FINANZA E POLITICA/ Sapelli: il “filo rosso” per capire la guerra su Generali

Generali è al centro di manovre che vanno ben oltre l’economia, dice GIULIO SAPELLI. Ci sono strategie politiche che riguardano i principali paesi dell’Eurozona

27.01.2017 - Giulio Sapelli
rprodiR439
Romano Prodi (Foto: LaPresse)

C’è nervosismo nel capitalismo renano, ossia in quel capitalismo definito da Michel Albert circa venti anni or sono come un sistema di interlocking directorates e di porte girevoli che consentono un’ordinata, preordinata e pensata trasmigrazione di un establishment o classe dominante che dir si voglia tra classe politica, coorte manageriale, grand commis d’Etat, che consente di selezionare poliarchicamente chi deve governare tanto la politica quanto l’economia. Senza scosse… compensando con un sistema di pesi e di rilevanze storicamente sperimentato le aree di spartizione del potere economico e politico insieme.

È un meccanismo che funziona ancora benissimo in Francia, Germania e Paesi Bassi, mentre è franato in Austria. Perché? Ma perché l’Austria ha già visto emergere il popolo degli abissi che vota a destra e mira a scardinare le basi stesse del capitalismo renano. La Francia e la Germania ancora sono assai salde. Ma tra poco si vota in Francia, Germania e Olanda e per il capitalismo renano sono guai sul fronte della circolazione delle classi politiche. 

La circolazione poliarchica, ossia negoziata tra rendita finanziaria, profitto capitalistico e plusvalore politico elettorale, così come sino a oggi si è inverata, è in pericolo: avanzano le destre e bisognerà far piazza pulita di vecchi accordi consolidati e montarne dei nuovi. Tutto è instabile. In Francia la disgregazione socialista è imminente e in Germania la sfida che la Spd muove alla Merkel è una vergogna subalterna, con uno Schultz che è più austero che mai e che ha segnato la fine di Gabriel, più a sinistra e più competitivo.

La Merkel è sfidata pericolosamente a destra e l’Olanda è più che mai sensibile ai richiami di un nazionalismo xenofobo e antisemita. Ma è la Francia la nazione più sottoposta a un’instabilità che la spinge sempre più ad abbandonare la battaglia contro la Germania in Europa e rivolgersi all’Africa dove il franco francese è moneta unica di una quindicina di stati e il neocolonialismo economico ritorna in auge in funzione nazionale anti-cinese e anti-tedesca, perché anche la Germania ritorna a guardare con interesse alle vecchie colonie di prima della Grande guerra.

Ma per questo disegno neo-imperiale occorre liquidità, molta liquidità, che non venga dalle alchimie finanziarie, ma dal risparmio sicuro delle famiglie e delle imprese che giace nel ventre delle assicurazioni e delle banche di territorio. Ecco che ci si muove alla caccia.

Questo contesto spiega la sorta di troppo rapida ed evidente mossa contro l’italiana poliarchia da parte di quella francese, che punta a rastrellare, con l’aiuto di Mediobanca sempre più allo sbando come lavoro caratteristico, il risparmio italiano. Di qui la mossa di Axa che ha già nelle sue mani la coorte manageriale di Generali e nel contempo l’assalto a Piooner acquistata dai francesi. Come se non bastasse la Scor, potentissima riassicurazione francese che ha già acquistato segmenti di attività da Generali, ha comprato il 2% della Cattolica assicurazioni.

Insomma, la battaglia per l’Italia è in corso. Anche Unicredit è già nel mirino con un amministratore delegato con passaporto francese, fisico e piglio da paracadutista e una dialettica che tutto è meno che italica, nonostante le sue affermazioni; si tratta certamente di un esponente del capitalismo renano di primissimo ordine per esperienza e capacità.

In questo scenario in movimento, Banca Intesa gioca le sue carte con l’appoggio di Allianz. Ma non si allea ai tedeschi. Il gioco è più sottile. È un gioco di specchi. La verità è altrove: nella politica. C’è un filo rosso poliarchico tutto politico qui, più che economico. È la mossa del centro cattolico che, rappresentato dall’asse dignitosamente patriottico Bazoli-Prodi, si muove a difesa del patrimonio nazionale. Che sarebbe del centro cattolico se non ci fosse più l’Italia? È stato necessario anche cambiar di casacca: si veda il mutamento di fronte poliarchico di Prodi, il quale torna in Italia, dopo la Francia e la Cina, e si candida al dopo Renzi. La legge elettorale deve dare una mano e deve darla anche la politica economica e la difesa del risparmio. 

Gioco di specchi molto meno lineare tutto il nostro panorama guicciardiniano. Bisogna vedere se la nuova post-egemonia nordamericana rimarrà a guardare. È vero che si va ricostituendo l’anglosfera, come ha intelligentemente sottolineato Marta Dassù, ma è pure vero che lasciare l’Europa solo alla Germania e alla Francia è un rischio troppo grande con la Russia in Medio Oriente come potenza dominante e con la prateria che ancora brucia sulle sponde del Mediterraneo.

I commenti dei lettori