SCUOLA/ I manuali di latino e greco: cose morte o strumenti per capire?

- Cecilia Bellucci

Grammatiche, antologie, storie della letteratura, testi in lingua: CECILIA BELLUCCI si chiede come debba essere un manuale che sia davvero utile e non si riduca a mero libro d’istruzioni

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Il docente di latino e greco si trova ad usare quattro diverse tipologie di manuali scolastici: le grammatiche (articolate in una sezione di teoria e una di esercizi), per il biennio; il testo di brani da tradurre (le “versioni”) e l’antologia di autori in lingua originale; per il triennio la storia della letteratura corredata di antologia con testi in traduzione (spesso con l’originale a fronte). Per il latino, meno per il greco, sono state introdotti manuali “integrati” che presentano oltre alla narrazione della storia letteraria e l’antologia in traduzione, anche i testi in lingua.

Ma i manuali quando servono? E a cosa servono? Le grammatiche servono quando aiutano a cogliere la comunicazione verbale come un fatto sorprendente: come è possibile che un suono o un segno grafico (che sono eventi fisici) comunichino un senso? A quali condizioni dalle parole si arriva alla composizione di un testo sensato? E cosa serve per interpretarne il senso e per riformulare lo stesso senso in un’altra lingua? Servono, dunque, quando la lingua non è presentata come un meccanismo combinatorio, ma come strumento usato da un soggetto per produrre un senso, cioè quando è colta nel suo nesso con la ragione.

Così i manuali che raccolgono le “versioni” servono quando i testi non sono offerti come palestra di esercizio per l’applicazione di regole, ma quando lo studente è sfidato a cogliere il senso non solo letterale del testo: perciò offrono un corredo di informazioni che possa creare il common ground tra scrittore antico e studente, condizione necessaria per la comprensione. Un esempio elementare: per tradurre il racconto dell’assedio di Alesia nel De bello gallico non si può non avere negli occhi il campo di battaglia, le opere di fortificazione, le armi, etc. Basta qualche illustrazione perché lo studente possa scoprire anche la sua immaginazione come strumento di un lavoro ragionevole. Del resto le recenti Indicazioni nazionali consigliano di “presentare testi corredati da note di contestualizzazione (informazioni relative all’autore, all’opera, al brano o al tema trattato), che introducano a una comprensione non solo letterale”.

Allo stesso modo le antologie in lingua servono quando sfidano lo studente a fare tutti i passi della comprensione, dalla precisione dell’analisi linguistica e filologica (per non perdere specificità grammaticali, lessicali, stilistiche, retoriche o la dimensione storica della lingua e del testo) alla contestualizzazione. Il senso, infatti, non è la somma delle parole: la ragione deve essere invitata ad andare a cercare, a vedere, a scoprire, usando tutte le sue risorse. Servono anche quando vi trovano spazio altri due suggerimenti delle Indicazioni ministeriali: “Può risultare opportuno fornire traduzioni accreditate da mettere a confronto, fra loro e con la propria” e “Si raccomanda la lettura anche di pagine critiche”: sono accorgimenti che permettono agli studenti di cogliere il loro lavoro all’interno di una comunità scientifica che li precede e li accompagna.

Un’ultima nota sulle storie della letteratura che servono quando non confondono l’oggetto di studio degli studenti: testi come introduzione alla scoperta di uomini, culture e civiltà, oppure la spiegazione di quei testi?

In sintesi: un manuale serve quando sfida la ragione dello studente a conoscere quel pezzo di realtà che è oggetto della disciplina, combattendo l’equivoco che conoscere sia saperne parlare. Ma anche io mi giudico con lo stesso criterio: servo ai miei ragazzi quando realizzo questo compito.

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