LEGGE DI STABILITA’/ Babbo Renzi ci regala l’aumento delle tasse

- int. Francesco Daveri

Per FRANCESCO DAVERI in passato le clausole di salvaguardia sono sempre entrate in funzione, perché i tagli di spesa non sono mai stati realizzati. Lo stesso avverrà anche stavolta

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Matteo Renzi (Infophoto)

Una legge di stabilità che non ha come principio cardine la riduzione della spesa. E che comprende una clausola di salvaguardia con un aumento dell’imposizione Iva che finirà inevitabilmente per scattare. È il giudizio di Francesco Daveri, professore di Scenari economici all’Università di Parma. Ieri Renzi, parlando ai microfoni di Rtl 102.5, ha cercato di correggere il tiro, annunciando che “nei prossimi mesi adotteremo un provvedimento ad hoc sul mondo dei giovani professionisti. Un intervento correttivo sulle partite Iva è sacrosanto e me ne assumo la responsabilità”.

Quali sono le caratteristiche di questa manovra?

Questa manovra tende ad alleggerire il carico fiscale sul lavoro, soprattutto per quanto riguarda quello dipendente, e lo inasprisce per alcune forme di risparmio tra cui la previdenza integrativa. Se il secondo aspetto conferma la tendenza degli ultimi anni, la novità è il fatto di rendere permanente lo sgravio degli 80 euro per la platea a cui è destinato, con l’aggiunta del bonus bebè.

Con la Legge di stabilità le tasse aumentano o diminuiscono?

Complessivamente la riduzione dell’onere della tassazione non è la caratteristica principale di questa Legge di stabilità. Si sarebbe potuto fare molto di più se si fosse ridotta la spesa pubblica seguendo alcune delle indicazioni del commissario Cottarelli. Molti dei tagli di spesa sono stati invece rinviati al futuro, soprattutto quelli relativi alle partecipate che slittano al 2016.

Che cosa ne pensa del fatto che per i dipendenti in esubero delle Province il problema sia stato rinviato?

Quello che trovo significativo è che si cominci a dare attuazione al decreto sulla Pubblica amministrazione dell’estate scorsa, che predisponeva che i dipendenti potessero essere spostati senza il consenso dell’ente di provenienza, in funzione delle esigenze dell’ente di destinazione. Questo di per sé è già un elemento importante di cambiamento che non era in essere in passato, e che creerà parecchi conflitti.

Chi è in esubero va lasciato a casa?

Non occorre arrivare a tanto. Considero una novità positiva il fatto che per la prima volta si affermi il principio che i servizi pubblici sono rivolti ai cittadini e i lavoratori dei servizi pubblici non determinano più da soli quali sono i compiti più importanti da svolgere. A determinarlo invece sono eventualmente gli utenti e i responsabili degli uffici in cui questi lavorano.

L’estensione del taglio dell’Irap per i lavoratori autonomi resta in sospeso. Come valuta questa scelta?

La deduzione dell’Irap dal costo del lavoro è stata introdotta ma non per il 2014. In questo modo si sono ridotti notevolmente i benefici della nuova misura, soprattutto per le aziende prive di lavoratori dipendenti. È quindi auspicabile che una forma di correttivo sia applicata il prima possibile ai lavoratori autonomi.

 

Il nuovo regime dei minimi per le partite Iva intanto sarà più costoso…

La proliferazione delle partite Iva nell’economia e nella società italiana non è stata il risultato del boom dell’imprenditoria, ma una scelta di necessità da parte di persone che avevano perso il lavoro. Ricordiamo che in pochi anni la disoccupazione in Italia è più che raddoppiata. L’inasprimento del regime dei minimi non risolve certo il problema dell’evasione fiscale, ed è quindi un provvedimento che non va nella direzione auspicabile.

 

Quanto è reale il rischio che scatti la clausola di salvaguardia e quali possono essere le conseguenze?

In passato le clausole di salvaguardia sono sempre entrate in funzione, perché i tagli di spesa preventivati non sono mai stati realizzati. Anche in questo caso il rischio è molto concreto. Quello che lascia l’amaro in bocca è che le clausole di salvaguardia prevedono sempre un aumento delle tasse e mai una riduzione della spesa. Quest’ultima evita l’introduzione di nuove tasse, mentre un aumento della pressione fiscale suggerisce che si potrà fare più spesa.

 

(Pietro Vernizzi)

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