TASSE E POLITICA/ Renzi e Padoan preparano un “gioco di prestigio”

Per ANTONIO MARIA RINALDI, nel 2017 dovremo avere un rapporto deficit/Pil dell’1,8%: non si capisce da quale cilindro Padoan riesca a tirare fuori le risorse per tagliare anche l’Irpef

padoan_spiegazioneR439
Pier Carlo Padoan (Infophoto)

«Credevo che Padoan fosse il ministro dell’Economia e non un prestigiatore». Antonio Maria Rinaldi, professore di Finanza aziendale all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara e alla Link Campus University di Roma, commenta così le parole di Pier Carlo Padoan. Intervistato da Sky Tg24, alla domanda se il governo taglierà l’Irpef già nel 2017, il ministro ha risposto: “Non escludo niente. Nella definizione della legge di stabilità non abbiamo preconcetti ma solo alcuni principi guida”. Intanto secondo i calcoli della CGIA di Mestre quest’anno il “tax freedom day” scatterà oggi, venerdì 3 giugno. Secondo le simulazioni degli esperti, i contribuenti italiani hanno utilizzato gli stipendi dei primi cinque mesi dell’anno per pagare le tasse e soltanto da oggi inizieranno a guadagnare per sé.

Professore, perché definisce Padoan “un prestigiatore”?

Nonostante la finta flessibilità concessa dall’Ue al governo Renzi, il prossimo anno dovremmo avere un rapporto deficit/Pil non superiore all’1,8%, cioè dello 0,5% inferiore rispetto a quello di quest’anno. Quindi non si capisce da quale cilindro Padoan riesca a tirare fuori le risorse per tagliare anche l’Irpef. D’altra parte abbiamo visto che i “giochini” di Renzi con gli 80 euro erano a termine, perché in molti adesso si ritrovano nelle condizioni di doverli rimborsare. Eviterei quindi questi proclami perché hanno le gambe corte e il naso molto lungo.

Per quale motivo ritiene impossibile trovare le risorse per tagliare l’Irpef?

Forse Padoan si è dimenticato che l’Italia ha ceduto la propria sovranità monetaria e che facciamo parte dell’euro. Quindi non possiamo utilizzare lo strumento della monetizzazione di parte del debito per potere attuare questo tipo di iniziative. Non abbiamo più la possibilità di determinare in maniera autonoma la nostra politica economica.

Secondo lei, alla fine il governo Renzi come riuscirà a fare quadrare i conti?

Le risorse possono venire soltanto da un aumento dell’Iva legato alle clausole di salvaguardia e da nuove forme di tassazione. In questo modo si darà l’impressione che l’imposizione fiscale sia diminuita, quando invece saranno tolte sempre più risorse dalle tasche degli italiani. Ciò che si dovrebbe fare è esattamente il contrario, sempre se vogliamo davvero aumentare i consumi interni.

A proposito di tasse, ben 341mila italiani dovranno restituire gli 80 euro in quanto il bonus non si applica dal momento che hanno guadagnato meno di 8mila euro. È la dimostrazione che nella politica degli 80 euro c’è qualcosa che non funziona?

Era già chiarissimo sin dall’inizio che la politica degli 80 euro era uno slogan elettorale. Ciò ha garantito il successo di Renzi alle Europee 2014, ma adesso incominciamo a pagarne il conto. D’altronde l’establishment economico di Renzi è composto da dilettanti allo sbaraglio, molto più bravi nella comunicazione pubblicitaria che nel mandare avanti la politica economica di questo Paese. La richiesta di restituzione degli 80 euro è la conseguenza naturale di tutto ciò.

 

Se l’obiettivo è tagliare le tasse  e ridurre il debito, non si potrebbe vendere il patrimonio immobiliare e una parte delle aziende comunali?

Non sono d’accordo. Il patrimonio italiano rende molto di più degli interessi sul debito che andrebbero ad abbattere. Un conto è razionalizzare e un altro è vendere. Le partecipazioni rendono tra il 3 e il 5%, mentre il debito ha interessi che variano tra l’1,3 e l’1,5%. Solo un cattivo amministratore può pensare di venderle, per non parlare del fatto che ci troviamo in una situazione di mercato non favorevole.

 

Ma lei per patrimonio che cosa intende, gli immobili dello Stato o anche le aziende pubbliche?

Per patrimonio si intende tutto, dalla caserma alle partecipazioni Eni. Chi lo ha censito è stato il professor Edoardo Reviglio.

 

In questo patrimonio non bisognerebbe distinguere tra il patrimonio che rende e quello che è improduttivo?

Sì, ma come in tutti i patrimoni c’è una diversificazione che fa sì che un bene compensi l’altro. Adesso magari rende di più il titolo dell’Eni, e magari un domani diventa più remunerativo il mercato immobiliare.

 

(Pietro Vernizzi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori