IL CASO/ A scuola da Cometa, dove gli ultimi diventano primi

- La Redazione

La scuola Oliver Twist nata dall’esperienza della Fondazione Cometa ha ospitato un convegno internazionale sull’istruzione e la formazione professionale. ALESSANDRO MELE ci racconta cosa è successo. GUARDA IL VIDEO – LA PHOTOGALLERY

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«Come ministro dell’istruzione mi sento in dovere di dirvi grazie, grazie perché avete fatto davvero un grandissimo lavoro. Credo che questa scuola sia una vittoria del paese, perché così si fa scuola, così di valorizza la formazione professionale, così si supera la crisi, ci sono molti convegni, ma le risposte sono spesso con il fiato corto».

 

Alla “Scuola Oliver Twist” la Gelmini si presenta con le idee chiare; incisiva e incalzante dice quello che in tanti pensano, dice le cose come sono. Riscuote ampi applausi da una platea variegata, gremita da più di 400 persone. Solo posti in piedi per entrare, autorità e istituzioni innumerevoli presenti, uno schieramento di imprenditori e artigiani con una straordinaria presenza di insegnanti e dirigenti scolastici insieme ai genitori di ragazzi.

Il Ministro parla del programma dei prossimi 10 anni, orizzonte inconsueto per un politico, ma soprattutto è non convenzionale quando sposa «la valenza educativa e culturale del lavoro. In Italia – continua la Gelmini – esiste un luogo comune chi studia non deve lavorare e chi lavora non deve studiare. Questi sono i muri da abbattere. Dobbiamo rendere la scuola istituzione per eccellenza».

È iniziato qualcosa di nuovo nel panorama educativo italiano. Gli ultimi, i ragazzi che hanno abbandonato la scuola, quelli che il sistema non è riuscito a tener dentro e ha mandato alla formazione professionale, sono oggi tra i primi a godere di una delle più interessanti novità del panorama educativo: un interessante metodo pedagogico. Il Vice Presidente della Regione Lombardia e assessore all’Istruzione Formazione e Lavoro Gianni Rossoni ne racconta gli sviluppi con passione.

In alcune realtà dell’Istruzione e Formazione Professionale sta emergendo esperienzialmente l’indicazione di un nuovo metodo pedagogico sempre più necessario per imparare: dall’esperienza alla conoscenza. Un’erudizione o una conoscenza tecnica, un accumulo di informazioni, come si può fare con un computer non portano una conoscenza umana. La conoscenza umana accade dentro un rapporto, coinvolge tutto l’io. Un sapere che non implica tutta la persona, la propria umanità, l’affezione, la ragione, manca del gusto della vita, è un sapere senza sapore.

Questo seme di novità hanno voluto mettere a tema Fondazione Oliver Twist e Fondazione Cometa con Fondazione per la Sussidiarietà, a Como, con la realizzazione di un convegno internazionale. L’iniziativa nasce con la presentazione dell’indagine condotta da Giorgio Vittadini, Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà su un significativo campione delle 250 imprese del territorio lariano, che hanno preso in stage o assunto almeno uno dei ragazzi della Scuola Oliver Twist.

Questi ragazzi, come i loro coetanei, vivono nel pieno dell’emergenza educativa che attraversa il nostro paese, e non solo. Essi sono preda di un progressivo disimpegno, un disinteresse verso ogni cosa, una non voglia di studiare. Un problema non più prevalentemente economico-sociale, ma culturale: la disgregazione della famiglia genera difficoltà affettive che si manifestano nei ragazzi in diffuse problematiche caratteriali, relazionali, sociali.

 

Molti dei ragazzi dell’indagine provengono da esperienze di abbandono scolastico e la proposta educativa (il Liceo del Lavoro) parte dal potenziale educativo del lavoro per introdurli alla scoperta di se stessi, delle proprie capacità e attitudini.

 

I risultati dell’indagine sono sorprendenti, ha spiegato Vittadini. La rilevazione degli esiti dell’intervento formativo ha restituito risultati apprezzabili non solo per efficacia, ma anche per efficienza e qualità. Un’efficacia certamente misurabile dai risultati dei ragazzi, che hanno recuperato un importante gap di partenza risultando sostanzialmente almeno di pari valore rispetto agli altri coetanei inseriti in azienda. A volte sembra ci sia anche qualcosa in più: dichiara un artigiano "questi ragazzi sono educati alla cultura del lavoro".

 

Ma non solo. Anche la qualità degli interventi è molto apprezzata dalle imprese che hanno espresso la loro soddisfazione evidenziando dal piacere di poter trasmettere l’esperienza di una vita, alla riscoperta di una dignità e responsabilità personali, oltre che a una presenza che chiede una riflessione, spesso un cambiamento organizzativo, sicuramente una sollecitazione a trovare nuovi stimoli anche per il proprio lavoro.

 

Ma cosa c’è in questa scuola di diverso dalle altre, che la distingue anche nei risultati? Sicuramente il metodo: dal fare al conoscere, dall’esperienza alla conoscenza. In altri termini potremmo anche dire: fare ed essere. Una proposta educativa unitaria che si articola anche nella realizzazione di capolavori come ad esempio sedie da bruciare che diventano pezzi unici messi in mostra e venduti all’asta, di recente anche nel cuore di Parigi, a creazione di tessuti che partecipano a collezioni internazionali.

 

Ma l’emergenza educativa costituisce oggi innanzitutto una sfida per gli adulti. La prima debolezza è la carenza della proposta degli adulti, ha ricordato Onorato Grassi, commissario straordinario dell’A.N.S.A.S. Occorre continuamente educarsi per educare, rimettersi in gioco per continuare a partecipare con i ragazzi all’avvenimento della conoscenza. L’educazione è introduzione al reale, conoscere tutto, se stessi, le cose.

 

L’adulto che accetta questa sfida è il Maestro, colui che si implica per “fare con”. Come sottolineato da Elena Ragazzi, ricercatrice del Ceris, il rapporto con il Maestro è condizione per la crescita tecnica ed esistenziale del ragazzo mediante l’espressione di un giudizio sulle cose. Ma soprattutto esso rappresenta la possibilità per il ragazzo di ritrovare il desiderio di costruire che nasce dall’immedesimazione con la passione dell’adulto. Il coinvolgimento di imprenditori e artigiani è perciò uno dei punti di forza della Scuola Oliver Twist, che con loro realizza un partenariato educativo.

 

Sicuramente il coinvolgimento di adulti, ha ricordato Anna Venturino, direttore della Fondazione Oliver Twist, è generato e sostenuto dalle famiglie di Cometa, la realtà educativa che ha generato la scuola come dilatazione della sua esperienza di accoglienza.

 

Inoltre, un’importante conferma per il prosieguo della strada intrapresa è l’attestata efficienza delle attività realizzate. Come ricorda l’indagine, infatti, un ragazzo della "Scuola Oliver Twist" costa oggi (€ 4.500), poco più della metà del costo a studente dei percorsi analoghi del sistema di istruzione statale (€ 7.388).

 

Un modello di intervento quello della "Scuola Oliver Twist", di particolare interesse per il coinvolgimento di una realtà non profit che interviene con l’ente pubblico e il sostegno delle imprese profit. Un esempio efficace questo di una società a tre settori sinergici, come la immagina Lester M. Salamon, direttore del Centro Studi per la Società Civile. Il Professore in un organico intervento di ampio respiro richiama la carità, ma soprattutto la responsabilità di ciascuno, innanzitutto dei beneficiari di aiuto.

 

La "Scuola Oliver Twist", la storia di Cometa, rappresenta una scommessa sulla possibilità di bene già vinta, un’iniziativa privata che genera un servizio pubblico di valore per tutti. Cometa è oggi un luogo di ricostruzione della società che parte dal basso; sarebbe utile per tutti che lo stato e la società favorissero esperienze di sussidiarietà come questa. La posizione ideale, la passione, il cuore con cui uno parte sulle cose sono il punto di partenza, non un interesse particolare contro il bene comune. Aveva torto Hobbes che diceva che l’uomo è egoista è quindi va controllato per l’ipotesi di male che può generare.

 

È doveroso riconoscere che l’efficacia dei risultati e la capacità di coinvolgimento di questa iniziativa scaturisce da un incontro che ha generato l’impeto ideale di alcune famiglie destando una responsabilità che le ha introdotte nell’esperienza dell’accoglienza e dell’educazione.

 

La Scuola Oliver Twist rappresenta oggi uno degli esempi di quella novità che sta emergendo in Italia nel panorama dell’educazione nell’Istruzione e Formazione Professionale, non più scuola degli ultimi, ma luogo di un nuovo metodo pedagogico che oltre a far crescere educatori, ragazzi e imprese, offre un contributo di riflessione all’intero sistema educativo, anche in merito ai più attuali temi di riforma scolastica. Un seme per crescere, una possibilità di bene per tutti.

 

(Alessandro Mele)

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