SCUOLA/ Nuovi licei: ecco perché agli insegnanti conviene imparare a “fare gruppo”

- Lucia Failla

L’attivazione dei dipartimenti, prevista nel testo della riforma all’interno del riordino dei licei rappresenta, secondo LUCIA FAILLA, la vera sfida per gli insegnanti affinché si instauri un vero lavoro di collaborazione nell’offerta educativa

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L’approvazione del Consiglio dei Ministri del 18 dicembre e il parere favorevole del Consiglio di Stato ai Regolamenti della Scuola Secondaria Superiore del 21 dicembre sgombrano la strada alla definitiva approvazione dei Nuovi Ordinamenti di Licei e Istituti Tecnici e Professionali che dovrà finalmente portare al cambiamento della scuola italiana.

Certo l’iter legislativo, già di per sé lungo e tortuoso, non è ancora concluso: ci si aspetta qualche ritocco qua e là, su pressione di ordini e associazioni professionali, corporative e sindacali varie, mossi principalmente da una difesa ad oltranza ciascuno dei propri interessi. E comunque si auspica che non ci siano interventi che modifichino pesantemente le linee guida di questa riforma centrata su: a) l’identità della Scuola Secondaria Superiore (Licei, Istituti Tecnici, Istituti Professionali); b) la semplificazione degli indirizzi interni agli ordinamenti, si passa da 204 a 11 per gli Istituti Tecnici, da 510 a 9 per i Licei; c) l’aumento degli spazi di autonomia per quanto riguarda le quote di flessibilità da gestire secondo le esigenze espresse dal territorio, dal mondo del lavoro e delle professioni.

Se usiamo queste chiavi di lettura non può certo sfuggire come la riforma sia in buona sostanza un ripensamento di tutta la contestualizzazione del mondo scolastico, in quanto presenta una proposta educativa riunificante che non contrappone i diversi ordini di scuole, affidando a ciascuno la propria mission, e mentre insiste sul valore educativo umano e professionale dei percorsi scolastici cerca di superare vecchie e obsolete classificazioni di scuole di serie A, B o C.

L’aspetto organizzativo è dunque la cornice di riferimento in cui si intende realizzare il vero cambiamento, centrato sulla valorizzazione della dimensione educativa, attorno a cui si raccolgono istanze e sollecitazioni e si danno risposte alle esigenze del territorio.

 

Ma la vera scommessa di questa Riforma riguarda gli insegnanti, l’identità, i loro compiti, il ruolo. Infatti la novità è che il riordino dei percorsi passa attraverso modelli organizzativi che prevedono l’attivazione di dipartimenti. I dipartimenti vengono definiti negli schemi di Regolamento articolazioni funzionali del Collegio dei Docenti, con compiti di sostegno alla didattica e alla progettazione formativa. Gli scopi vanno nel senso di ampliare il confronto su obiettivi educativi, percorsi formativi, per individuare le metodologie più efficaci al raggiungimento dei risultati attesi e per l’aggiornamento delle aree di indirizzo.

I Coordinamenti di materia e/o disciplina sono attualmente una suddivisione del Collegio dei docenti, rispondenti a scopi puramente funzionali e applicativi delle linee generali, dal momento in cui i Nuovi Regolamenti definiscono in via normativa la costituzione dei dipartimenti, questi debbono essere investiti di funzioni e responsabilità non solo formali ma anche effettive.

È pensabile un processo di delega che mantenga al collegio docenti la responsabilità della linea pedagogica espressa negli indirizzi generali del POF e affidi ai dipartimenti la prassi?

Il dipartimento obbliga gli insegnanti a ripensare il proprio lavoro in una dimensione comunitaria, superando steccati e barriere corporative, indotte dalla consuetudine del rapportarsi esclusivamente con la propria disciplina.

Questo approccio facilita la riprogettazione dei curricula orientati al conseguimento di competenze per ricollocare il sistema educativo nazionale nell’adeguata dimensione europea.

 

In quest’ottica i problemi che si presentano all’attuazione della riforma sono sostanzialmente di due ordini: il primo riguarda l’interazione tra dipartimenti e Collegio dei Docenti per evitare possibili conflitti che potrebbero anche paralizzare la vita scolastica; il secondo, forse ancora più importante, riguarda la disponibilità dei docenti a confrontarsi e a sperimentare nuove forme di organizzazione della scuola in grado di superare la logica consociativa sottesa agli attuali organi collegiali.

Solo un rinnovato atteggiamento di apertura mentale degli insegnanti può evitare che la riforma si limiti ad un semplice e banalizzante cambio di etichette.

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