LEGGE DI STABILITÀ 2016/ Tra Tasi, Imu e bonus il “grande azzardo” della manovra

- int. Ugo Bertone

Per UGO BERTONE, la legge di stabilità è tutta giocata sulla speranza che la crescita favorisca una ripresa del gettito. Se non avverrà saremo esposti a un girone di ritorno molto pesante

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Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Il Senato ha approvato la fiducia sulla legge di stabilità, dopo che la Camera dei deputati si era già espressa in modo favorevole alla manovra. Sul pallottoliere alla fine si contano 162 sì e 125 no. Il ddl di bilancio è passato invece con 154 sì e nove no. Per il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, la manovra, che ha ora completato il suo iter parlamentare, “rafforza e stimola la crescita e il lavoro e indirizza risorse importanti per i poveri, i meno abbienti e per i giovani”. Ne abbiamo parlato con Ugo Bertone, giornalista economico ed ex direttore di Finanza e Mercati e di Borsa & Finanza.

Questa legge di stabilità è utile per la ripresa?

La legge di stabilità più che altro è necessaria. In questo caso è stato privilegiato un principio espansivo, favorendo laddove possibile consumi e tagli fiscali. Questo è un forte azzardo, per certi versi comprensibile, ma resta pur sempre un forte azzardo. La nostra legge di stabilità tutto sommato prevede deroghe al patto di stabilità e al Fiscal Compact per circa 16 miliardi. In assoluto è la più espansiva delle manovre finanziarie previste in sede europea: arriviamo a questa cifra attraverso deroghe di vario genere.

Che cosa ne pensa del bonus ai diciottenni?

I 500 euro per i diciottenni francamente sanno di mancia elettorale. Puntare su una forte iniezione nei consumi e su una spinta alla crescita è invece una scommessa giudiziosa.

Gli sgravi fiscali sono effettivi o si limitano a dare da un lato e togliere dall’altro?

Queste sono misure espansive e in grado di fare ripartire l’economia. Creano circolazione monetaria e deficit, e quindi non tolgono per mettere da un’altra parte. Fare ripartire l’economia sul debito è un po’ come camminare sulle acque o sulle sabbie mobili. O si è molto veloci, e si arriva a un terreno più solido, oppure si paga un conto molto pesante.

Quanto è pericoloso il debito italiano?

Il debito dello Stato, così come quello delle imprese e dei privati, è tutt’altro che un fatto secondario. Per dimostrarlo basta vedere lo stato di fragilità del nostro sistema bancario, che è il riflesso puntuale della debolezza della nostra finanza pubblica. Finché restiamo nella situazione attuale siamo vulnerabili ed esposti ai venti. Da quel punto di vista questa legge di stabilità non aiuta affatto, anzi è tutta giocata sulla speranza che la crescita favorisca una ripresa del gettito. Se questo non avverrà saremo esposti a un girone di ritorno molto pesante.

Dove andrà a finire la somma risparmiata dagli italiani grazie all’abolizione di Imu e Tasi?

La speranza è che vada finalmente in consumi. Ma anche se questa somma andasse a finire in risparmio non sarebbe il peggiore dei problemi. In realtà il crac delle banche ha creato una situazione di altissima tensione. Ci troviamo all’interno di una spirale deflazionistica in cui si investe poco, e quindi non credo che andrà a finire in investimenti. Speriamo di non doverci poi pentire sul fronte della bilancia commerciale.

 

Il piano di investimenti per il Sud è efficace?

Francamente non lo so. Abbiamo visto tante false partenze, ma speriamo che questa volta non sia così.

 

Il taglio dell’Ires è rimandato al 2017. Con quali conseguenze per le imprese?

Difficile dire che cosa succederà l’anno prossimo. Le previsioni sono molto positive, perché si pensa a un raddoppio del tasso di crescita nel 2016. In questo caso ben venga il salto di qualità anche l’anno prossimo. Non sono però convinto che avremo tutti questi margini nemmeno l’anno prossimo. Quest’anno abbiamo perso una grande occasione, quella cioè di spingere investimenti e occupazione. Si è voluta dare una spinta ai consumi, presumo per motivi puramente elettorali, il che avrà anche una sua ragion d’essere. Però rendiamoci conto che il carburante è quello che è, e forse un po’ di spinta selettiva in più si poteva dare.

 

(Pietro Vernizzi)

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