo, non funziona.

Provate questo è bell’e pronto, istituisce la regola l’economia dei consumi: “La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera”. Così potrà tornare ad avere senso economico fare impresa!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori