SCUOLA/ Quote regionali, uno strumento per l’autonomia: l’esempio lombardo

- Franco Camisasca

FRANCO CAMISASCA spiega in che cosa consista la bozza definita da enti scolastici con le associazioni professionali per i piani personalizzati di studio

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La Regione Lombardia non aspetta; per il rinnovamento della scuola si muove con proposte che la mettono in primo piano a livello nazionale. Sulla base di un confronto ad ampio raggio con le Associazioni Professionali che ruotano intorno al mondo della scuola nei mesi di marzo ed aprile è stata definita la bozza del testo degli “Indirizzi per la quota regionale dei piani personalizzati di studio”, assunto poi e decretato dal Consiglio Regionale, il 30 luglio, poco prima delle vacanze estive.

È assodato che il curricoloè il risultato dell’elaborazione degli apprendimenti sulla base delle indicazioni nazionali e che quindi deve rispecchiare innanzitutto la cultura, le tradizioni e l’identità nazionale; nel contempo, però, deve tenere conto anche degli aspetti di interesse specifico delle realtà locali. Ciò è previsto dalla legge  n. 53/03, art. 2 c., ma già se ne parlava nel . DPR n. 275/99, art. 8; trova conferma nei nuovi Regolamenti sul riordino dell’istruzione in via di approvazione definitiva e nella stessa LR n. 19/07 della Regione Lombardia.

Gli indirizzi proposti dalla Regione Lombardia sono rivolti alle istituzioni scolastiche di primo e secondo ciclo per qualificare l’offerta di istruzione nell’ambito delterritorio lombardo, attraverso la valorizzazione dell’autonomia e l’utilizzo, anche parziale, della quota riservata agli spazi di flessibilità.

Le istituzioni scolastiche possono infatti individuare le opportune declinazioni e soluzioni per la realizzazione del curricolo e dei profili in uscita in termini di orari, di attività e di sviluppo didattico in rapporto alle diverse aree disciplinari o discipline. Le scelte operate, sia come rilevazione dei fabbisogni formativi, sia di personalizzazione degli apprendimenti, diventano parte integrante della programmazione del  singolo docente e del consiglio di classe e vanno a comporre la parte dedicata del  POF.

 

La “quota” regionale non riguarda un pacchetto orario che le scuole devono ritagliare dal monte ore complessivo dell’ordinamento, bensì un insieme di contenuti e di indicazioni metodologiche che la Regione indica come strategici per la qualificazione dell’offerta. Essa si articola in ambiti possibili di intervento in rapporto a temi ed aspetti particolarmente significativi per il sistema lombardo. Con riguardo, ad esempio, all’identità e tradizione regionale, all’ambiente, allo sviluppo sostenibile, alla salute e benessere, alla sicurezza. Si tratta di macro-ambiti trasversali alle discipline, aventi sia carattere contenutistico (insieme di conoscenze e tematiche specifiche), sia, soprattutto, carattere di orientamento progettuale, per la determinazione del curricolo e l’elaborazione dei profili in uscita. Non vanno quindi classificati in specifiche discipline o materie, né costituiscono educazioni a parte; possiedono carattere trasversale rispetto alle discipline ed alle aree formative o agli “assi culturali” dell’obbligo di istruzione.

È molto importante tenere presente questa prospettiva perché la Regione non intende aumentare il carico di lavoro, né vuole aggiungere discipline alle già molte presenti nei nostri corsi di studio. Si tratta piuttosto di impostare la programmazione dei percorsi nella prospettiva di una valorizzazione e di un’effettiva attuazione della autonomia delle istituzioni secondo quanto, da più di un decennio, le leggi prevedono.

 

Per la realizzazione della quota regionale le istituzioni possono inoltre utilizzare un insieme di opportunità (progetti, azioni, interventi, servizi, strutture, ecc.), proposte fruibili sul territorio che verranno messe a disposizione di ogni scuola.

 

Nelle indicazioni si sottolinea anche l’opportunità della costituzione di reti e di altre forme di collaborazione tra le scuole, per favorire le relazioni con gli enti locali; infine si prevede la messa in atto di forme di monitoraggio nella prospettiva di un raccordo positivo con i processi attivati dalle istituzioni scolastiche.

 

 

Un’ultima notazione: l’adozione della quota regionale nei curricola non costituisce condizione necessaria ed obbligatoria. La Regione definisce in modo non generico ciò ritiene fondamentale per la formazione dei ragazzi nell’ambito specifico del territorio lombardo; le istituzioni, nella loro autonomia, si confrontano con tali indicazioni e, se le ritengono congrue con il fabbisogno della propria utenza, le assumono e declinano concretamente. La libertà la si esercita, infatti, a partire da riferimenti precisi. La logica è quella di una dialettica virtuosa tra i soggetti che compongono la “Repubblica”: Stato, Regione, EELL e autonomia scolastica. Dove autonomia significa responsabilità verso l’utenza. In rapporto al vincolo normativo, nazionale, della declinazione del curricolo a partire dall’individuazione dei bisogni formativi del territorio.

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