Eduardo De Filippo/ “Il teatro non deve morire mai” (Il nostro Eduardo)

- Emanuele Ambrosio

Eduardo De Filippo protagonista del docu-film “Il nostro Eduardo” in onda su Rai1: il racconto dentro e fuori dalla famiglia, dentro e fuori dalla società

Eduardo De Filippo
Eduardo De Filippo

Eduardo De Filippo protagonista del docu-film “Il nostro Eduardo” in onda in seconda serata su Rai1. Un lungo racconta dedicato al grandissimo drammaturgo, attore, regista, sceneggiatore e poeta italiano scomparso nel 1984, ma mai dimenticato. Artista unico e geniale, Eduardo è uno dei pilastri del grande teatro italiano e napoletano. In questo documentario il genio di Eduardo viene raccontato da chi davvero l’ha conosciuto: dai familiari fino ai nipoti pronti a condividere con il grande pubblico foto, filmati, lettere e racconti inediti. Un documentario intenso diretto da Didi Gnocchi in cui viene raccontato al grande pubblico il vero Eduardo: “un De Filippo che vede lontano, e che, pur raccontando i suoi tempi, trasversale alle classi, racconta il peregrinare eterno dell’uomo, dentro e fuori dalla famiglia, dentro e fuori dalla società, dentro e fuori sé stesso. Il tutto, raccontato grazie i contributi, spesso inediti, della famiglia”. Nel racconto di De Filippo ci sono parole, aneddoti ed indiscrezioni di Carolina Rosi, la moglie del figlio Luca De Filippo, ma anche i nipoti Matteo, Tommaso e Luisella.

Eduardo De Filippo e il teatro: “a sette anni ci passavo giornate intere”

Il ritratto di Eduardo De Filippo nel documentario “Il nostro Eduardo” comincia da un lungo congeniale al grandissimo drammaturgo napoletano: la cucina. Proprio in una delle camere più vissute nella casa De Filippi, ritroveremo Eduardo in compagnia dei suoi tre nipoti. Poi l’intervista di Eduardo che confessa che nella vita se non avesse fatto l’attore si sarebbe dedicato proprio ala cucina. In una vecchia intervista proprio De Filippo parlando della sua infanzia rivela: “ero un bambino che osservava molto. Avevo sei, sette anni e passavo giornate intere a teatro. Una commedia, o dalle quinte, o da un angolo di platea, o con la testa infilata tra le sbarre della ringhiera del loggione, o da un palco, me la vedevo chissà quante volte. Ricordo con chiarezza che perfino gli attori che più ammiravo e che più mi entusiasmavano, come mio padre Eduardo Scarpetta, o Pantalena, o la splendida Magnetti, suscitavano in me pensieri critici”. Il teatro ha sempre rappresentato tanto per il drammaturgo e poeta che parlando proprio di questa arte dichiarò: “si fa con onestà e con rispetto. Personalmente avevo la natura di attore che portava in scena la realtà e la volevo approfondire. Fare il teatro sul serio significa sacrificare una vita. La mia è stata tutta una vita di sacrifici e di gelo! Così si fa il Teatro. Così ho sempre fatto. E questa è onesta. Sono sempre stato onesto. E non solo a Teatro. Lo sforzo disperato che compie l’uomo nel tentativo di dare alla vita un qualsiasi significato è teatro”. Infine una massima: “il Teatro non deve mai morire. Perché il Teatro è quel qualcosa in più”.



© RIPRODUZIONE RISERVATA