REDDITO DI CITTADINANZA/ Le coperture pronte da 5 anni ma dimenticate da Di Maio

- Marco Tedesco

Di Maio chiede “scelte coraggiose” anche se bisogna “sforare il 2% di deficit”. Ma nel 2013 i grillini avevano trovato le risorse. Oggi non vanno più bene? MARCO TEDESCO

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Luigi Di Maio (LaPresse)

C’è fermento nel cantiere che dovrà partorire la legge di Bilancio. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e soprattutto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria (lo ha ribadito per l’ennesima volta ieri nel corso del question time al Senato) sono impegnati a tenere la barra dritta sul rispetto degli equilibri di bilancio. E invece, prima dall’Italia e poi dalla Cina, che ti va a dire il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio? “È inutile tirare a campare: o facciamo scelte coraggiose o i cittadini non capiranno”. Per lui la manovra finanziaria del 2019 dovrà “essere amica degli italiani dopo tanti anni di lacrime e sangue”, anche se questo comporta “sforare il 2% del rapporto deficit/Pil”.

Benedette parole, che dovrebbero risuonare dolcissime alle orecchie di Matteo Salvini, perché questo – chiamiamolo così – “slancio di generosità” del partner di governo dovrebbe andare a tutto vantaggio proprio delle proposte della Lega, dalla flat tax alla pace fiscale e pure alla quota 100 per le pensioni. Possibile?

Per capirlo bastano quattro cifre: 1148. È il numero del Ddl presentato, in data 29 ottobre 2013, da cinquanta senatori grillini, prima firmataria Nunzia Catalfo. Oggetto del disegno di legge? “Istituzione del reddito di cittadinanza nonché delega al Governo per l’introduzione del salario minimo”. In quel Ddl, infatti, c’è un intero articolo, l’ultimo, il 20, dedicato proprio alle coperture finanziarie, come recita esplicitamente il comma 1: “Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge, valutati nel limite massimo di 16.961 milioni di euro per l’anno 2015 e di 16.113 milioni di euro a decorrere dall’anno 2016, si provvede mediante utilizzo delle maggiori entrate derivanti dalle seguenti disposizioni”. E seguono dalla “a” alla “z” (non è una battuta, sono esattamente 21 le disposizioni utili per trovare i 17 miliardi con cui finanziare il reddito di cittadinanza) le misure previste per dar vita a quella che è la bandiera elettorale e la madre di tutte le battaglie politiche dei Cinque stelle. Ed ecco il punto: in base a quel Ddl il reddito di cittadinanza si può “raggiungere a un primo livello, non ancora ideale”, senza, appunto, aumentare il deficit. Come?

Spulciando tra le misure (alcune indicano esplicitamente anche il dettaglio delle coperture previste, grazie alle quali si arriva ad accantonare più di 9 miliardi di euro; su altre misure, invece, non c’è quantificazione), si scopre che le risorse necessarie possono arrivare dai tagli ai costi della politica, indennità parlamentari e finanziamento pubblico ai partiti in testa, e dalle consulenze di Regioni ed enti locali; dal prelievo erariale sui giochi; dai risparmi delle amministrazioni pubbliche attraverso gli acquisti centralizzati; dall’aumento di aliquote addizionali a carico di soggetti operanti nel settore petrolifero e gas; da un’imposta progressiva sui grandi patrimoni mobiliari e immobiliari superiori ai 2 milioni di euro. E ancora: ulteriori risorse si ricavano abbassando la deducibilità degli interessi passivi sostenuti da imprese di assicurazione; risparmiando sulla spesa relativa agli immobili in locazione dallo Stato; tagliando risorse alla Difesa; introducendo un contributo di solidarietà su importi lordi dei trattamenti pensionistici corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie.

Tra le misure previste, poi, c’è l’istituzione di un apposito Fondo per il reddito di cittadinanza, alimentato dalle somme riferite alle scelte non espresse dai contribuenti in sede di 8 per mille, ma anche attraverso altri contributi (ciascun contribuente, per esempio, vi può destinare anche il 2 per mille della propria Irpef, gli organi costituzionali possono concorrere alla sua alimentazione, così come la Banca d’Italia, ovviamente “nel rispetto delle norme statutarie e nell’ambito della partecipazione a iniziative di interesse pubblico e sociale”).

Insomma, un menù ricco e dettagliato. A questo punto, però, la domanda sorge spontanea: perché Di Maio per il reddito di cittadinanza continua a invocare lo sforamento del 2% di deficit quando dovrebbe sapere che l’operazione avrebbe già le coperture necessarie? Delle due l’una: o quei conti sono scritti sull’acqua oppure quelle misure andavano bene nel 2013 quando il M5s era all’opposizione. Ma oggi che è al Governo con la Lega?

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