MANOVRA D’OTTOBRE?/ Borghi: grazie all’Europa arriveranno nuove tasse

Secondo CLAUDIO BORGHI AQUILINI, gli impegni europei, di per se stessi non mantenibili, ci impediscono di godere di qualunque margine di manovra. In autunno, saranno introdotte nuove tasse

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Enrico Letta

Tanta fatica per nulla. L’austerity subita anche dai cittadini italiani a suon di tasse e tagli dei servizi, probabilmente, non basterà per mantenere gli impegni europei. In particolare, è destinata a dissolversi l’euforia recente per essere usciti dalla procedura di infrazione per lo sforamento del tetto del 3% al rapporto deficit/Pil. Non ci sono, infatti, solo i parametri di Maastricht da rispettare, ma anche una serie di regole contenute nei provvedimenti conosciuti come “Two Pack” e “Six Pack” che, da quest’anno, sono entrati in vigore. La notizia peggiore consiste nel fatto che le attese di una caduta del Pil dell’1,3% si sono rivelate, come al solito, peggiori del previsto. Fmi, Banca d’Italia e Standard & Poor’s hanno certificato che, con ogni probabilità, il crollo sarà più vicino al 2%. C’è da temere, insomma, l’ennesima manovra correttiva in autunno (nonostante le smentite). Ovvero, nuove tasse. Interpellato da Repubblica, Yoram Gutgeld, deputato del Pd, per scongiurare l’ipotesi, ha proposto di ridurre l’Irpef sui redditi bassi e di vendere pezzi di Eni e di Enel. Abbiamo parlato di tutto ciò con Claudio Borghi Aquilini, professore di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università Cattolica di Milano.

Sembra che i nostri margini di manovra si siano esauriti.

In realtà, gli obblighi europei non consentono nessun margine di manovra. Nonostante l’ottimismo dei media, secondo i quali la cancellazione della procedura di deficit ne avrebbe dovuto fare emergere. Tutti gli impegni che ci siamo assunti, dal pareggio di bilancio, al Fiscal compact, fanno sì che siamo sempre in difetto. E non lo siamo perchè le nostre performance sono particolarmente negative, ma perché – per intenderci – ci siamo impegnati a saltare in alto tre metri quando la media mondiale è due. A quel punto, non ci resta che inventarci di tutto per restare nei limiti imposti dalla tabella di marcia.

Secondo lei, sforeremo?

Per forza! Sia dal punto di vista del deficit che del debito, nel momento in cui contabilmente tutto sembra a posto, scopriamo che qualcosa va storto perché la recessione è peggiore delle previsioni. E il denominatore con il quale erano stati fatti i conti, è inferiore alle aspettative. Va da sé che la priorità assoluta per ridurre il debito dovrebbe essere la crescita. Anche perché nei casi in cui il numeratore (deficit, debito) è particolarmente alto, l’impatto della crescita del denominatore (Pil) è decisamente maggiore che in altre circostanze.

Le politiche di austerity che risultati hanno ottenuto?

E’ stato proprio il continuo aumento delle tasse per rientrare nei parametri imposti dall’Europa che ha fatto sì che il Pil crollasse molto di più di quanto si attendesse; con il risultato che le politiche per mantenere in ordine il bilancio lo hanno dissestato.

 

C’è da temere che il governo, a ottobre, faccia una nuova manovra con nuove tasse?

Il governo, attualmente, non sta facendo nulla, confidando che sia meno dannoso che fare qualcosa. Detto questo, c’è da temere che, effettivamente, aumenteranno le tasse. Si potrebbe auspicare che il Pdl lo impedisca. Ma, quando era al governo, nonostante il suo mandato elettorale, non si fece scrupoli ad aumentarle.

 

Cosa ne pensa della proposta di Yoram Gutgeld?

E’ assurda. Eni è una delle più grandi aziende del mondo, tutti la vorrebbero comprare e, per un Paese che, di suo, non dispone di fonti energetiche, sarebbe folle venderla anche al triplo del suo valore. 

 

(Paolo Nessi)

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