RIPRESA?/ Italia, una crescita con la data di scadenza

Per CLAUDIO BORGHI AQUILINI, nonostante le condizioni favorevoli il miglioramento è nell’ordine di qualche frazione di punto e per raggiungere questo risultato stiamo ipotecando il futuro

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La disoccupazione nel mese di settembre è scesa all’11,8%, il dato più basso dal gennaio 2013. Migliorano in particolare i dati relativi alle donne e alla fascia d’età tra i 15 e i 24 anni. Lo rivela l’Istat, secondo cui la fiducia dei consumatori è ai livelli più alti dal febbraio 2002 e quella delle imprese non era così alta dal 2007. Nel frattempo la Banca d’Italia ha rivisto al rialzo le stime del Pil italiano per il 2015, prevedendo un +1%. Mentre i tassi d’interesse a sei mesi per i titoli di Stato italiano registrano il -0,068%, anche questo un dato positivo perché indica che i mercati hanno fiducia nel nostro Paese. L’unico dato negativo riguarda gli occupati, che paradossalmente calano proprio mentre anche la disoccupazione è in diminuzione. In termini assoluti a settembre si registrano 36mila occupati in meno rispetto ad agosto, di cui 11mila nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni. Ne abbiamo parlato con il professor Claudio Borghi Aquilini, responsabile del dipartimento Economia della Lega Nord e consigliere della Regione Toscana.

I dati positivi relativi all’Italia documentano che la politica economica del governo sta funzionando?

Per rendersi conto di quali siano i risultati della politica economica del governo bisogna vedere che cosa stanno facendo gli altri Paesi. Se per assurdo in Europa e nel mondo tutti fossero in recessione, anche un +0,1% dell’Italia sarebbe un ottimo risultato. In realtà anche Paesi con condizioni di partenza più sfavorevoli come la Spagna stanno facendo meglio di noi. Se noi facciamo una semplice comparazione tra quanto avviene in Italia e negli altri Paesi, in realtà emerge che siamo in fondo alla classifica.

Resta il fatto che tutti gli indicatori relativi all’Italia migliorano. E’ merito anche di Renzi?

Il punto è che ci sono condizioni esterne favorevoli che sono irripetibili. Il petrolio è a prezzi del tutto imprevedibili fino a non molto tempo fa. Il Def del 2013 prevedeva che nel 2015 sarebbe stato a 103 dollari al barile: in realtà oggi siamo a 40 dollari. Non solo quindi non ci sono dei meriti da parte del governo, ma anzi c’è un forte demerito perché di fronte a questa situazione l’Italia porta a casa soltanto le briciole.

In che senso parla di briciole?

Nonostante tutte queste condizioni favorevoli, che non è detto siano durature, il miglioramento è sempre nell’ordine di qualche frazione di punto. Per raggiungere questo risultato stiamo inoltre ipotecando il futuro. La decontribuzione delle assunzioni è l’unico driver dietro a questo minimo calo della disoccupazione. In questo momento un datore di lavoro può fare assunzioni a condizioni molto vantaggiose, per poi licenziare i neo-assunti dopo tre anni.

Lei che cosa si aspetta per il futuro dell’Italia?

Già l’anno prossimo l’effetto positivo della decontribuzione non ci sarà più. Riassumendo ci troviamo in una situazione internazionale favorevole di cui stanno beneficiando tutti i Paesi, e lo Stato italiano ci sta mettendo i soldi per gli incentivi alle assunzioni. Insomma, Renzi sta portando avanti un’azione molto spregiudicata per fare credere che le cose vadano bene. In realtà non appena una di queste condizioni verrà meno, ci ritroveremo con i problemi ingigantiti e senza nessun tipo di spazio di manovra. Una disoccupazione all’11,8% con queste condizioni è proprio un indice di quanto sia messa male l’Italia.

 

Ma come si spiega che calino contemporaneamente tanto la disoccupazione quanto gli occupati?

Il disoccupato è quello che cerca attivamente lavoro, mentre l’occupato è quello che lavora. Un 50enne licenziato dall’azienda che rinuncia a cercare lavoro equivale a un occupato in meno senza che la disoccupazione aumenti. La stessa logica vale anche per quanti passano dal lavoro regolare a quello in nero. Tutto ciò documenta il fatto che nel mercato del lavoro italiano c’è qualcosa di veramente malato.

 

A cosa sono legati allora i dati positivi di settembre?

Il calo dei disoccupati dello 0,1% registrato a settembre altro non è che l’onda lunga della stagione turistica che quest’anno è stata particolarmente attiva. Quest’ultima ha creato numerosi posti di lavoro stagionali, ma è tutto da vedere se saranno confermati. Io sono convinto che i dati continueranno a essere positivi fino a dicembre per merito della decontribuzione totale. Dopo di che il vero banco di prova si avrà da gennaio, e suppongo che assisteremo a un “ritorno sulla terra” che costringerà tutti a un maggior realismo.

 

(Pietro Vernizzi)

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