TIRRENIA/ Dopo Autostrade, un’altra concessione in odore di revoca

- Zaccheo

Nel vasto settore delle concessioni di servizi pubblici di mobilità c’è almeno un altro caso controverso, dopo quello di Autostrade: si tratta di Tirrenia. Ce ne parla ZACCHEO

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Un traghetto della Tirrenia

Dopo Autostrade, Tirrenia. Ovvero: nel vasto settore delle concessioni di servizi pubblici di mobilità c’è almeno un altro caso controverso, dopo quello di Autostrade esploso per la tragedia del Ponte Morandi: è il caso appunto della Tirrenia, la compagnia di navigazione, statale fino a sei anni fa, e poi privatizzata con la cessione alla Moby di Vincenzo Onorato, l’armatore-velista fino ad allora celebre solo per le sfide sfortunate alla Coppa America con Mascalzone Latino. 

Il caso della Tirrenia non è certo drammatico come quello di Genova, grazie al cielo – anche se i rischi non mancano, vista la fatiscenza della flotta – perché lo stillicidio di incidenti occorsi ai traghetti non ha mai avuto effetti cruenti sulle persone, ma gravi impatti sui tempi e sulla qualità del servizio ne ha invece avuti, eccome. Ed è un caso altrettanto grave nell’evidenziare quanti disastri siano stati fatti, economici se non altro, in materia concessoria, dai passati governi.

Il disastro Tirrenia ha deciso di sintetizzarlo passando all’attacco l’ex presidente della Regione Sardegna Mauro Pili – oggi leader del movimento autonomista Unidos, che ha raccolto il 7% dei consensi elettorali sull’isola all’ultima consultazione e sta crescendo a vista d’occhio. Pili ha lanciato sul web – sulla piattaforma Change.org – una petizione pubblica indirizzata al ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli, in cui si chiede l’immediata revoca della convenzione tra lo Stato e la Tirrenia per una serie di ragioni economiche di una tale evidenza che sarà davvero difficile per qualsiasi avvocato smontare o minimizzare. Una petizione che in pochi giorni ha già raccolto migliaia di firme di esasperati passeggeri.

Diverse e con motivazioni precise e articolate le ragioni dell’iniziativa popolare e del suo successo. Pili ricostruisce i termini di una vicenda che ha veramente del paradossale. Nello specifico, sostiene innanzitutto che c’è un grave problema di costi alle stelle: “La Tirrenia applica costi dei biglietti da e per la Sardegna che hanno raggiunto livelli scandalosi e che rendono l’isola sempre più inaccessibile a residenti, turisti, operatori economici; un nucleo familiare, due adulti e due bambini, nella tratta Genova-Olbia, andata e ritorno sono costretti a pagare oltre 1.000 euro”. C’è poi un problema di sicurezza e qualità del servizio: “Le navi della Tirrenia sono vetuste, alcune di quelle impiegate nelle rotte da e per la Sardegna hanno oltre 40 anni; e sono numerosi i blackout elettrici che si sono verificati a bordo delle navi in piena navigazione costituendo un vero e proprio pericolo per il trasporto di passeggeri e non solo”.

E poi viene il colmo: “La Tirrenia – si legge nella petizione di Pili – riceve indebitamente contributi dello Stato per 73 milioni di euro senza alcuna verifica del servizio e senza alcuna giustificazione, considerato che tale contributo non svolge alcuna funzione calmieratrice del mercato, semmai l’esatto contrario; il gruppo Tirrenia-Moby guadagna a piene mani con biglietti alle stelle sulle rotte da e per la Sardegna. E non solo incassa 73 milioni di euro all’anno: a essi si aggiunge che il gruppo Onorato non sta pagando nemmeno allo Stato le rate d’acquisto di Tirrenia”.

In effetti è paradossale ma è proprio così. “La Moby, proprietaria di Tirrenia, non sta pagando nemmeno le rate dell’acquisto della compagnia statale di navigazione, come emerge dalla relazione divulgata dalla più grande agenzia di rating Moody’s che ha declassato pesantemente Moby e le sue collegate; il governo precedente ha infatti consentito a Onorato di non pagare le rate d’acquisto della Tirrenia con il differimento del pagamento di 180 milioni di euro ancora in sospeso per l’acquisto di Tirrenia”. Al danno si è però aggiunta la beffa: “Il pagamento (dovuto da Onorato allo Stato, ndr) è stato differito e suddiviso in tre rate: 55 milioni di euro nell’aprile 2016, 60 milioni di euro nell’aprile 2019 e 65 milioni di euro dovuto nell’aprile del 2021. Onorato non ha pagato nemmeno la prima rata di 55 milioni di euro prevista per aprile 2016”.

Dunque, per capirsi: “Il gruppo Onorato continua a guadagnare a piene mani con le navi che gestisce praticamente gratis visto che non ha nemmeno pagato allo Stato quanto dovuto per l’acquisto di Tirrenia; l’Autorità per la concorrenza ha stabilito a marzo che Moby aveva abusato della sua posizione dominante nel trasporto di merci su tre rotte tra l’Italia continentale e la Sardegna, e successivamente ha imposto una multa di 29 milioni di euro; nella decisione dell’Antitrust emergono comportamenti che confliggono totalmente con l’interesse pubblico e violano i principi elementari della concorrenza”. Il Tar ha rinviato il pagamento della sanzione a un giudizio di merito che avverrà nel prossimo inverno, ma intanto la ferita è aperta e resta tale. E – va aggiunto – nonostante i 73 milioni incassati a fronte del nulla, nonostante le rate non pagate, i risultati economici di Moby-Tirrenia sono in continuo peggioramento.

“Alla luce di queste ragioni, nella petizione si invita il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, a revocare con somma urgenza la convenzione con Tirrenia”, ha scritto Pili, e “ad avviare immediate procedure per impedire l’esercizio del monopolio del gruppo Tirrenia-Moby nelle rotte da e per la Sardegna con l’utilizzo di denaro pubblico; quindi si auspica che il Governo revochi la convenzione in base all’art.15 e che venga predisposta con somma urgenza sulle rotte da e per la Sardegna una vera e propria continuità territoriale al servizio dello sviluppo economico e sociale dell’isola che cancelli monopoli e discriminazioni”.

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