DL FISCALE, LA “MANINA” COSA HA CAMBIATO?/ Scudo fiscale sui fondi: ecco dov’è intervenuta

- Fabio Accinelli

In televisione Luigi Di Maio ha spiegato che nel decreto fiscale trasmesso al Quirinale c’è una parte non approvata dal Consiglio dei ministri. FABIO ACCINELLI

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Luigi Di Maio (Lapresse)

Sembra impossibile, eppure nel momento preciso in cui vi è in atto uno scontro senza precedenti tra l’Italia e l’Ue, dove il Commissario Oettinger si fa scappare che “l’Ue vi boccerà”, per poi successivamente correggersi nell’attesa che Conte si rechi al consiglio di Bruxelles per trattare un negoziato, scoppia un giallo e anche questo senza precedenti. Il vicepremier della Repubblica, in televisione, dichiara che nell’articolo 9 del decreto fiscale ci sarebbe una parte importante non concordata dal Governo e quindi di fatto mai evasa dal Consiglio dei Ministri. In tutto questo ci si mette pure il Colle, il quale dichiara di non aver mai ricevuto il testo che, obtorto collo, il Governo dice invece di aver trasmesso al Quirinale. 

Il centro del contendere è il fatto che vi sarebbe una sorta di scudo fiscale e una non punibilità per chi evade il fisco. Dalla bozza definitiva circolata negli ambienti vicini al Governo si evidenzierebbe l’esistenza di una maxi-sanatoria fiscale e contributiva con la possibilità di chiudere vecchie pendenze con una parte delle imposte dovute. Nel dettaglio si evincono tetti più alti, la possibilità di sanare anche l’Iva e quindi un netto colpo di spugna su una serie di reati tributari, sulla disciplina del riciclaggio e anche dell’autoriciclaggio. Il limite viene fissato in 100 mila euro da sanare attraverso una “dichiarazione integrativa speciale” che nel merito andrebbe intesa come “per singola imposta e per periodo d’imposta comunque non oltre il 30% di quanto già dichiarato”, ciò è previsto chiaramente nell’ultima bozza del decreto fiscale collegato e correlato alla manovra. 

Di fatto si potranno correggere le dichiarazioni dei redditi presentate entro il 31.10.2017 ai fini delle imposte sui redditi con le relative addizionali, delle imposte sostitutive, delle ritenute, dei contributi previdenziali, delle imposte sul valore degli immobili detenuti all’estero e quindi anche delle attività finanziarie, sempre detenute all’estero, dell’Irap e dell’Iva. Nel metodo per chiedere di ottemperare alla ” pace col fisco” i contribuenti potranno “correggere errori e/o omissioni” presentando quindi una apposita “dichiarazione integrativa speciale fino al 31 maggio 2019”. 

Bisogna focalizzare l’attenzione che nel testo di questo “di fatto” condono è contenuto e confermato il limite massimo di 100 mila euro per anno di imposta e la possibilità attuativa di sanare al massimo al 30% di quanto già dichiarato. Dopodiché si pagherà in unica soluzione entro fine luglio e/o con rate scadenziate per 5 anni a partire da settembre 2019. Nel frattempo, a Bruxelles, stanno già preparando una lettera molto dettagliata con cui la Commissione chiederà al Governo una serie di chiarimenti sulla manovra. 

Sicuramente questa lettera giungerà al Governo italiano dopo la visita a Roma del commissario europeo per gli Affari economici il quale incontrerà il ministro dell’Economia italiano Giovanni Tria. Il punto principale che l’Ue contesterà all’Italia sarà il quadro programmatico di bilancio adottato dal Governo: da queste risposte dipenderà l’eventuale decisione, da parte dell’Ue, di rigettare la Legge di bilancio. Un’ultima curiosità: secondo un sondaggio di questi giorni condotto da Eurobarometro, l’Euro come moneta piace al 65% degli italiani, ma, nel caso  in cui si tenesse un referendum, solamente il 44 % degli aventi diritti al voto sottoscriverebbe il patto di restare nell’Ue. A livello di cronaca rammento che, all’epoca del referendum nel Regno Unito, la percentuale era del 53%.

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