SCUOLA/ La sfida educativa a quel “male di studio e di vivere” che attanaglia i giovani

- Donata Conci

DONATA CONCI presenta il volume della CEI “La sfida educativa” alla redazione del quale ha partecipato un folto gruppo di docenti e di esperti. Una proposta per affrontare quel “male di studio e di vivere” nichilistico che attanaglia le ultime generazioni

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«In ogni epoca l’educazione delle nuove generazioni ha rappresentato per ciascun gruppo umano un compito fondamentale, a cui dedicare attenzione, risorse ed energie, dando vita a regole, percorsi, usanze e anche riti formativi. Nel nostro tempo però, almeno in Occidente, l’educazione è diventata, in maniera nuova, problema: un nodo cioè, che sembra ogni giorno più difficile affrontare, un territorio assai cambiato e quasi sconosciuto […] Questo libro è oltre che un “rapporto”, una “proposta” di linee orientatrici e anche di correzione di rotta. Esse riguardano anzitutto ciò che appare da farsi in questi anni e in particolare l’approccio che sembra richiesto per far crescere e irrobustire quella che è, sotto ogni profilo, la prima risorsa di un corpo sociale, cioè la persona, il soggetto umano».

Con queste affermazioni il Cardinale Camillo Ruini introduce il testo “La sfida educativa” a cura del Comitato per il progetto culturale della CEI, presieduto dallo stesso Cardinale e composto dal Patriarca di Venezia Monsignor Angelo Scola, dall’Arcivescovo Ignazio Sanna e da altre personalità del mondo della cultura (Ugo Amaldi, Paola Bignardi, Dino Boffo, Francesco Botturi, Francesco D’Agostino, Fiorenzo Facchini, Lorenzo Ornaghi, Andrea Riccardi, Paola Ricci Sindoni, Eugenia Scabini).

Alla presenza del “nodo” da sciogliere, costituito dall’educazione, definita nel testo “problema”, la responsabilità della Chiesa si sente particolarmente provocata e Benedetto XVI ha più volte parlato di “emergenza educativa”, riferita da un lato alle molteplici manifestazioni di disagio giovanile (che vanno dal profitto scolastico negativo, ai comportamenti violenti ed aggressivi fuori e dentro la scuola, agli atteggiamenti rinunciatari e sfiduciati delle giovani generazioni nei confronti delle realtà sociali e lavorative, ecc.), e dall’altro alla responsabilità dei soggetti educatori, sempre più fragile e confusa nei messaggi da trasmettere, demotivata nei compiti da svolgere.

 

La “sfida educativa” viene lanciata nelle pagine di quest’opera da un gruppo di docenti universitari e di esperti che hanno coordinato il lavoro e redatto i singoli capitoli. Ognuno di essi analizza criticamente  luoghi, ambiti e settori in cui l’educazione si svolge, ne valuta importanza e peso nel processo formativo, propone «una nuova riflessione sui “presupposti antropologici” di ogni organizzazione sociale, quindi sull’uomo e sulla sua dignità». Senza di essi non è possibile educare, tessere relazioni e stringere legami, costruire rapporti di fiducia e di solidarietà fra generazioni.

Due gli aspetti rilevanti del testo: il primo è dato dall’impianto suddiviso in capitoli dedicati agli ambiti educativi primari quali la famiglia, la scuola, la comunità cristiana e, accanto ad essi, a quelli che sicuramente incidono sulla vita dei giovani: il lavoro, l’impresa, i media, il consumo, lo spettacolo, lo sport.

Il secondo è rappresentato dal rigore con cui sono selezionati i dati statistici raccolti, le documentazioni e le rilevazioni fornite per ogni ambito analizzato.

Ma l’apporto più prezioso del testo è l’individuazione dei fondamenti antropologici (modi di concepire, guardare, trattare l’altro) che sono alla base delle relazioni famigliari, della trasmissione del sapere da una generazione all’altra, dei rapporti che si instaurano negli ambiti comunitari, sociali e lavorativi.

 

 

Chi ha la responsabilità educativa non ha cessato di credere nel valore della persona, risorsa prima e fondamentale di ogni corpo sociale, e nell’importanza della formazione dei giovani, tuttavia non riesce nel contesto attuale a declinare le sue convinzioni con chiarezza e convinzione. Non sembra possa bastare infatti «una prospettiva settoriale di educazione», e non sono neppure sufficienti le tecniche metodologiche didattiche e psicologiche più avanzate. Ciò di cui si ha bisogno è una visione più ampia del fatto educativo e una concezione più profonda dell’umano, per prendersi cura degli altri e non sottrarsi ai propri compiti.

Questo testo può aiutare tutti gli educatori a ritrovare i lineamenti fondamentali della propria identità, e a veder rinascere relazioni amorevoli e responsabili fra genitori e figli, insegnanti e allievi, generazioni passate e presenti.

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