AUMENTO IVA?/ Se per pagare l’ultima tassa dobbiamo venderci l’auto…

- Mauro Artibani

Mentre la disoccupazione sale e il potere d’acquisto delle famiglie scende, spiega MAURO ARTIBANI, l’Italia, per accontentare l’Europa, si flagella con le tasse

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Un dato preso a caso tra i tanti che il mercato offre ogni giorno. Europa: in otto mesi la domanda di auto nuove è stata pari a 7.841.596 unità, ovvero il 5,2% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il livello più basso del periodo gennaio-agosto registrato dal 1990. Dal 1990? Gulp! Altri dati, altro giro: negli Usa, al netto del tasso di inflazione, il 40% di chi lavora guadagna meno di quello che era il salario minimo nel ‘68. Non va meglio nel resto del mondo: quelli dell’Ilo scrivono che il tasso degli inoccupati sta attorno al 65%. Beh, vuol dire che il 35% degli attivi mangia la polvere. In Gb il 20% di salari e stipendi sta sotto il reddito minimo garantito: il 15% degli uomini, il 25% delle donne. E i 7 milioni di mini job erogati in Germania da 450 euro al mese?

Noi in Italia non stiamo a guardare: il reddito disponibile delle famiglie nel 2013 torna ai livelli di 25 anni fa. L’Ufficio Studi di Confcommercio evidenzia che nel 2013 il reddito disponibile è pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988. Gulp, gulp e ancora gulp! Morale della favola: non si acquista perché mancano i redditi sufficienti a fare la spesa.

Per uscire dall’impasse l’Ue raccomanda di spostare il prelievo fiscale dalle persone alle cose, tra queste l’Iva: gulp! Eh no signori: già, dato! Sì, perchè tra i poco invidiabili primati fiscali l’Italia, tra i principali paesi della zona euro, ha anche quello del record dell’aumento dell’aliquota ordinaria dell’Iva, cresciuta in 40 anni di 8 volte. Lo afferma l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre. Dall’anno della sua apparizione, il 1973, al 2013 l’Iva è aumenta di ben 9 punti, portandosi dal 12% all’attuale 21% – dall’11% al 19% invece in Germania, dal 16% al 21% in Olanda, addirittura diminuita, dal 20% al 19,6% in Francia. Come se non bastasse c’è un’altra stangata in arrivo. Dal 1° ottobre, salvo cambiamenti dell’ultima ora, l’aliquota Iva del 21% salirà al 22%.

Per il 2013 il costo complessivo a carico dei consumatori sarà di circa 1 miliardo di euro, dal 2014 toccherà i 4,2 miliardi. Ipotizzando che i comportamenti di consumo delle famiglie italiane rimangano immutati, la Cgia di Mestre stima che per un nucleo costituito da 3 persone l’aggravio medio annuo sarà di 88 euro. Nel caso di una famiglia di 4 componenti, l’incremento medio annuo sarà invece di 103 euro.

E la Tares, già Tarsu, che sta arrivando? Già, aumento dell’Iva più la Tares, ovvero maggior prelievo fiscale sull’acquisto e lo smaltimento del consumato. Toh, tassato proprio il lavoro svolto da chi sta sul mercato per consumare; che proprio con quegli esercizi fa crescere l’economia. Gulp: tassato il lavoro, insomma, non il reddito da lavoro!

A conti fatti, per rimpinguare il portafoglio toccherà vendere la vecchia auto piuttosto che acquistarne una nuova: alla faccia della crescita!

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