SCUOLA/ Clementine, nessuno la “capisce”. Ma la patologia è degli adulti

- Luigi Ballerini

Spesso di due figli uno è quello bravo, l’altro quello “impegnativo”. È il caso di Clementine. Che gli esperti di oggi definirebbero “patologica”. Ma le cose - spiega LUIGI BALLERINI - non stanno così

Bambina_TristeR375 Foto Fotolia

Clementine ha appena compiuto otto anni, ma per assomigliare a Margaret, la sua amica del cuore sostiene di averne già nove. Eh già, farebbe di tutto per essere uguale a lei e per essere da lei considerata e apprezzata. È disposta persino a tagliarle tutti i capelli quando della colla è finita su una ciocca e a colorarglieli con un pennarello rosso indelebile, con tanto di ricci disegnati sulla fronte per renderla più carina. Arriva anche a farsi tagliare i suoi di capelli e farseli colorare di verde, ovviamente con gli stessi ricci disegnati sulla fronte, in una sorta di rito di riparazione.

Peccato che a scuola gli insegnanti fatichino a capire cosa ci sia dietro queste (e altre) stranezze, soprattutto che non si tratti solo di espressioni irragionevoli di una bambina fuori controllo. «Clementine, devi stare attenta!», sono solamente buoni a ripetere in classe. E non si accorgono che invece lei è attentissima, magari a osservare ciò che le accade intorno piuttosto che guardare alla lavagna: altrimenti come farebbe a notare che la sciarpa della maestra ha una macchia d’uovo che assomiglia a un pellicano (e avrebbe fatto meglio a non dirglielo!) e che la signora della mensa e il bidello si baciano di nascosto?

Clementine di Sara Pennypacker, in libreria per Giunti Junior e destinato a bambini dai sette anni in su è un libro fresco come se ne trovano pochi in questo momento. Fresco nella presentazione di una bambina che i nuovi psico-pedagoghi dal furor-diagnosticandi si precipiterebbero a certificare come patologica (Sindrome da deficit di attenzione e iperattività? Candidata alla terapia col Ritalin?), mancando di riconoscere che in fondo è solo una bambina che sta chiedendo qualcosa di importante per sé, in modo inefficace e senza essere compresa.

Clementine non è affatto Pippi Calzelunghe. Vero ha i capelli rossi e si presenta un po’ monella, ma le somiglianze finiscono davvero qui. Soprattutto non presenta quel senso di estraniazione dalla realtà che il personaggio della Lindgren spesso trasmette e che magari diverte anche, ma lascia un certo senso di amarezza, se non sgomento. Innanzitutto Clementine ha un papà e una mamma, presenti e attenti senza essere ossessivi, e poi ha delle amiche che le stanno molto a cuore e le interessano. Clementine sa bene che insieme agli altri – grandi o piccoli che siano – si sta meglio, si riesce a fare di più. Non si sognerebbe mai di pensare di farne a meno, anzi.

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Conoscere Clementine è per un adulto l’occasione di (ri)scoprire il pensiero dei bambini, quello che cerca di compiacere i grandi, di propiziarli per ottenere da loro la stima e l’attenzione necessaria per crescere bene. Purtroppo le accade di sbagliare sistematicamente le sue scelte e così le migliori intenzioni si concludono in piccoli disastri che lasciano lei stessa stupefatta, oltre che gli altri smarriti e increduli. D’altro canto succede sempre così a chi sa o teme di essere “impegnativa”. È una regola che le ha svelato l’amica Margaret in un passaggio decisivo del libro: «quando ci sono due figli in famiglia, c’è sempre uno bravo e uno impegnativo». E ovviamente quello bravo è il fratellino più piccolo, il supposto preferito dai genitori, mentre lei è quella che complica le cose. Quella che se si potesse si manderebbe via e così la vita sarebbe più facile.

Entrare nella parte dell’“impegnativa”, ossia pensarsi come tale, forza la mano a Clementine, la trascina in una tensione dimostrativa che la porta a fare sempre quel passo in più che paradossalmente la conferma nella teoria che le è entrata in testa come un virus. E così, tanto più vuole dimostrare di essere brava e utile, tanto più combina guai. Col rischio di essere del tutto fraintesa (fortuna che papà e mamma invece ci sanno fare!).

 

Conoscere Clementine è per i bambini la bella occasione di incontrare qualcuno che ricorda come non si possa fare a meno degli altri e che se succede che i grandi non capiscano i piccoli a volte accade anche il contrario. E che ci si può mettere delle strane idee in testa, che alla prova della realtà si rivelano delle sciocchezze. Tipo che non piacciamo ai genitori e che vogliono disfarsi di noi, mentre invece stanno preparando una festa proprio per affermare il contrario. E dirci che non ci cambierebbero con nessuno.

Che il libro di Clementine sia il primo di una serie è una buona notizia, il secondo volume è già in libreria. Confidiamo si tratti di una promessa mantenuta. È certo una bambina da tenere d’occhio.





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