SCUOLA/ Le vacanze si avvicinano: un vademecum per genitori e figli

- Luigi Ballerini

A breve finiranno anche gli ultimi esami della maturità, ma cosa significa impiegare il “tempo libero”? LUIGI BALLERINI, psicanalista, racconta come far sì che il periodo un po’ più libero dagli schemi delle vacanze possa essere una divertente occasione per approfondire conoscenze e rapporti

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Sono finiti (quasi per tutti) anche gli esami. Vacanze uguale a tempo libero. C’è un errore di pensiero insito in questa equazione, diffusissima, ovvia, quasi inconfutabile; l’errore che consiste nel porre una distinzione fra tempo libero e scuola.

Il tempo, per sua natura, è sempre libero; anche quando lo riempiamo con le nostre attività. Ogni nostro attimo è occupato, persino distesi su un’amaca a guardare le nuvole che corrono in cielo oppure mentre dormiamo e svolgiamo un lavoro riposante come quello del sogno. Esiste anche l’invio evangelico a considerarlo:«sia che vegliate sia che dormiate…».

In realtà il tempo – sempre libero anche sui banchi – durante il periodo di vacanza diviene solo diversamente occupato.

La vacanza, ad esempio, rappresenta la straordinaria occasione per i nostri ragazzi di fare esperienza che la conoscenza e poi l’apprendimento – posto che quello che ho incontrato varrà anche la pena di essere ap-preso ossia afferrato, abbracciato, fatto mio – sono possibili ovunque, anche al di fuori dei banchi delle scuole. Non è sensato distinguere il tempo dell’imparare (a scuola) e il tempo della vacanza, esiste piuttosto un’unitarietà della vita e nella vita, scandita dal tempo ed espressa nello spazio.

Il periodo di vacanza che ci stiamo per prendere è l’occasione perché la curiosità si metta in moto, l’osservazione della realtà sia un po’ più libera da schemi e ci si possa accorgere, più facilmente, che nulla è banale e scontato così come che il tempo è una risorsa, da volgere a nostro vantaggio. La bellezza della natura, la compagnia rilassata degli amici, le attrazioni che possono sbocciare verso i coetanei, il corpo che si muove con meno vincoli e impacci, i genitori forse un po’ meno angosciati del solito non sono il panorama scontato delle pagine estive dei nostri minori, ma reali e preziose occasioni di esperienza.

Allora accompagniamo i ragazzi – i più piccoli fisicamente, i più grandi con la nostra sollecitazione – verso avventure non troppo strutturate, che liberino il campo anche alla fantasia, alla possibilità di non avere già tutto deciso e programmato. Creiamo la possibilità che accada qualcosa di imprevisto, di piacevolmente sorprendente, al di fuori dei nostri calcoli e preventivi.

È pure un tempo propizio per i rapporti; favoriamone quindi la coltivazione, magari portando con noi un loro amico o amica, o affidando i nostri bambini alla cura di altri adulti di fiducia per qualche giorno. Andare via in campeggio, con una famiglia amica, a una vacanza sportiva o a casa dei nonni sono tutte occasioni per certificare che si può stare bene anche lontani da mamma e papà, perché tanto si sa che loro ci sono e che il loro compito non è altro che l’introduzione alla realtà.

Aiutiamoli quindi a fare presa sulla realtà, a muoversi da protagonisti prendendo delle iniziative che il diverso ritmo della giornata già tende a favorire.

Una condizione è però richiesta a noi adulti: stimare il moto dei ragazzi, apprezzarlo, senza guardare con occhio scettico, pieno di preconcetti, ciò che intraprenderanno. A volte siamo preda di un cinismo malevolo che ci fa sorridere dei loro entusiasmi, degli slanci, delle passioni dichiarate, di una certa irruenza o presunta impulsività. Sono sorrisini amari che fanno male, frecce indirizzate alla loro voglia di esserci, dettate da un essere adulti che coincide con l’essere disillusi, col ritenere che tanto quello che conta è sempre altro. Piuttosto prendiamoli sul serio e vediamo se riusciamo a farci trasmettere un po’ della loro baldanza, della capacità di credere che si possa stare insieme con sincerità, del non voler troppo scendere a compromessi .

E non trascuriamo il fatto che per alcuni bambini e ragazzi la vacanza diventa invece esperienza di noia. Non è tutta colpa loro; con le facce smunte, le cuffie sempre alle orecchie e lo sguardo perso, lo stare vestiti sotto l’ombrellone oppure rifiutarsi di alzare lo sguardo dalla play portatile, insomma con tutta quella serie di atteggiamenti che tendono a innervosirci tanto ci stanno solo comunicando qualcosa. In fondo non ci segnalano altro che l’assenza di un accadere. È noia quando il tempo libero resta vuoto di rapporti, così vuoto che nessuna attività è in grado di occuparlo in modo soddisfacente. Quando fanno così ci interpellano, in modo magari maldestro, a tratti incomprensibile ed oppositivo; non possiamo mancare all’appuntamento: ci chiedono di essere seri innanzitutto col nostro tempo. Non ammorbiamoli con continui rimproveri in cui sottolineare che non vanno bene e non ci piacciono o con ripetuti inviti verbali a “muoversi”; preoccupiamoci di stare bene noi coi nostri altri, di essere soddisfatti da ciò che accade e da come stiamo e semmai di coinvolgerli non in un discorso, ma in un’esperienza. Sorprendiamoli superando certo schemi di rapporto che magari si sono incrostati nel tempo, mostrando ad esempio interesse per i loro interessi, cercando di capire cosa li muove, dove vogliono andare, cosa pensano davvero. In fin dei conti è la presenza di un altro appassionato che può risultare appassionante per loro, di un altro che prende sul serio, senza necessaria seriosità, il proprio desiderio. E così potrebbe anche essere una buona estate, con un tempo libero liberamente occupato dal riposo e l’esperienza di una concordia coi nostri cari, magari impensabile quando ingolfati da cappotti e sciarpe correvamo nervosi e a testa bassa lungo i marciapiedi bagnati dall’inverno.

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